Ultima speranza per la finanza di razionalizzare i propri problemi senza una crisi drammatica

Intervista pubblicata nel giornale Entreprendre a cura di Michel Clerc.

Questo professore di ingegneria finanziaria è forse l’ultimo dei banchieri e questo fa venire i brividi. Al primo colpo d’occhio, sembra un golfista che ha appena preso il tè alla club house dopo le sue diciotto buche. Ha avuto il tempo di cambiarsi prima del tè; tweed, pantaloni a scacchi ed un buffo berretto anch’esso a scacchi, cha fanno di lui una specie di major Thompson all’inglese. E’ il suo lato dandy. Si esprime volentieri nell’una e nell’altra lingua. Tuttavia, è nato a Parigi nel 1953 ed ha un cognome molto francese: Latimier du Clésieux. Nome: Philippe-Henri. Ma per farla più semplice, si fa chiamare “Phlducx” e da a chiunque, senza remore, il suo indirizzo email. Con un simile nome da combattimento e la sua lunga esperienza di economia e finanza (banchiere, finanziere, investitore, Business Angel, professore di finanza e affari internazionali nelle “grandes écoles de commerce” francesi, l’EDHEC, l’ESSEC, Dauphine, ecc…).

Parallelamente al suo percorso di banchiere, alla Citybank o alla Merrill Lynch gli hanno permesso di esercitare il proprio talento come consulente internazionale sui mercati di capitale emergenti presso la Banca Nazionale del Kuwait. Oggi, nel cuore della crisi, egli fa la guerra agli avvoltoi dell’alta finanza, ai trader, i lestofanti manipolatori che imperversano sui mercati con il denaro altrui. “ Detesto gli speculatori, questa gente ha falsato il gioco, ha sregolato il normale funzionamento degli scambi ”. “ Phlducx ” si stringe allo stendardo virtuoso di quel che chiama la vera tradizione bancaria.

Solo modo, secondo lui, con il quale riusciremo ad uscire dalla crisi che attraversa l’Occidente e l’Europa in particolare, da quel giorno d’agosto 2008 in cui Lehman Brothers, una delle prime banche d’affari americane, dichiarò fallimento. Fu lo scandalo dei subprime, cieca attribuzione a migliaia di persone che volevano investire nel campo immobiliare, di prestiti che non avrebbero mai potuto rimborsare. Nel 2010, una certa solidarietà e l’intervento dello Stato americano e della FED avevano permesso di ripartire da zero. Due anni dopo, la crisi prendeva un’altra piega, legata alla mondializzazione, ai debiti pubblici e bancari, ed eccoci nuovamente ben oltre i crediti ipotecari del mercato immobiliare americano: una specie di tsunami finanziario ed economico che ha scosso il mondo intero.

Riguardo a questa crisi, Latimier, insieme pedagogo e uomo del settore, ha un giudizio severo: “ Vorrei prima di tutto ricordarvi che la crisi è plurale nella sua natura, da una parte finanziaria, dalla’altra economica. Io denuncio le pratiche che fanno del mercato un casinò aperto a tutti, la brava gente ed i complici dei meccanismi finanziari ”.

Egli denuncia “ le remunerazioni stratosferiche ” che sono all’origine di una rivoluzione latente e del successo degli estremismi sia di sinistra che di destra. Tuttavia, il mio interlocutore è originariamente un fautore del liberalismo e della tradizione capitalista. “ Si, è vero, ma metto sotto accusa le carenze della regolamentazione dei mercati in cui gli operatori si sono abilmente riversati, trasferendovi, per dirla semplicemente, il rischio del mancato rimborso. Nel gergo “ originate and distribute ”, si intenda “ iniziare e trasmettere “.

Non c’è bisogno di essere premio Nobel per l’Economia per capire che trasformare il debito in titoli negoziabili e trasferirne così il rischio su altre controparti non sopprime né il debito, né il rischio. “Per uscire dall’impasse, è indispensabile ritornare al principio base: garantire la tracciabilità di qualunque trasferimento di rischio. Gli attori finanziari devono essere posti sotto stretta sorveglianza e ritrovare la strada della saggezza ancestrale del mestiere di banchiere, oggi esposta al rischio di una distruzione catastrofica dei suoi attivi causando così la perdita di fiducia del pubblico. Situazione alla quale siamo sfuggiti per un soffio “.

Domanda: A cosa, esattamente, siamo sfuggiti per un soffio ?

Philippe-Henri Latimer du Clésieux: Al crollo di tutti i lembi dell’economia, ad una deindrustrializzazione irreversibile, al crollo vertiginoso del potere d’acquisto e dell’occupazione.

Domanda: Riguardo alla sorte della Grecia? Della Spagna? Dell’Italia ?

Philippe-Henri Latimer du Clésieux: Il destino della Grecia è suggellato, gli altri sono sull’orlo del precipizio. Noi, la Francia, non ne siamo molto lontani.

Domanda: Come evitare il peggio? Come recuperare? E chi può farlo ?

Secondo Philippe-Henri Latimier, bisogna prima di tutto procedere alla moralizzazione finanziaria, alla regolamentazione ed al ritorno delle attività economiche creatrici di ricchezza e di occupazione. Orientare gli investimenti verso i grandi progetti di infrastrutture all’interno delle frontiere della Comunità Europea. Per dirla altrimenti, ritornare a delle attività bancarie di base per rilanciare un’attività economica sostenibile. Le banche ci sono per versare del carburante nei motori in grado di girare e di tirare l’industria su strade carrabili, sicure, sorvegliate e munite di segnalazioni radar. Nessun governo potrà sfuggire ai piani di rigore. Quelli che lo faranno, lo rimpiangeranno. La Grecia. Che la crisi greca serva loro come palla di cristallo. Ci annuncia quel che ci attende se la corruzione continuasse a rodere il settore pubblico e quello privato.

Domanda: Quindi, Professor Latimier, lei prevede un ritorno al dirigismo, un rinnovamento del capitalismo, una moralizzazione della finanza? Non trova che tutto ciò sia in contraddizione con lei e con i mestieri che continua ad esercitare ?

Philippe-Henri Latimer du Clésieux:  La questione non è questa. I piani di rigore, se non vengono applicati, dovranno essere imposti. Da qui la necessità di generalizzarli. Le ricordo che il coordinamento delle politiche economiche in Europa è iscritta nel Trattato fondatore. Altrimenti l’Unione esploderà e con lei la zona Euro.

Strana previsione da parte di un professore di ingegneria finanziaria che ha all’attivo una carriera accademica di 35 anni e degli incarichi direttivi presso numerose istituzioni finanziarie internazionali.

Domanda: Allora, Professore, lei vuole “più stato?” vuole per caso annunciare la fine del liberalismo ?

Philippe-Henri Latimer du Clésieux:  Io non annuncio nulla. Il liberalismo si sta suicidando. Non auspico chiaramente il ritorno allo statalismo, ma se possibile vorrei vedere le banche autodisciplinarsi per impedire la speculazione ed investire in grandi progetti. Questo è il solo mezzo per guarire un sistema economico oscurato dalla disoccupazione.

Domanda: Non è che per caso l’Euro, che ha appena compiuto dieci anni, sia stato all’origine di una rigidità che favorisce i paesi con valuta variabile ?

Philippe-Henri Latimer du Clésieux:  E’ evidente che l’Euro sia sopravvalutato davanti all’atonia dell’attività economica. Una moneta psicorigida considerata come del cemento dagli europeisti è incompatibile con una strategia di crescita. Invece, questo tipo di strategia in tempo di crisi implica una politica keynesiana in cui lo Stato è al comando! Se l’Euro domani fosse valutato solo 1,10 USD, non perderebbe per questo il suo statuto internazionale di moneta di riserva o di emissione del debito…

Domanda: Solo che, l’opinione pubblica in Francia è convinta che un Euro forte voglia dire un’economia forte ed un’Unione Europea forte. Bisogna quindi uscire dall’Euro ?

Philippe-Henri Latimer du Clésieux: Un’uscita dall’Euro per la Francia non sarebbe forse giustificata. D’altra parte, non vedrei che dei vantaggi se la Grecia e la Spagna lo abbandonassero. Che le economie da “club med”, riempite di sovvenzioni di tutti i tipi da parte di Bruxelles, da ormai 30 anni, si assumano infine le proprie responsabilità imponendosi una disciplina budgetaria e fiscale poiché i paesi del Nord Europa potrebbero stancarsi presto di mettere le mani nelle loro tasche…

Simpatica conclusione. La riporto soprattutto perché riguarda l’eterno conflitto tra le nazioni del Nord e quelle del Sud; con un Nord che lavora nel grigiore di un’austerità che viene da sé, ed il Sud che spende senza fare i conti e l’unica cosa che divide con gli altri sono i propri debiti. E poi arriva quel giorno, in cui il Nord, quando i Sudisti sembrano aver perso, si rivolta e chiude i rubinetti degli investimenti a senso unico.

Ci siamo. La Germania di Angela Merkel saldata alla Francia di Nicholas Sarkozy fino ad ora aveva resistito. Ma l’asse Parigi-Berlino sarà anche saldamente ancorato ai nostri progetti ? E ormai ostile (per il momento !) ai rigori delle discipline budgetarie ?

Con il ritorno della sinistra ed il rischio di veder salire il debito pubblico. Con la Grecia sul bordo del precipizio. I risparmiatori del Sud Europa vicino al panico. Con dei massicci prelievi bancari che annunciano centinaia di chiusure di istituti spagnoli o italiani. Con il debito pubblico in piena crescita mentre l’economia non fa che indietreggiare. Come sfuggire alle turbolenze che si annunciano all’orizzonte ?

 

Testo ripreso dal sito italiefrance.com