E magari scopriamo che il tesoro dei socialisti sta in qualche VC!

Sangue e Merda ecco cosa significa costruire una startup secondo Enrico Pandian

Il costo per entrare nel mondo delle startup sta diminuendo sempre di più, oggi a differenza di quando ho iniziato nel 1999 i prodotti che abbiamo a disposizione hanno prezzi infinitamente inferiori, pensiamo ad un rack di server o più comunemente ai programmi per fare una presentazione, adesso con Google docs il costo è diventato ZERO.

Questa “democratizzazione” della tecnologia sta permettendo a tutti di entrare nel mondo della tecnologia, dell’innovazione, delle startup.

Anni fa era possibile farsi finanziare l’idea, perché le cose erano difficili, pensiamo solo a farsi finanziare lo sviluppo di una idea come il telefonino, quanti milioni o miliardi di euro sono serviti? Oggi, diciamolo, è tutto più semplice, praticamente ogni persona ha uno smartphone e possiamo quindi concentrare lo sviluppo su cose più soft, come le app.

Siamo quindi passati da un momento in cui i Venture Capital hanno finanziato le idee, perché la realizzazione era molto complessa, ad oggi in cui i VC (Venture capital) finanziano idee che sono già sul mercato, questo perché fare un MVP (minimum viable product) e validare le metriche è diventato (quasi) a costo zero.

Questo concetto non è facile da capire per chi entra ora nel mondo delle startup e pensa che ci siano VC/angels pronti a finanziare la “loro grande idea”. La fase di pre seed ora viene finanziata da ” friends, family ‘n fools”, è la parte più rischiosa nella vita della tua startup ed è sicuramente più facile farsi finanziare da un amico o dalla nonna piuttosto che da un investitore professionale che ti vede per la prima volta. ( si dice che il 90% delle startup fallisca già in questa fase).

Una volta messo sul mercato il proprio MVP e validato alcune metriche si è pronti a pitchare agli investitori, che ormai si aspettano di vedere queste metriche ma vogliono vedere anche altro, che il tuo business potrà scalare velocemente e diventare grande!

La domanda fondamentale è: come acquisirai i clienti? (Customer acquisition strategy) è una domanda che molte volte riceve risposte banali, che indicano come l’imprenditore che sta rispondendo sia ancora immaturo al biz, è la domanda sulla quale bisogna essere ferrati e avere metriche e traction, perché in base a questa gira (o meno) la tua startup.

C’è un punto che voglio evidenziare, il mondo delle startup non è figo, è sangue e merda (intendo il mondo in cui le cose si fanno, non in quello in cui si parla e basta), è un carnaio in cui il 90% delle persone che incontrerai l’anno successivo farà un’altro lavoro (di solito molto piu umile), perché non gli è andata bene, è un lavoro di solitudine, in cui devi prendere decisioni importanti che andranno a modificare il tuo stile di vita e dei tuoi collaboratori, quindi un consiglio che posso darti è STUDIA il mercato che vuoi aggredire e parla della tua idea con il maggior numero di persone possibili (e dimenticati i non-disclousure agreement, non esistono), il 33% delle persone che incontrerai ti diranno che è interessante (ma stanno pensando che è una merda) , il 33% delle persone ti diranno che è una merda ( sono persone negative), il 33% delle persone ti diranno che è una merda ( questi non sono negativi, capiscono il mercato è sanno quello che dicono ), 1% ti chiederà di diventare tuo socio/dipendente (credi in questa persona perché ti aiuterà).

Enrico Pandian

Ripreso da www.startupgym.it/2016/04/03/trasforma-la-tua-idea-in-una-startup/

Resoconto del Web Summit 2015 di Dublino a cura dei partecipanti italiani

Si è chiusa l’ultima edizione del Web Summit di Dublino. Paddy Cosgrave ha annunciato in chiusura che l’anno prossimo tutto si sposterà a Lisbona. Per crescere ancora, perché oramai il Web Summit non ha più a che fare solo con la città che l’ha visto nascere. Dublino, dove tutto è nato 4 anni fa con un evento di appena 400 persone.

L’unico modo per avere un’idea di quanto grande sia diventato il Web Summit in 4 anni non possiamo che affidarci ai numeri ufficiali rilasciati dall’organizzazione a conclusione della tre giorni. E i numeri sono raddoppiati rispetto allo scorso anno.

42.000 persone da 134 paesi, 99.054 tweet in 3 giorni, 41.675 persone che l’hanno visto in streaming.
95.000 persone hanno cercato e trovato incontri tramite l’app, 1.000 speaker, 2.141 startup.
1.000 investitori, 54 su 72 ore senza pioggia a Dublino. Record!

Il Web Summit visto dagli investitori italiani a Dublino

Non sono i protagonisti, ma sicuramente l’oggetto più ricercato. Ce ne erano di ogni nazionalità. Riconoscibili dalla targhetta rossa che li contraddistingue e in generale da un abbigliamento più elegante, si vedono girare per gli stand quasi braccati dalle startup. Ma in pochi si sono avventurati tra le startup. Un investitore inglese che preferisce rimanere anonimo decide a un certo punto di girare il proprio cartellino: «I can’t walk, I can’t stand, it’s a mess». L’Investor Lounge è stato l’oggetto del desiderio di tutte le startup presenti. Lì avvenivano gli incontri. E si discutevano le strategie di investimento.

C’erano Dave McClure di 500 startup che ha detto che in Europa qualcosa si sta muovendo. «Il mercato cresce, tanto, e oramai vedo startup interessanti non solo a Londra. L’Europa è un posto da guardare attentamente». Microsoft, Bmw, American Online, Facebook e Twitter sul lato corporate venture.

1. C’era Emanuele Angelidis, CEO di Breed Reply. «All’evento partecipano investitori da tutto il mondo ed i giganti del settore. E’ un ottimo mix per il networking». Breed Reply era con la loro startup XMetrics, selezionata come beta. «Per tre giorni sembra che tutto succeda a Dublino» dice Angelidis, «Ovviamente la scala dell’evento porta con se’ alcuni aspetti svantaggiosi: lo spazio è così grande che può risultare dispersivo, e non sempre è facile parlare con le startup in aree tranquille e riservate». Però il bilancio è positivo.

2. Giudizio condiviso da tutti. Paolo Borella, presente per il suo Vertical, acceleratore di startup healtcare di base a Helsinki che ha appena avviato il primo branch di startup (portandosi un paio di italiani, Pedius di Lorenzo di Ciaccio e il guanto progettato da Intact di Nicholas Caporusso). «Il meglio? Il networking che si è fatto all’Investor Lounge con investitori di tutto il mondo». Perché alla fine è quello che conta. Il networking in eventi del genere.

3. Francesco Lato, Widening Venture, società che ha 5 startup in portafoglio e fa investimenti seed focalizza l’attenzione sul corporate venture: «potrebbe essere disruptive nel mondo del venture capital, se cambia. Devono riuscire a fare oqualcosa che sia libero da diritti di veto e dare veramente le due cose che contano di più. Soldi e collaborazione». Colpito da alcune startup hardware tedesche e irlandesi, alla fine dice che alla fine «è un buon segno che cominciamo ad andare all’estero, ce ne erano qui, ma a noi manca ancora la voglia di andare all’estero, uscire, conoscere e stringere rapporti».

11 startup italiane che hanno raccolto da 500K a 3M in funding

Non le migliori, difficile contarle tutte. Ma quelle che hanno raccolto più soldi in funding e che si sono ritagliati i posti più ambiti tra gli stand. Eccole:

Chatsim. Ha raccolto 500K in funding. Nata come prima SIM al mondo in grado di far chattare gratis e senza limiti, anche in assenza di Wi-Fi, con le App di messaggistica istantanea (WhatsApp, WeChat, Telegram, Facebook, Messenger, QQ, LINE e tante altre App disponibili per Smartphone e Tablet) – oggi ChatSim si definisce il primo “Instant Messaging Mobile Operator” al mondo (www.chatsim.com), nato da Manuel Zanella (38 anni), CEO di ChatSim, già fondatore e CEO di Zeromobile, primo Operatore Mobile Globale in Italia per il roaming low cost.

Marinanow. Aiuta a prenotare viaggi in nave, come Booking.com fa con le stanze d’albergo. Fondata nel 2012 da 3 esperti di marina, Marinanow nel 2014 ha chiuso i primi round di investimenti e oggi copre oltre 1300 attracchi di navi nei porti del Mediterraneo.

Cleafy. La complessità dei sistemi informatici è in crescita esponenziale e gli attacchi informatici stanno diventando vere e proprie pandemie. Cleafy ha sviluppato il sistema immunitario informatico per i web service e per le applicazioni web. Il Ceo è Matteo Bogana.

SpazioDati.  E’ una startup che opera in ambito big data e semantica. L’obiettivo dei suoi founder è consentire a tutti – dalle grandi aziende alla pubblica amministrazione – l’accesso a una tecnologia che fino a oggi, a causa dei costi molto alti, è stata appannaggio solo di realtà davvero grandi, come centri di ricerca o aziende affermate. E’ l’unica italiana ad aver chiuso round per più di 3 milioni al Web Summit. Il presidente è Gabriele Antonelli.

Flook. Promettono un nuovo modo di fare storytelling. Testi, video, immagini, audio integrati in un’unica piattaforma. Finanziati da LazioInnova andranno online a dicembre. Top secret come sarà la piattaforma prima di allora. Guido Silvestrini, romano, anticipa solo che il testo sarà unico. I video saranno parte integrante della narrazione. Aspettiamo per capire bene cosa hanno in mente.

Snapp. Un creatore di app per chi non sa scrivere codici. Lo fanno con un sistema drap and drop che permetterà, dicono, davvero a chiunque di poter creare la propria app. Designer, startup. Hanno raccolto «oltre un milione in funding». Il ceo è Marco Carosi.

Eudata. Anche loro nella forchetta tra 1M e 3M di funding, la società di software Eudata abilita a interagire attraverso piattaforme multicanale. Sono entrate da febbraio 2015 in Italia Startup.

Xmetrics, startup italiana che progetta wearable device per il miglioramento delle performance in ogni attività sportiva. Xmetrics è un allenatore virtuale. Una volta indossato sulla testa è in grado di rilevare, monitorare e registrare tutti i dati relativi alla frequenza e al ciclo della bracciata, alla qualità della virata, alle prestazioni cronologiche, alle pulsazioni e, persino, all’ossigenazione del sangue.

Database Immobiliare Italiano. Hanno chiuso da poco un round di investimento con privati poco superiore a 500K. Hanno creato un database che permette grazie all’utilizzo dei big data di individuare l’appartamento perfetto per i clienti di un’agenzia immobiliare. In relazione alle preferenze, all’utilizzo, allo scopo.

Mink. Una Digital Marketing Company specializzata in progetti e strategie per il web basata sul cloud. In sostanza aiuta le aziende a ripensarsi online, a elaborare strategie di crescita nuove che siano adatte per l’online. Il ceo è Antonio Di Donna

Articolo di A_Rociola, ripreso da startupitalia_eu

Le aziende innovative sul Bitcoin e sulla Blockchain che rivoluzioneranno l’economia internazionale

Le startup guardano alla tecnologia blockchain. Molti sono convinti che la tecnologia nata per rivoluzionare il mercato della finanza – è grazie a blockchain se oggi possiamo pagare anche in Bitcoin – cambierà per sempre anche il resto dell’economia. Lo scrive, tra gli altri, Venture Radar, società londinese specializzata ad aiutare le aziende a scoprire e utilizzare le nuove tecnologie per crescere.

La Blockchain è la tecnologia che è alla base di Bitcoin. Il suo cuore peer-to-peer fatto di una rete di computer, di nodi, interconnessi tra loro e che si scambiano informazioni in maniera sicura, ineccepibile. Tutti possono controllare gli scambi. Tutti possono entrarci. E non necessita di alcuna autorità terza che ne garantisca le transazioni. Una rivoluzione che può colpire tutti i campi in cui operano le organizzazioni umane e infatti l’Economist il 31 ottobre uscirà con una cover story proprio sulla Blockchain e su come cambierà per sempre l’industria e la produzione di beni per come la conosciamo. Decentralizzandola. Togliendo i regolatori centrali delle transizioni.

Ed ecco una esclusiva lista delle 25 aziende piu’ interessanti in questo settore:

1. Applied Blockchain

Area: smart contracts

Cosa fanno: permettono la condivisione e l’archiviazione di dati contrattuali tra aziende e privati coinvolgendo solo i soggetti interessati e creando dei database privati.

2. Augur

Area: prediction markets

Cosa fanno: è un sistema decentralizzato per creare previsioni di mercato su qualsiasi argomento.

3. Bitnation

Area: governance

Cosa fanno: è una piattaforma collaborativa che fornisce gli stessi servizi di un governo nazionale, dalla risoluzione di dispute, alle assicurazioni, alla sicurezza. Il tutto senza alcun confine geografico, senza intermediari e su base volontaria.

4. Blockverify

Area: anti contraffazione

Cosa fanno: usano la tecnologia per individuare i prodotti contraffatti e creano sistemi per rendere impossibili le contraffazioni

5. Chimera

Area: IoT

Cosa fanno: permettono di collegare qualsiasi device con la casa, l’auto, l’ufficio, il giardino in maniera sicura attraverso reti crittografate.

6. Colu

Area: arte e proprietà

Cosa fanno: trasformano qualsiasi bene in un asset digitale.

7. Etherparty

Area: smart contracts

Cosa fanno: grazie a un visual editor, a una biblioteca virtuale e alla possibilità di accedere ad una dashboard semplificano la creazione e l’esecuzione degli smart contracts.

8. Everledger

Area: anti contraffazione

Cosa fanno: usano la tecnologia blockchain fondamentalmente per evitare le frodi.

9. Filament

Area: IoT

Cosa fanno: attraverso un hardware radio creano delle reti senza fili per controllare qualsiasi tipo di sistema, dalle luci di una città all’antifurto di un’azienda. Basano tutto su blockchain tecnology.

10. Filecoin

Area: cloud storage

Cosa fanno: creano un magazzino virtuale di file che si possono condividere e scambiare (anche in cambio di una valuta).

11. FollowMyVote

Area: governance

Cosa fanno: è una piattaforma sicura ed economica per votare online, che nei prossimi anni vorrebbe sostituirsi agli attuali sistemi di voto.

12. Gems

Area: social networking

Cosa fanno: Gems è un social network che premia in bitcoin chi riesce a portare nuovi user. La valuta può essere spesa per inviare messaggi pubblicitari o qualsiasi tipo di comunicazione non richiesta dagli user.

13. Monegraph

Area: arte e proprietà

Cosa fanno: offrono una completa protezione dei diritti d’autore per le opere d’arte. Incluso il pagamento da parte di chi utilizza un lavoro coperto da copyright.

14. Onename

Area: digital identity

Cosa fanno: attraverso un database blockchain registrano e proteggono le identità digitali – e le verificano, nei casi di siti e social media.

15. Otonomos

Area: governance

Cosa fanno: dematerializzano le azioni di una società e le trasferiscono in un database online visibile agli amministratori. Danno alla società una struttura finanziaria decentralizzata.

16. ShoCard

Area: digital identity

Cosa fanno: creano un’identità digitale che può essere utilizzata dalle banche e che protegge la privacy del consumatore.

17. Storj

Area: cloud storage

Cosa fanno: attraverso la tecnologia blockchain e protocolli peer-to-peer forniscono un cloud storage sicuro, privato e criptato. Permette anche di affittare lo spazio di hard disk inutilizzato del proprio computer.

18. Swarm

Area: governance

Cosa fanno: è una piattaforma di crowdfunding decentralizzato che usa valute digitali personalizzate per ciascuna azienda.

19. Synereo

Area: social networking

Cosa fanno: è un social network decentralizzato, dove ognuno è proprietario dei propri contenuti e può guadagnare da essi.

20. Thingchain

Area: supply chain

Cosa fanno: permettono di rintracciare l’intera storia di un prodotto e la traducono in codici crittografati.

21. Tierion

Area: cloud storage

Cosa fanno: permettono di salvare dati in maniera sicura e li rendono immediatamente disponibili per essere trasferiti ad altre applicazioni

22.  Tradle

Area: supply chain

Cosa fanno: applicano la tecnologia blockchain a tutti i tipi di transazioni, anche quelle non finanziarie, in qualsiasi parte del mondo.

23. Trustatom

Area: smart contracts

Cosa fanno: offrono soluzioni per l’autenticazione di ID sicure per facilitare la stipulazione di smart contracts e transazioni tra clienti e aziende.

24. Verisart

Area: arte e proprietà

Cosa fanno: usano tecnologie decentralizzate per tracciare e verificare l’autenticità di opere d’arte.

25. Bitproof

Area: arte e proprietà

Cosa fanno: proteggono la proprietà intellettuale attraverso l’emissione di certificati e contratti validi in tutto il mondo.

 

Articolo di A_Rociola ripreso dal sito startupitalia_eu

 

Cosi’ muore una eccellenza italiana

Giuseppe Silvano, 28 anni, informatico di Andria, ha annunciato la chiusura di Zenfeed sul blog ufficiale della startup di cui è ceo (amministratore delegato) e fondatore, pubblicando contemporaneamente in una cartella aperta tutti i documenti della startup. L’app che suggeriva le notizie da leggere in base ai gusti personali è stata dunque smantellata.

Il mondo dell’informazione online è parecchio cambiato da quel giorno in cui nacque l’idea di Zenfeed. Ci sono nuovi equilibri e nuove forze in gioco, i competitor sono molti di più e molto più agguerriti (recentemente si sono aggiunti anche Facebook ed Apple), e semplicemente non riusciamo a tenere il passo con le risorse a nostra disposizione.”

L’aggregatore di notizie

L’idea nel 2012 era di creare un aggregatore di notizie che capiva cosa voleva leggere l’utente in base alla sua attività sui social network. «Uno strumento che va oltre Google Reader», dicevano all’epoca, prima che Google Reader chiudesse. «Volevamo creare un prodotto per il web, ma con il tempo il nostro focus si è spostato sul mobile: questo ci ha fatto perdere molto tempo», spiega oggi a Corriere Innovazione. L’app per iOS viene pubblicata nell’ottobre 2014.

Alla base c’è un algoritmo che mette in ordine le notizie in base ai gusti dell’utente, che sono stati calcolati attraverso l’attività sui social network e l’attività stessa sull’app. «Nei primi mesi sullo store la app di Zenfeed ha raccolto qualche migliaio di utenti, ma la crescita era troppo lenta, e ci siamo resi conto che per accelerarla servivano risorse molto maggiori, sia lato sviluppo che lato marketing», continua Silvano. Da qui la decisione di mettere fine all’esperienza.

«Negli ultimi mesi – ha scritto sul blog – abbiamo anche tentato un pivot, usando parte della nostra tecnologia per creare il prototipo di un nuovo prodotto, un motore di analisi semantica dell’informazione più versatile da vendere ad aziende. Ma avendo esaurito i fondi, tutti investiti nel prodotto originale, lo sviluppo di un nuovo servizio e la ricerca di nuovi clienti ci ha stremati».

I creatori della startup hanno pubblicato tutti i documenti prodotti in questi anni, dal piano finanziario alle presentazioni portate alla varie competizioni, «materiale che speriamo possa essere utile agli altri startupper del giovane sistema italiano».«Non siamo riusciti a creare una macchina per fare soldi, ma la nostra è un’esperienza che comunque rimane in circolo. È quello che serve in Italia: fare capire che serve provare, conoscersi, sbagliare, riprovare».

 

Articolo ripreso dal blog “Gli Squali di Wall Street” su Blogspot

 

 

Aprire una startup innovativa a San Marino

Tra le Repubbliche più piccole del mondo c’è anche San Marino che, nel suo piccolo, sta compiendo passi importanti per favorire l’insediamento di startup, ricomprendendo nel termine startup non solo nuove realtà tecnologiche ma più in generale società con nuove idee in fase di avviamento.

Sono nate infatti realtà sia private che pubbliche a supporto degli imprenditori esteri che intendano avviare nuove attività imprenditoriali in Repubblica. Nonostante l’attenzione mediatica sia rivolta molto spesso a vicende negative in ambito politico, le opportunità che questa Repubblica può offrire oggi ai nuovi imprenditori sono innumerevoli.

I vantaggi di San Marino

I vantaggi della scelta di questo Stato non si fermano ad una inferiore tassazione, ma vanno ben oltre e si toccano con mano già nelle fasi preliminari.
La burocrazia è un ricordo, così come la distanza dalle istituzioni che consentono di aprire un’impresa a San Marino. La pubblica amministrazione sammarinese è a disposizione dei cittadini, così come lo è  Startup.sm che sostiene gli imprenditori assistendoli nella fase iniziale, formandoli e sostenendoli nelle scelte legate all’apertura dell’impresa.

Uno spazio di co-working a San Marino

A Marzo è stato inaugurato il .lab un vero e proprio laboratorio che unisce alcune funzionalità fab al multimedia e ad uno spazio di co-working, dove trovare tutti gli strumenti per partire: dalle stampanti 3D ai plotter, computer, una piccola sala audio e sala pose per aiutare gli startuppers in fase di avviamento, anche nel caso di progetti e-commerce o multimediali.

Periodicamente vengono organizzate anche conferenze introduttive per aprire a San Marinoalle quali partecipano sempre numerosi interessati.

Il prossimo appuntamento sarà il 13 Novembre in cui ogni partecipante avrà anche un momento di consulenza individuale per approfondire alcuni temi e fugare eventuali dubbi.

 

Testo ripreso da blogfinanza.com