Unicredit il presenta Progetto Valore Europa

I fondi ottenuti dalla Bce nell’ambito del Tltro, ha dichiarato l’Ad di Unicredit Federico Ghizzoni, saranno integralmente destinati al credito. In questa asta della Bce abbiamo richiesto l’importo massimo consentito per le nostre attività in Italia e la priorità andrà alle imprese che intendono fare investimenti pluriennali per sostenere lo sviluppo e ricominciare a crescere.

I nostri indicatori oggi ci mostrano come la domanda di credito per investimenti sia purtroppo ancora debole: circa la metà delle imprese lavora con mezzi propri e stiamo assistendo a una progressiva crescita dei depositi, sintomo di un clima ancora attendista. Per questo dobbiamo sforzarci di stimolare nuova domanda di credito, che è condizione necessaria per innescare un nuovo percorso di crescita nel Paese”.

“Valore Europa” si propone di fornire un concreto supporto all’economia reale agendo su tre direttive distinte:

Linea Investimenti: con l’obiettivo di stimolare nuovi investimenti produttivi, verranno trasferiti alle imprese i benefici del minor costo del denaro che deriva dal nuovo programma deciso dalla BCE, attraverso finanziamenti a tasso agevolato, caratterizzati anche dalla massima flessibilità di rimborso (preammortamento, rimborso del capitale a scadenza quadriennale con la possibilità di rifinanziamento per ulteriori 4 anni).

Linea Crescita: obiettivo di “Valore Europa” è anche quello di facilitare l’accesso al credito, estendendo la platea di soggetti che possono accedere a nuovi finanziamenti. Per questo UniCredit, in partnership con soggetti istituzionali come il Fondo Centrale di Garanzia e i Confidi, offrirà alle imprese l’azzeramento del costo della garanzia, un finanziamento a tasso agevolato e un processo di erogazione immediato. UniCredit ha già identificato 150 mila aziende italiane che potranno beneficiare di questa offerta.

L’intervento coinvolgerà, sempre valorizzando il supporto del Fondo Centrale di Garanzia, anche le 2.500 Start Up innovative presenti in Italia che, attraverso finanziamenti fino a 100 mila euro con costo della garanzia azzerato e tempi di erogazione accelerati, potranno ottenere il supporto finanziario necessario al consolidamento della propria attività

– Linea Sostenibilità: per stimolare anche gli investimenti delle famiglie, UniCredit ha progettato specifici prestiti per la ristrutturazione edilizia e per la riqualificazione energetica, a un tasso annuo nominale (TAN) del 5%, migliore offerta oggi sul mercato.

A Unicredit il merito di avere rotto quella barriera di opacità che caratterizzò la prima ondata di liquidità a basso costo (LTRO) che venne ugualmente dichiarata con destino alle imprese (vedi  La terra promessa del credito -gennaio 2012) e invece finì per lo più nell’acquisto di BTP. Anche il merito di avere dato indicazioni abbastanza precise sull’obiettivo del credito che farà la banca.

Come potete leggere i ‘privilegiati’ saranno imprese che presentano piani d’investimento pluriennali, ma su questo punto rimangono le mie perplessità su quale sia la natura dell’investimento per imprese che hanno programmi di spesa modesti ma forte necessità di sostegno del circolante.  Inoltre come ho già avuto modo di spiegare il nuovo credito non va più chiesto alla banca, bisogna sperare di essere nell’elenco dei prescelti (i 150.000 selezionati) che riceveranno una letterina o una visita con la gradita offerta. Si chiama Targeting, come la T di TLTRO sta per Targeted. Piena coerenza.

Le regole del gioco del credito sono cambiate

Se a livello di sistema la regola generale è che il ‘credito deve essere buono’, qualcuno ha deciso di arrivare per prima sulle imprese buone e sequestrarle prima che ci arrivino i concorrenti.

Se poi qualcuno dei 150.000 non ha bisogno dei soldi di Unicredit e della BCE, pazienza, ne farà a meno, un’eresia per decine di migliaia di imprese che li userebbero domani mattina.

Gli altri? Beh, si diano da fare per rientrare nel prossimo elenco che Unicredit e le altre banche estrarranno dalle centrali dei bilanci.

Mentre Unicredit è partita in contropiede, dall’altro lato della barricata nella provincia più vicina alla torre Unicredit, Varese, industriali e artigiani con due diverse ricerche indicano che la stretta creditizia morde ancora, che le imprese sono molto scontente del rapporto con le banche. Iniziando da quanto pubblicato da Varese.news:

Rimangono poi i dati che fotografano ancora una difficoltà di dialogo tra banca e impresa. Il 91% del campione, infatti, dichiara di non aver ricevuto dalla propria banca indicazioni su come migliorare la valutazione della situazione finanziaria per evitare rifiuti, riduzioni o rientri dai fidi. Sempre alta, inoltre la percentuale, pari al 53%, di aziende alle quali le banche non forniscono nemmeno il rating che viene loro assegnato. “Un dato in diminuzione – riconosce il Presidente dell’Unione Industriali – ma ancora troppo alto. Non si capisce perché non si riesca ad arrivare ad una maggiore trasparenza”. E prosegue così: “È vero, infatti, che le realtà con i rating migliori hanno accesso a risorse, anche importanti, e a costi decrescenti, ma la vera sfida è quella di far arrivare risorse fresche alla maggior parte delle aziende: quella che potremmo definire ‘la classe media’ del sistema produttivo. Attenzione, non parlo di regalare soldi a chi non ha merito creditizio. Parlo di aziende, comunque, sane e che hanno ancora capacità di sviluppo a volte inespresso”.

Sul fronte degli Artigiani ecco quanto scrive Confartigianato Varese :

L’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Varese lo ha chiesto ad un campione di 300 imprenditoriil 47% di questi, negli ultimi sei mesi, ha chiesto un finanziamento alla banca; il 27% lo ha fatto per avere liquidità e andare avanti, solo il 20% per poter investire. Nella situazione di crisi, il bisogno di credito continua ad aumentare per il 51% degli intervistati. E i criteri di selezione da parte degli istituti di credito, per il 58%, si sono fatti più restrittivi. […]

l’82% del campione ha risposto che nello stesso periodo nessun incaricato della banca è andato in azienda (il 13% dice che 1 volta in 6 mesi, un funzionario lo ha visto). Perché è il funzionario, nell’80% dei casi, il punto di riferimento per le aziende; l’11%, invece, parla direttamente con il direttore di filiale.

 

Articolo ripreso da linkerblog.biz – autore_F_Bolognini

 

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