Una voce contraria sull’oro

Un bellissimo articolo di Aldo Giannuli, che rappresenta una voce molto contraria sull’oro.

Secondo il nostro parere, potremmo anche concordare sulle dinamiche, ma per noi l’oro ha un ultimo top da raggiungere attorno a quota 3000 o magari 5000 quando saremo al top della crisi nel 2012 o forse nel 2013. Poi magari le profezie che seguono si avvereranno. Comunque una lettura interessante che vi consigliamo.

 

Diversi frequentatori di questo blog, scambiandomi per un consulente finanziario (quel che proprio non sono), mi chiedono “Mi conviene comperare oro? E’ un investimento sicuro vero?”. Consulente finanziario non sono, ma qualche informazione base posso darla.

In vista dell’imminente recessione, molti risparmiatori si sono precipitati ad investire in oro, contribuendo, in questo modo, a farne salire il prezzo sino alla cifra record di 1.900 dollari l’oncia: solo tre anni fa una quotazione alla metà sarebbe parsa una impennata impressionante. E tutti deducono di aver fatto bene a mettere lì i loro soldi. Per ora cerchiamo di vedere la cosa dal punto di vista del piccolo risparmiatore, dopo parleremo degli speculatori.

Per spiegare cosa sta succedendo, devo fare una premessa: di quale oro stiamo parlando?

Perchè quando si dice oro si possono intendere due cose: l’oro cartaceo e l’oro fisico. Nel primo caso, il risparmiatore non compera un oggetto, ma solo un pezzo di carta (o una comunicazione on line) in cui un determinato fondo o banca certifica che il signor Pio Bue ha acquistato X grammi di oro. Ma, in realtà, il signor Pio Bue ha comperato dell’oro, ma un titolo obbligazionario alla quotazione del giorno dell’acquisto. Dunque, quando poi rivenderà per le stesse strade della finanza il suo titolo, lo farà alla quotazione del momento della vendita e, considerato che oggi l’oro è già ad una quotazione altissima, calmata la tempesta, scenderà a livelli più normali, vale a dire assai inferiori a quelli del momento dell’acquisto. Da questo punto di vista, il signor Bue l’oro avrebbe dovuto acquistarlo tre anni fa e venderlo ora guadagnandoci (come collocare il ricavato è un altro paio di maniche e qui non ne parliamo). Adesso acquistare oro è una sicura perdita in prospettiva. Ma, ci si obietterà, il Bue in realtà non vuole guadagnarci ed, anzi sa che ci perderà qualcosa, però sta investendo in oro perchè, per quanto l’oro possa calare, resta pur sempre un bene prezioso, quindi, una parte del suo peculio la salva, anche se crolla tutto il sistema finanziario.

E invece no, perchè lui non ha oro ma un pezzo di carta o una mail e basta. E l’oro? Quello è affondato con la banca, esattamente come i soldi dei depositi. Bruciato, svanito.

Ma il Bue è furbo ed ha acquistato oro fisico, proprio dei lingotti: in Svizzera, appena varcato il confine, ci sono delle macchinette che distribuiscono lingotti come pacchetti di sigarette, ma, ovviamente, al prezzo competente. E qui stiamo al sicuro: l’oro c’è. Potrà diminuire di valore ma qualcosa varrà sempre.

E invece no: quando il signor Bue cercherà di realizzare il suo capitale si accorgerà di non avere un mercato di sbocco. A chi lo vende? Nè banche, nè oreficerie, fondi o industrie lo accetteranno, perchè i canali attraverso cui essi acquistano oro sono ben altri e non certo al minuto dal primo che passa. Al massimo si può andare da una agenzia “compro oro” e che glielo pagherà a prezzi di ricettazione o poco più. Considerato il prevedibile calo della quotazione dell’oro e il prezzo di realizzo, alla fine, da un lingotto ci esce un pranzo al ristorante, ma a condizione che non sia un ristorante troppo caro.

In più, in epoche difficili, potrebbe accadere un’altra cosa sgradevole: che il governo dichiari illegale il possesso privato di oro e lo confischi o lo si debba svendere a prezzi stracciati. I precedenti storici non mancano.

Dunque, per il piccolo risparmiatore, l’acquisto di oro è la cosa più cretina che si possa fare.

Ora, vediamola dal punto di vista dell’operatore finanziario: ovviamente a lui interessa acquistare sino a quando il prezzo di un bene è in salita e vendere un minuto prima che inizi a calare.

Dunque, considerato che uno dei segnali classici, che l’oro ha toccato la sua massima quotazione possibile, è quando supera il prezzo del platino (e questo è già successo il 18 agosto), è chiaro che il punto alto è stato toccato e, infatti, il 24 agosto è già precipitato a 1.770 dollari l’oncia.

Considerata la tempesta in atto, è possibile che possa esserci un nuovo rally, ma è ragionevole che fra non molto assisteremo allo sgonfiamento della bolla, soprattutto se i paesi produttori (Sud Africa, Brasile, Russia) dovessero immettere più oro sul mercato per approfittare del momento favorevole e compensare le prevedibili flessioni su petrolio ed altre materie prime.

Per cui è ragionevole pensare che i grandi investitori si stiano preparando a buttare sul mercato un bel po’ di oro da vendere ai gonzi, contribuendo così ad accelerare la sua caduta. Ovviamente, nessun grande investitore si libererà di tutto l’oro in suo possesso: una certa quantità sarà conservata nel proprio asset. Ma la bolla finirà. Poco male, quando il ricavato va a formare un’altra bolla (immobiliare, delle commodity, nell’azionario, nei titoli di stato, nel valutario) che durerà quel che deve durare per poi alimentare un’altra bolla ancora. La finanza è proprio questo: cambiare in continuazione denaro in una certa forma con denaro in un’altra forma, per guadagnarci al cambio. I guai seri vengono quando le bolle si sgonfiano tutte insieme, per cui le borse crollano come castelli di carte. E questo succede in particolare quando:

a- ci sia troppo denaro in attesa di remunerazione, magari perchè qualcuno ha pompato troppa liquidità o c’è stata una eccessiva accumulazione

b- quando ci sia troppa volatilità per cui gli investitori si spaventano e cercano occasioni-rifugio, anche a rendimento molto basso per fuggire dal rischio

c- ci sia una crisi dell’economia reale che registra una crescita troppo anemica.

Cosa vi ricordano queste tre condizioni?