Trasferimento Consob a Milano progetto abbandonato

Riportiamo questo bell’articolo di Oscar Giannino perche’ e’ molto simpatico e il concetto che le principali aziende da controllare in realta’ stanno a Roma ci era sfuggito, lo ammettiamo.  Una cosa e’ sicura: di questo progetto non si parlera’ piu’ per un bel pezzo.

Ieri la presidenza della Camera ha annunciato la discussione del progetto di legge che  dispone il trasferimento a Milano della sede della Consob, l’autorità che vigila sui mercati finanziari italiani. La richiesta è della Lega. Non per pregiudizio antileghista – che personalmente non nutro – e tanto meno per avversione al Nord – sono di Torino e vivo a Milano, figuriamoci – ma per amor di verità, penso sia giusto esprimere con chiarezza il giudizio che tale proposta merita. A mio parere è sbagliata. Inappropriata nei tempi, infondata nell’oggetto, inutilmente costosa per gli effetti.

Che sia inappropriata per i tempi in  cui ci tocca vivere, lo attesta inequivocabilmente la condizione economica del Paese. Siamo divenuti da due mesi il banco di prova della tenuta dell’euro perché abbiamo un elevato debito pubblico, perché cresciamo poco da 15 anni, perché abbiamo una spesa pubblica troppo elevata, e una pressione fiscale record e che crescerà ancora. In un quadro come questo, son o decisamente altre le priorità economiche di cui discutere, dalla bassa crescita all’abbattimento dello stock di debito. Non si avverte minimamente il bisogno, di inscenare altre commedie analoghe al cosiddetto “spostamento” dei ministeri da Roma a Monza. Una farsa il cui epilogo sono tre stanze alla Villa Reale monzese che restano chiuse dopo la loro enfatica inaugurazione da parte dei leader leghisti e del ministro dell’Economia. Basta farse, grazie.

Ma se questo è colore, poi viene la sostanza, che pesa di più.

La Consob vene istituita nel 1974, e allora la sua sede venne deliberata a Roma per una ragione precisa. Non era affatto un’autorità indipendente, e venne ospitata infatti al Tesoro con personale comandato da altre pubbliche amministrazioni. La scelta di Roma derivava dalla stretta esigenza di coordinare funzioni e ruolo dei dieci diversi commissari di Borsa che erano operativi nelle Borse nazionali. Che allora aerano appunto ancora dieci di numero, da Milano a Bologna, da Firenze a Genova e Trieste e giù giù a scendere fino a Roma, Napoli e Palermo. Le Borse italiane erano mutualistiche e pubblicistiche, venivano dal Codice napoleonico confermato dalla legge del 1913.  Per capirci, fino al 1985 la trattazione dei prezzi degli stessi titoli era diversa piazza per piazza, perché il mercato allora era un vero e proprio recinto fisico, non quello telematico e immateriale di oggi.

La cosiddetta “seconda sede operativa a Milano” venne deliberata solo nel 1985, e stentò a lungo a decollare. In realtà, i poteri veri di autorità indipendente la Consob li ha ottenuto solo nel 1998 con il Testo Unico Finanziario – la “legge Draghi” – e li ha visti molto potenziati con il recepimento della Direttiva sugli abusi finanziari nel 2005, e infine con la Mifid nel 2007. Il più di questi poteri di vigilanza e ispettivi si svolgono in cooperazione stretta con la Banca d’Italia, Tesoro e Isvap. Stanno tutti a Roma. E la conferma della centralità della sede a Roma viene anche dalla creazione, dopo il crac Lehman, per integrazione delle Autorità nazionali di una rete europea di Autorità di mercato, le cui competenze si decidono a Bruxelles e la cui sede operativa sta a Parigi.

Dal 1998 , presidente Tommaso Padoa Schioppa, la relazione annuale si svolge a Milano in considerazione di quella che allora era la sede di Borsa Italiana, che dal 2007 però ha sede a Londra, dopo la fusione con il London Stock Exchange.

In più, se proprio vogliamo dirlo, i leghisti dovrebbero riflettere sul fatto che oggi sullo striminzito listino italiano il peso prevalente è quello dei grandi gruppi a controllo pubblico: che stanno a Roma. Non mi ace per niente, ma è così. Se anche consideriamo la sede legale della maggioranza relativa delle quotate – e non è un criterio –  è Roma e non Milano a vincere.

Ma c’è un’altra ragione ancora, per considerare il no alla proposta di trasferimento della Consob non espressione della difesa della famigerata “Roma ladrona” tanto cara alla propaganda leghista, ma un a risposta seria e motivata. E’ la ragione a mio giudizio decisiva. E’ già agli Atti del Parlamento, nell’audizione dell’allora presidente vicario della Consob, Vittorio Conti, resa il 26 ottobre 2010 proprio sulla proposta di legge che andrà al voto a Montecitorio. Si tratta delle spese aggiuntive che il trasferimento inevitabilmente comporterebbe. Oggi il personale della sede centrale romana è circa tre volte superiore a quello della seconda sede milanese (quello addetto alla vigilanza ispettiva, uno dei compiti principali dell’Autorità, è già nella proporzione uno a uno). Ebbene una nuova sede milanese costerebbe circa 280-290 milioni di euro, mentre dalla vendita eventuale di quella romana si ricaverebbe non oltre 60 milioni. I costi di trasloco sono già stati stimati dalla Consob stessa in almeno 10 milioni. Altri 8 milioni costerebbe la gestione transitoria delle due sedi nell’interim. A questi 250 milioni circa occorrerebbe sommare i costi da esodo del personale che rifiutasse il trasferimento forzato. E le maggiori difficoltà da sempre incontrate nella sede milanese al reclutamento di personale qualificato. Visto che a Milano la concorrenza di banche e finanziarie che offrono remunerazioni ben più elevate è maggiore che a Roma.

Dateci retta, cari deputati e anche cari amici leghisti. Trasferire la Consob a Milano è una colossale stupidata. Fatene a meno.

Tratto da Chicago-Blog.it