Una analisi del Fondo di Garanzia per le PMI

La garanzia concessa dal Ministero dello Sviluppo Economico attraverso il Fondo di Garanzia (legge 662/96) ha rappresentato in questi anni di forte stretta creditizia l’unico vero strumento per agevolare l’accesso al credito delle PMI.
Fornisce una garanzie alle banche -oppure ai Confidi- dal 50% all’80% sul finanziamento erogato dalla banca che consente alla banca di risparmiare molto capitale (ponderazione zero sulla quota garantita). E’ già stato utilizzato da due ministri (Passera e Zanonato) per annunciare il grande sollievo sul credito, ma in realtà le statistiche sui finanziamenti erogati con questa garanzia dimostrano che il potenziamento delle risorse non ha mai prodotto i 20 miliardi di credito promessi, rimanendo tra gli 8 e i 9 miliardi di stock garantito, mentre il credito alle imprese con o senza garanzie si è ristretto nell’ultimo anno di circa 40 miliardi.

Non si tratta solo di mancata crescita delle garanzie (va detto che nel 1° semestre la crescita rispetto al 1° semestre 2012 sembra nell’ordine del 35%), ma di come il Fondo di Garanzia venga utilizzato dalle banche. Le statistiche pubblicate dal Fondo sono molto elaborate, ma non consentono di distinguere due fattori importanti per capire la destinazione della garanzia statale:

1) a quali categorie dimensionali è stata concessa la garanzia?  Non ci sono suddivisioni per fascia di fatturato, tra micro, piccole e medie, ma solo per settore merceologico. Si può solo determinare che l’importo medio dei finanziamenti assistiti da garanzia sia rimasto pressoché costante: €151.000 nel 2011, €133.000 nel 2012 e €139.000 nel primo semestre 2013-

2) quali tipi di rischi hanno goduto della garanzia del Fondo? Questo è un punto determinante perché da tempo (e sulla base di vecchie informazioni) sospetto che le banche stiano utilizzando la garanzia dello Stato principalmente per ridurre il carico di capitale su imprese con rating mediamente buono, che non avrebbero strettamente necessità di una garanzia per accedere al credito. Succede in diversi casi che i fidi vengano rinnovati solo a condizione che compaia la garanzia del Fondo.

Se così fosse (il se è giustificato dal fatto che non ci sono per l’appunto statistiche) lo scopo primario del Fondo sarebbe quello di alleviare i requisiti di capitale delle banche, ma non di fare accedere al credito imprese emarginate. Se così fosse, pur avendo diritto alla garanzia secondo i criteri previsti dal MedioCredito Centrale, una piccola impresa di fatto non riuscirebbe ad utilizzarla perché comunque la banca non attiva la pratica di finanziamento al di sotto di un certo rating, non volendo assumere neppure il 20% di quel particolare rischio.

Il sospetto sembra aggravato dalle recenti disposizioni contenute nel Decreto del Fare che da un lato nuovamente vogliono fare leva sul Fondo e sull’ampliamento della sua operatività -come spiega bene il Sole24Ore il 14/7:

Il carnet si sta arricchendo nelle ultime ore: tra le ipotesi allo studio c’è un ulteriore rafforzamento della norma sul Fondo di garanzia per le Pmi. La misura massima della garanzia diretta potrebbe salire dal 70 all’80% anche per imprese che operano nelle «aree di crisi complessa». Al tempo stesso, si valuterebbe l’estensione al 90%, in questo caso per tutte le tipologie di operazioni, della misura massima di copertura della controgaranzia del Fondo (effettuata, cioè, su garanzia dei Confidi).

ma dall’altro lato sta passando un correttivo al funzionamento che eliminerebbe la condizione che riserva la garanzia per l’80% a operazioni inferiori a €500.000.  Questa è almeno l’accusa mossa dai difensori delle piccole imprese, Rete Imprese Italia (nella foto di testa il presidente di turno Ivan Malavasi), che ha pubblicato una vibrata protesta.

Sembrerebbe dunque che l’apertura a tagli di finanziamento più elevati sia più nella direzione di dare ulteriore sollievo alle banche su rischi di maggiore dimensione, che di aiutare le piccole imprese con rating indigesto.  A questo punto è evidente che un OpenData sulla composizione delle operazioni esistenti e di quelle future sulla dimensione e sulla classe di rischiosità delle imprese che beneficiano della garanzia sia la minima richiesta da porre al Ministero per sapere se i soldi del contribuente -con cui è finanziato il Fondo- sono destinate ad aiutare più le imprese o più le banche.
Autore: F. Bolognini – Fonte: Linkerblog.biz

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