Una intera citta’ e’ stata distrutta dalla crisi economica e presto diventera’ una regione

citta-in-macerieNon mi sembra di avere ancora visto un’analisi dedicata al numero di situazioni che sono precipitate durante gli anni di crisi, al punto di essere classificate quasi irreparabili dalle banche (con la classificazione a sofferenza).

I dati della Banca d’Italia fanno riferimento con una serie costante fino a giugno 2013, poi stranamente il bollettino statistico ha modificato le tabelle e sono scomparsi i dati scomodi sul numero e la ripartizione delle sofferenze bancarie. Comunque la serie è sufficientemente lunga per fornire spunti. I numeri riportati riguardano solo il settore bancario in senso stretto, escludendo la quota relativa a società finanziarie (credito al consumo, leasing, factoring).

Da dicembre 2009 a giugno 2013 le famiglie con crediti in sofferenza sono aumentate da 490.400 a 780.000, l’aumento netto è di quasi 290.000 famiglie. Per contro le imprese in sofferenza sono passate da 120.200 a 205.000 con un aumento netto di ben 85.000 unità pari al 70%. Le micro e piccole imprese (famiglie produttrici) con posizioni a sofferenza sono passate nello stesso periodo da 108.000 a 171.600 (+59% come le famiglie). All’interno del sistema imprese la componente con la maggiore crescita è quella delle imprese di costruzioni che sono passate da 18.000 a 39.200. La crescita delle sofferenze delle imprese è stata più pronunciata di quella delle famiglie consumatrici e produttrici. Anche sotto il profilo dei debiti in volume il conto più salato per le banche arriva dal comparto imprese che è passato da €32,3 miliardi a €79,2 miliardi a giugno 2013 con una crescita assoluta del 145%.

Il debito medio è passato da €25.000 a €35.000 per le famiglie, da €61.000 a €72.000 per le micro imprese e da €268.000 a €386.000 per le imprese, segnalando un aumento delle dimensioni delle imprese distrutte dalla crisi.

Sono numeri importanti che devono fare riflettere su due direttrici:

1) la crisi ha trascinato nel gorgo 290.000 famiglie e 150.000 imprese di ogni tipologia e dimensione, che oggi sono alle prese con situazioni estreme, difficilmente recuperabili, in cui comandano le tecniche legali di chi sta cercando di recuperare il credito attraverso le garanzie concesse o le procedure fallimentari e di chi sta difendendo quel poco di proprietà che è rimasto. E’ come se un tornado avesse spazzato via un’intera città e le imprese di un’intera regione.

2) i numeri assoluti delle posizioni in sofferenza gestite attualmente dal sistema bancario sono elevatissimi: più di 1.100.000 posizioni che richiedono valutazioni, perizie, interventi, tentativi di recupero. Questi numeri potrebbero offrire un’altra buona ragione a sostegno della soluzione bad bank o della cessione a società specializzate, che si occupino del recupero. Gestire una massa di situazioni problematiche assorbe una fetta di tempo considerevole all’interno della banca, che viene in parte sottratta ad attività necessarie per il rilancio della redditività.

Questi sono una parte statistica dei conti della crisi esplosa dal 2008 che hanno messo in difficoltà il nostro tessuto economico, un conto parziale perché tiene conto solo dei rapporti tra famiglie e imprese da una parte e banca dall’altra. Sarebbero da includere anche i danni e le procedure con l’erario e altre imprese, una contabilità quest’ultima di difficile stima.

 

Testo a cura di F. Bolognini – ripreso da Linkerblog.biz