Teoria austriaca del ciclo economico

Una domanda ci siamo sempre posti (e prendetela ovviamente con un minimo di ironia).. ma perche’ quando si parla di teorie economiche gli austriaci, che non ci sembrano essere un paese con un’economia granche’ dinamica, ne’ molto importante.. sono sempre al centro con le loro teorie? Mises va be, d’accordo.. una figura storica. E anche altri, certo. Ma sempre quest’Austria 🙂

Per molti economisti si può parlare di teoria solo se esiste un modello matematico. Secondo me questa restrizione è troppo forte, perché non esistono modelli matematici adeguati per diverse questioni economiche fondamentali (come la teoria monetaria). Per teoria intendo semplicemente un insieme di costrutti logici coerenti che da premesse abbastanza verosimili, attraverso un procedimento logicamente rigoroso, arrivano a conclusioni non banali, cercando di corroborare con dati empirici le premesse, i passaggi e le conclusioni ove possibile (raramente, in macroeconomia, lo è).

Allo stato attuale non esiste una teoria austriaca dei cicli economici siffatta. Ciononostante, ci sono strumenti teorici di ispirazione austriaca che io considero fondamentali per capire la realtĂ  economica, e nello specifico le crisi economiche.

In primis, il mondo reale non assomiglia ad un’economia in equilibrio generale come quella sognata dagli economisti, sia quelli che ritengono i mercati perfetti, sia quelli neo-keynesiani. Questo non è un problema quando le limitazioni dell’ipotesi di equilibrio generale è irrilevante, come nei fenomeni di lungo termine. Ma è fondamentale quando si tratta di capire fenomeni intrinsecamente dinamici come quelli monetari o di ciclo economico.

La moneta è, per gli austriaci, un agente dinamico che modifica la dinamica dei mercati in maniera omnipervasiva. La moneta infatti è il fulcro del meccanismo di mercato, tant’è che nessun mercato sviluppato può esistere senza moneta. La moneta trasmette informazione (un aumento di prezzo segnala un’insufficiente offerta rispetto alla domanda e viceversa) e dunque le imprese e i consumatori conoscono la situazione di mercato tramite i prezzi. Ne consegue che qualsiasi cosa influenzi il sistema dei prezzi genererà un allontanamento del mercato dal normale percorso di convergenza verso un equilibrio, ottenuto per graduale sfruttamento delle opportunità di profitto.

Un altro concetto utile è quello di insostenibilità strutturale. Un’economia è strutturalmente insostenibile quando si trova in un punto dove non può tornare in equilibrio senza una crisi. Ad esempio, supponiamo che tutti i consumatori comincino a consumare troppo, dimenticando di fornire i risparmi necessari per il rinnovo del capitale fisso. Ad un certo punto, il capitale fisso dovrà essere rinnovato, i risparmi però scarseggeranno, e ci sarà un’improvvisa diminuzione della produzione e dei consumi.

Non esiste una teoria austriaca che spieghi esattamente perché la politica monetaria influenza le dinamiche economiche in modo tale da generare insostenibilità strutturale. Non si capisce quanto l’economia da sola sarebbe in grado di essere relativamente stabile e quanto la sua stabilità venga diminuita dagli interventi pubblici. Non si capisce in cosa consista esattamente l’insostenibilità strutturale perché non ci sono molti studi empirici sulla struttura produttiva (l’eccesso di consumo, la carenza di risparmi per il rinnovo del capitale fisso, eccetera). Infine, non esiste una teoria finanziaria austriaca (forse le teorie del canale del credito sarebbero un utile complemento).

Ritengo che il problema più grave sia la mancanza di un canale di trasmissione per spiegare come la politica monetaria provochi o perlomeno esasperi l’insostenibilità strutturale: ma una teoria affidabile del mercato “austriaco” che tenga conto dei fattori monetari e creditizi al momento non esiste.

Dato che una macroeconomia credibile non esiste comunque, bisogna prendere la teoria meno peggiore. Se in futuro ci sarĂ  una teoria decente dei fenomeni macroeconomici, sono convinto che sarĂ  molto simile a quella austriaca. Nel frattempo, gli austriaci dormono ripetendo sempre le stesse cose, e gli altri economisti si illudono di poter spiegare la moneta in contesti “walrasiani”. Nessuna sorpresa dunque se gli economisti non sono serviti a nulla nĂ© per prevenire la crisi nĂ© per combatterla.