Utilizzo di Internet in Italia non a livelli elevati

D’accordo, di statistiche sulla scarsa diffusione della banda larga in Italia non se ne può più. Siamo indietro, lo sappiamo. In Europa siamo al ventiduesimo posto con la Lituania: roba che se stessimo parlando di calcio, ci farebbero programmi tv in prima serata per parlarne.

Qualche giorno fa lo aveva spiegato per bene il Rapporto Censis evidenziando già le due velocità italiane: i giovani, quasi tutti digitali, e i nonni, ma a volte anche i genitori, quasi tutti analogici.

Epperò gli ultimi dati che ha fornito l’Istat, mi hanno colpito. Li ho letti e ho pensato: ecco, cosa farei subito se fossi un politico. Mi riferisco in particolare al dato che sostiene che le famiglie con almeno un minorenne, sono più digitali: l’84,4 per cento possiede un personal computer, il 78,9 accede a Internet, il 68 in banda larga.

Questo se lo paragonate all’accesso a Internet di tutti gli italiani, il 54,5 per cento, fa capire quanto i giovani siano un traino verso il futuro (scontato) e come stiano alfabetizzando i genitori all’uso delle nuove tecnologie (meno scontato). Non sto immaginando famiglie dove i figli fanno lezioni di Internet (ma a volte capita e non è un male), quanto genitori che giustamente si affannano per capire “che roba è questa rete dove mio figlio passa tante ore al giorno”.

Fin qui il bicchiere mezzo pieno, anzi pieno per quattro quinti: cioé quattro famiglie su cinque con figli minori di 18 anni usano Internet. E il restante quinto? Le altre famiglie che fanno? Perché non lo usano? Perché non se lo possono permettere? Perché non hanno capito che è utile? Perché non si rendono conto che stanno condannando i propri figli a fare una corsa ad handicap nella vita?

Oppure perché vivono in quelle zone d’Italia non ancora raggiunte dalla rete? Ecco, quello che se fossi un politico chiederei al presidente dell’Istat Enrico Giovannini: dove sono gli analfabeti digitali. E andrei a parlarci, farei una campagna, troverei le risorse per portare anche questo pezzo d’Italia nel futuro. Anche perché, se non ci arriviamo tutti insieme, non ci arriva veramente nessuno.

 

Articolo ripreso da ilpost.it