Tobin Tax sulle transazioni finanziarie come funziona

Un bellissimo articolo di Leonardo Baggiani su Chicago Blog, veramente istruttivo. Merita tutta la Vostra attenzione e una visita al loro sito, da sempre un punto di riferimento in Italia per chi crede nell’economia di mercato.

Ci stiamo arrivando: alla fine la Tobin Tax verrà adottata, ne sono sicuro. Resta da vedere in quale modo, in che tempi, su quali basi, con quali eccezioni… insomma resta da vedere tutto, ma io sono sicuro che qualcosa verrà messo, e verrà definito Tobin Tax. Perché? Perché si vuol frenare la speculazione e finalmente riprendere il controllo dei mercati? Perché le autorità finalmente hanno deciso di intervenire per risollevare questa economia così sofferenze? Macché… Lo faranno perché sono al bivio tra la riduzione dello Stato o la spremitura fiscale di tutto il possibile; e siccome i nostri supereroi, piuttosto che ridurre la macchina politica che dà loro il pane (e molto companatico) si taglierebbero le gonadi, hanno bisogno di trovare molti soldi, e pur di averli potrebbero mandare in malora tutto l’ambiente economico che gira attorno alla loro macchinona.

La scusa è un classico: introduciamo una imposta che freni la speculazione, che liberi i prezzi di Borsa dal bieco gioco al ribasso dei grandi fondi, e così proteggeremo il risparmio nonché il prestigio dei nostri titoli di Stato; la Tobin Tax, la tassazione delle operazioni sul mercato finanziario in quanto tali è la soluzione.

Provo a dirvi io come stanno le cose riguardo la Tobin Tax.

Effettivamente Tobin propose una tassazione su certa operatività finanziaria in un certo senso per combattere la speculazione, intesa come il continuo gioco di spinte al rialzo o al ribasso dei prezzi. In realtà Tobin pensava, in quel contesto, al tasso di cambio: suo scopo era quello di ridurre le sue oscillazioni di breve periodo, cioè di evitare quel continuo sali-scendi che comportava incertezze sul valore monetario di operazioni trans-frontaliere e quindi sicuramente non permetteva il completo dispiegarsi dell’attività economica. Chiaramente dal mio punto di vista, Tobin aveva torto a porsi il problema, ma a parte la comprensibilità del suo cruccio va riconosciuto soprattutto che il suo approccio riguardava il contenimento delle sole oscillazioni di breve periodo, quindi manteneva la consapevolezza che esistono movimenti “di lungo periodo”, o meglio mutamenti “strutturali” o “fondamentali” delle condizioni economiche, che implicano necessariamente un riallineamento delle variabili, tasso di cambio compreso. Contro i mutamenti “di lungo” Tobin non aveva volontà d’agire, e sono sicuro che fosse consapevole anche dell’inutilità di qualsiasi intervento di questo tipo, soprattutto fuori dal contesto originario della sua proposta (oggi si vuole la Tobin Tax per non far cadere titoli di Stato o azioni bancarie, non per calmierare i movimenti del tasso di cambio).

Vi mostrerò di seguito il funzionamento di una Tobin Tax, e i suoi limiti.

Come esempio di riferimento ho costruito il seguente grafico “Quadro delle Aspettative/Valori di Equilibrio” (Fig.1) di una ipotetica attività finanziaria:

Fig.1

  • il titolo parte dal prezzo di 100;
  • le palline arancioni indicano il valore del titolo ritenuto periodo per periodo coerente con i suoi fondamentali (se si considerano gli speculatori come soggetti passivi sul mercato) oppure i target dei trader (se si considerano gli speculatori come dei malvagi che possono autonomamente decidere di muovere a piacimento il prezzo);
  • Si intende la Tobin Tax come una tassazione sull’intero importo dell’operazione, e non sul guadagno netto, altrimenti non si tratterebbe di una Tobin Tax ma solo di una aliquota fiscale particolare sui redditi finanziari, che è tutto un altro discorso;
  • le linee azzurre a 105 e 95 corrispondono ad una banda del 5% attorno al prezzo iniziale di 100; le linee verdi indicano la stessa cosa ma attorno al prezzo di 92.5. In pratica sono due “aree di Tobin” del 5% attorno a 100 e 92.5.

In assenza di Tobin Tax, gli speculatori semplicemente reagirebbero periodo per periodo ai mutati valori target o di equilibrio, procedendo ad acquisti (periodi 1 e 3) o vendite (gli altri) che causerebbero i relativi movimenti del prezzo verso l’alto o verso il basso. Il prezzo del titolo segnerebbe quindi un percorso “di libero mercato” come quello tratteggiato in nero sul grafico, passando per i valori target 100, 102.5, 95, 105, 100, 95, 92.5, 90, e 85.

In presenza della Tobin Tax del 5% le operazioni sicuramente fino al periodo 5 risultano anti-economiche: non si può pensare di comprare il titolo attendendosi ad esempio che il prezzo salga a 102.5 (+2,5%) in quanto il pagamento del 5% di Tobin Tax si mangerebbe il possibile guadagno, e lo stesso vale per chi ha target 95 o 105. Finché le aspettative, o i target, si mantengono all’interno “dell’area di Tobin” le operazioni speculative andrebbero in perdita (al limite in pari, il che però non compensa comunque il rischio e lo sforzo), quindi non vengono realizzate, ergo il prezzo resta inchiodato a 100. Questo era l’obiettivo di Tobin: castrare i movimenti di corto respiro in modo che il prezzo restasse stabile.

I problemi vengono quando gli operatori cominciano a aspettarsi prezzi consoni ai fondamentali ben oltre il 5% della nostra Tobin Tax, come nel periodo 6. In quel caso, seppur ridotto dalla tassa, un’operazione di vendita avrebbe comunque un valore finanziario positivo (giocando al ribasso posso vendere a 100, perdere 5 di tassa, e ricompare a 92.5, che al netto è come vendere per 95 e riacquistare a 92.5, guadagnando 2.5). In pratica il titolo cade tutto d’un colpo (-7.5) dopo il periodo di stabilità su 100, come nel percorso evidenziato in Fig.1 dal tratteggio rosso. Fissato il prezzo a 92.5, l’applicazione della Tobin Tax comporta nuovi limiti di operatività (97.13 e 87.88), che comportano nell’esempio mostrato una stabilità del prezzo per il periodo 7 e una nuova caduta nel periodo 8; e così via con il deteriorarsi dei fondamentali. Cioè: si può forzare una certa stabilità “di breve” ma alla lunga – come pensava Tobin – se il problema è una revisione totale dello scenario non ci sono paletti che tengano.

Mi si può obiettare che questo accade nel caso che siano i fondamentali a guidare il mercato, e non con una speculazione che può “imporre” il prezzo. La mia risposta è che non cambia nulla: non si permette di realizzare piccole operazioni e guadagni di breve periodo, ma se una parte maggiore del mercato converge sull’obiettivo di far scendere il prezzo significativamente oltre i limiti della Tobin Tax, questo si realizza comunque.

La cosa è ancora più evidente se si prende la Fig.1 come una serie di target successivi dettati dall’ingresso periodo per periodo di intenzioni di acquisto o di vendita. Spiego meglio: ipotizzando una sensibilità costante del prezzo agli squilibri tra domanda e offerta (nel caso: assumendo che il prezzo si muova del 2.5% in alto – o in basso – circa per ogni incremento di domanda – o offerta – per una certa quantità X del titolo), il “percorso di libero mercato” sottende la successione di intenzioni di acquisto e vendita (il “+” sta per acquisto, il “-” sta per vendita); queste sono riportate alla riga “Intenzione” della Fig.2:

Queste intenzioni di vendita hanno le loro conseguenze al rialzo e al ribasso sul prezzo (riga “Delta Prezzo”) che determinano il percorso di libero mercato (riga “Prezzo libero”). Il prezzo nel periodo 8 è in fondo niente altro che il prezzo iniziale 100 più l’effetto finale del concorso di tutte le volontà di acquisto e vendita intercorse (riga “Posizione del mercato”) che infatti implica una vendita netta di 6X che, data l’ipotesi di costante sensibilità del prezzo di 2.5 contro X di transatto, significa un prezzo finale di (100-6*2.5=100-15=) 85.

Fig.2

Periodo012345678
Intenzione+X-3X+4X-2X-2X-X-X-2X
Delta Prezzo+2.5-7.5+10-5-5-2.5-2.5-2.5
Prezzo libero100102.5951051009592.59085
Posizione del mercato+X-2X2X0-2X-3X-4X-6X
Operazioni con Tobin-3X-3X
Prezzo con Tobin10010010010010010092.592.585

 

La presenza di una Tobin Tax blocca l’operatività finché non ci si aspetta una variazione del prezzo sufficiente, quindi almeno fino al periodo 5 (vedi riga “Operazioni con Tobin”). Fino a questo momento il mercato accumula una certa posizione netta inespressa (riga “Posizione del mercato”), dopo di che al periodo 6 la pressione alla vendita diventa tale che le vendite nette si esprimono tutte insieme (-3X) tirando il prezzo sufficientemente in basso (vedi riga “Prezzo con Tobin”) da scavalcare l’effetto deterrente della tassa. Nel periodo 7 non succede nulla, in quanto la pressione aggiuntiva (vendita di X) non permette di superare il costo della Tobin Tax sul nuovo prezzo di di 92.5 (i nuovi limiti operativi sono ora 97.13 e 87.88, e la pressione di un solo X in vendita al massimo porterebbe il prezzo a 90 comportando perdite per gli speculatori). Nel periodo 8, infine, si sarà accumulata un’altra quantità di intenzioni di vendita tali che il prezzo scavalcherà i nuovi limiti della Tobin Tax, quindi le vendite speculative avranno successo facendo crollare il prezzo a 85.

La Tobin Tax si dimostra, come nelle intenzioni dell’economista, un ottimo strumento di stabilizzazione di un prezzo (tasso di cambio, azione, o bond che sia) contro fenomeni speculativi di breve respiro, ma è impotente contro movimenti o intenzioni di portata maggiore che implichino o sottendano fenomeni strutturali drammatici. Il risultato è quindi una stabilizzazione “locale”, e in tempi più lunghi un andamento a “gradini” del prezzo Tobinizzato. In particolare, quanto maggiore è la Tobin Tax, tanto più lunga potrà essere la stabilizzazione ma sicuramente tanto maggiore sarà l’improvviso crollo (o salto) quando si sarà accumulata sufficiente “tensione inespressa”.

Dando per scontato che i politici europei siano meno sciocchi di quanto danno a intendere, questi stanno giocando su una disinformata, emotiva, massivamente ignorante opinione pubblica paventando una Tobin Tax come “lotta alla speculazione”, quando in realtà questa tassa può servire solo a controllare movimenti ridotti dei mercati; un BTP che da una quotazione quasi a 100 scende a 90 se non 80 svela una mera “fuga” dal titolo che non è arginabile se non da una Tobin Tax stellare – a due cifre – che però in pratica paralizzerebbe tutto il mercato finanziario, non solo la sua parte “speculativa”, rendendo antieconomica molta attività bancaria e con essa azzerando vari settori industriali che, per forza di cose, vivono di credito. Un risultato niente male per chi dice di voler difendere il paese… cui infatti non arriveremo: all’atto pratico la Tobin Tax sarà ridotta, e forse prenderà la forma di una tassazione di svantaggio sui soli profitti finanziari e non sulla operatività in sé (cioè non sarà una Tobin Tax). Nascosto da questo falso mito anti-speculativo, il fine allora può essere solo un altro: semplice far cassa sulle transazioni finanziarie.

Da Chicago-Blog.it

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