Un villaggio della cultura ai piedi del monte Baldo sul Lago di Garda

villaggio-della-cultura-lago-di-gardaÈ stato presentato al Centro di spiritualità e cultura Garda family house di Castelletto uno dei progetti per il recupero di Campo di Brenzone, il piccolo borgo ai piedi del Baldo sopra il lago che, dopo essere stato per secoli crogiolo di attività, è stato nel 900 quasi abbandonato.

Lo studio «Prospettive di tutela e uso» è la tesi di specializzazione in restauro di monumenti di un gruppo del Politecnico di Milano che si concentra su tre nuclei e punta anche a utilizzare fonti di energia pulita. Come vuole la Fondazione Campo, che sta per iscriversi all’albo regionale come persona giuridica, l’obiettivo è quello di recuperare questo gioiello.

«Una testimonianza umana, culturale, sociale che è esempio di una straordinaria architettura povera, memore delle nostre radici che non vanno perdute, ma salvate e lasciate anche ai nostri figli e nipoti», sottolinea Elio Mosele, presidente della Provincia, che con la Regione e la Comunità montana del Baldo, patrocina l’iniziativa della fondazione. Quest’ultima è nata per richiamare consensi concreti intorno alla volontà del Comune di far rinascere Campo trasformandolo in villaggio di cultura e delle arti che catalizzi l’attenzione anche turistica sul territorio brenzonese e del Baldo-Garda.

L’iniziativa è stata presentata con mostra fotografica curata dall’associazione caprinese Baldofestival. Tema centrale è stata l’illustrazione tecnica di come Campo verrebbe recuperato e reso funzionale, con tecniche di intervento conservative al massimo. Gli architetti veronesi Filippo Legnaghi e Giovanni Castiglioni e l’ingegnere milanese Massimiliano de Adamich hanno spiegato il loro studio che li ha portati a concentrarsi su tre poli.

Sono il castello, cioè un insieme di edifici considerati il nucleo più antico che potrebbero divenire un museo delle tecniche costruttive fruibile da tutti, la Casa del Torcolo, dove c’è un’antica macchina per la frangitura e che diverrebbe in parte museo dell’olio e in parte abitazione, e l’isolato Veronesi, costituito da una casa-scatola tipica di Campo perché conserva solo i muri perimetrali, un fienile e una casa che può tornare abitabile.

Si è poi parlato di reti infrastrutturali. A Campo non c’è ora alcuna rete tecnologica, eccetto una linea elettrica aerea. Il progetto punta a dare il servizio necessario garantendo quelli che minimizzino l’impatto sull’esistente, sia per quanto riguarda l’intervento sia per quanto concerne i mezzi che permetterebbero rifornimenti e manutenzione.

Per evitare serbatoi, fosse biologiche, antenne, si è scelto di centralizzare la produzione dei servizi. Dalla frazione di Marniga (a quota lago) si deriverebbero le condutture mentre nell’ottica di una produzione centralizzata di energia è previsto un sistema di teleriscaldamento. La centrale termica sarebbe alle porte del borgo e porterebbe l’acqua calda nelle case, alimentando sia riscaldamenti sia acqua potabile.

Vista la necessità di realizzare una copertura di protezione sul castello si valuta l’idea di sfruttarla per produrre energia termica mediante pannelli solari. Nei mesi estivi non sarebbe conveniente utilizzare la centrale per produrre solo acqua calda sanitaria per cui la si produrrebbe elettricamente. Per lo smaltimento l’idea è la fitodepurazione che sfrutta il terreno, una risorsa che a Campo non manca.

Articolo di Barbara Bertasi

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