TAS Group gli abilitatori della digital transformation delle aziende

Noi come Tas Group di mestiere facciamo gli abilitatori della digital transformation delle aziende. Siamo una società di software, quindi stiamo cercando di capire come si sta muovendo il mondo dei pagamenti, pagamenti elettronici in particolare.

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A livello internazionale vediamo cosa sta avvenendo. I venture capitalist americani stanno investendo fondamentalmente in due o tre settori: secure screen e tutte le soluzioni legate alle criptovalute e soluzioni di questo tipo. Lì abbiamo cominciato ad analizzare, noi abbiamo un osservatorio permanente in Silicon Valley proprio per capire come si muove il mercato, e abbiamo capito che si stava muovendo su certe tecnologie.

Io non sono sicuro che il bitcoin sarà la moneta del futuro o un’altra criptovaluta: questo per noi è un dettaglio e sono il meno titolato a parlarne a questo tavolo. Però stiamo cercando di capire cosa sta accadendo come fenomeno. E’ chiaro che negli Stati Uniti i pagamenti sono tutt’altro che elettronici, cioè l’85% dei pagamenti o giù di lì vengono fatti ancora con gli assegni, anni luce indietro rispetto alla situazione europea. Non a caso la Federal Reserve sta emettendo documenti per allinearci a metodologie molto vicine a quelle che noi, come Comunità Europea, abbiamo sviluppato una decina di anni fa, Target 2, SEPA e quant’altro. E’ chiaro che il bisogno di pagamenti elettronici negli Stati Uniti è molto più alto che in Europa.

Questo però non toglie che stanno nascendo una serie di idee molto interessanti. Noi abbiamo iniziato a lavorare sul tema del blockchain che da un certo punto di vista è molto affascinante. Io però non sono così certo che sia così sicuro: è una tecnologia molto nuova, molto giovane e deve ancora, ovviamente, mostrare probabilmente qualche buco, come è normale che sia. Però è affascinante, è assolutamente affascinante; noi abbiamo già previsto nei nostri piani di sviluppo, visto che ci sono piattaforme tipo Ethereum, etcetera, che stanno uscendo per mettere a disposizione questa tecnologia non solo al mondo dei pagamenti, ma anche allo sviluppo delle applicazioni. Noi ci stiamo puntando seriamente e pensiamo di essere tra i pochi attualmente in Europa ad analizzare la possibilità di sviluppare software “non tradizionali” per tematiche tradizionali utilizzando questa nuova tecnologia.

Poi non entriamo nel merito sulle criptovalute perché non dipende da noi. Però per noi quello è un business e quindi stiamo lavorando per interfacciare richieste di clienti che ci chiedono di fare cose abbastanza interessanti. Non l’Atm per il bitcoin perché c’è già, ma per esempio integrare gli Atm tradizionali al tema del bitcoin. E stiamo studiando con un cliente una soluzione specifica di prepagata che si interfaccia al mondo del bitcoin. Quindi ci sono una serie di opportunità che sicuramente stanno sviluppando idee a livello per ora molto più americano ma penso a breve anche a livello internazionale.

È chiaro che dal punto di vista della sicurezza di dubbi ce ne sono tanti. Ovviamente tutto il tema bitcoin è fuori dagli standard PCI e quindi la vedo assolutamente difficile da integrare su tematiche più tradizionali per ovvi motivi, senza entrare nel dettaglio. Però anche qui dovrei riprendere gli esempi appena fatti, cioè quando è nata Intenet, a fine anni Ottanta inizio anni Novanta, nessuno pensava che oggi nessuno di noi potesse vivere senza un collegamento alla rete.

In ogni caso la vedo come una grande opportunità perché è democratica, distribuita, senza una autorità centrale e, teoricamente, più sicura. Speriamo che non sia un’opportunità solo dall’altra parte dell’oceano, ma che lo sia anche per le imprese europee. Questa io penso potrebbe essere la grande sfida nostra. Non siamo purtroppo Google, non siamo le grandi realtà che hanno capacità di investire centinaia di milioni di dollari. Noi investiamo milioni di dollari, abbiamo questo handicap rispetto a loro, però ci stiamo provando.

Testo ripreso dal sito di ilsole24ore.com