Fallimento di una startup innovativa come fare a gestirlo

Scommettere sull’innovazione e’ rischioso.  Il legislatore ha considerato che gli investimenti in questo settore siano più rischiosi e che si rendesse necessario prevedere una disciplina di favore non solo per la costituzione e gestione della start-up innovativa, ma anche per la sua eventuale crisi.

Con il D.L. 179/2012 è stato quindi stabilito che sintantoché la start-up possa essere qualificata innovativa, ossia nei primi quattro anni dalla costituzione della società e a condizione che permangano i requisiti richiesti per l’iscrizione nella sezione speciale del registro delle imprese, non può essere dichiarata fallita, né può essere sottoposta ad altre procedure concorsuali previste dalla legge fallimentareI creditori, quindi, non possono provocare l’apertura di procedure concorsuali, ma solo agire individualmente in via esecutiva. La STI, per paralizzare tali azioni e, comunque, per trovare una soluzione unitaria che le consenta di superare la crisi finanziaria, ha a disposizione due strumenti, regolati dalla L. 3/2012 sul sovraindebitamento: il procedimento di composizione della crisi mediante un accordo con i creditori e quello di liquidazione dei beni.

Dell’eventuale apertura di tali procedure viene data pubblicità nel registro delle imprese e, da quel momento, i creditori non possono più promuovere azioni esecutive o cautelari, né acquisire diritti di prelazione. Quanto a contenuto ed effetti, i due procedimenti sono, sotto ogni altro profilo, radicalmente diversi.

LA COMPOSIZIONE DELLA CRISI
L’accordo di composizione della crisi si basa sulla presentazione, da parte della STI, di una proposta, corredata da un piano che preveda termini e modalità di pagamento dei creditori, nel rispetto di alcuni criteri fissati dalla legge in favore di determinate categorie di crediti (crediti impignorabili, crediti privilegiati, crediti fiscali di particolare natura ecc.).

Il procedimento si svolge con l’ausilio di un organismo di composizione della crisi (le cui funzioni possono essere svolte dagli organismi di conciliazione presso le Camere di Commercio, dagli ordini professionali di avvocati, commercialisti e notai, da enti pubblici dotati di speciali requisiti, o, in alternativa, da un avvocato, commercialista o notaio nominato dal Tribunale su richiesta della STI) e sotto la vigilanza del tribunale. L’accordo può essere omologato solo se viene approvato da tanti creditori che rappresentino il 60% dei crediti; in tal caso, diviene obbligatorio per tutti i creditori, anche dissenzienti, con titolo anteriore all’apertura della procedura.

Con un procedimento la cui durata è fissata in sei mesi, la STI può quindi ottenere il risultato di liberarsi integralmente delle proprie obbligazioni, e di poter eventualmente riprendere l’attività con un fresh start.

Quando l’accordo di composizione non sia proponibile per difetto dei presupposti, oppure dopo l’omologa non venga correttamente eseguito, la STI, e anche i creditori nel secondo caso, possono chiedere l’apertura del procedimento di liquidazione del patrimonio.

In tale ipotesi, la STI deve mettere a disposizione, a servizio del pagamento dei creditori, tutti i suoi beni, inclusi quelli che sopraggiungano nei quattro anni successivi all’apertura della procedura. Il procedimento di liquidazione, infatti, per legge non può durare meno di quattro anni, e comunque non può essere dichiarato concluso finché non siano liquidati tutti i beni.

Anche in questo caso il procedimento si svolge con l’ausilio dell’organismo di composizione della crisi e sotto la vigilanza del tribunale, ma con la presenza necessaria di un ulteriore soggetto, il liquidatore nominato dal Tribunale, che assume la gestione i beni, ne cura la liquidazione e, una volta accertato lo stato passivo, distribuisce il ricavato delle vendite ai creditori. Evidentemente, si tratta di un procedimento di dissoluzione della start-up innovativa, che ne sancisce il definitivo naufragio.

In conclusione, deve ritenersi che il legislatore abbia promosso una responsabilizzazione dell’imprenditore innovativo, stimolandolo a reagire tempestivamente ai primi segnali della crisi, quando sia ancora applicabile la disciplina della STI e il dissesto non sia ancora tanto grave da precludere ogni possibilità di accordo con i creditori, cosicché possa essere perseguito nel migliore dei modi l’obiettivo del fresh start.

RISERVATEZZA PER PROTEGGERE LA REPUTAZIONE
Se, peraltro, agli amministratori si richiede di gestire con prontezza l’emergere della crisi, ai soci viene al contrario concesso il tempo di verificare come la stessa evolva prima di assumere le determinazioni di competenza in merito all’investimento. In deroga a quanto previsto dal codice civile, infatti, nel caso in cui il capitale sociale della STI si venga a ridurre di oltre un terzo a seguito di perdite, i soci hanno a disposizione due anni, anziché uno, per deliberarne la riduzione (se nel frattempo non si sia risanata la situazione) e, addirittura, se in tale ipotesi il capitale sia sceso anche al di sotto del limite di legge, i soci possono attendere la fine dell’esercizio successivo prima di decidere se aumentare il capitale o sciogliere la società.

Oltre a questa agevolazione, i soci della STI beneficiano di una particolare tutela anche sotto il profilo della riservatezza. Il legislatore, infatti, temendo che l’insuccesso dell’iniziativa imprenditoriale possa pregiudicare possibili programmi di investimento futuri, ha stabilito che, decorsi dodici mesi dall’iscrizione nel registro delle imprese dell’apertura della liquidazione del patrimonio della STI, venga interdetto l’accesso ai dati dei soci (anche se amministratori o comunque investiti di cariche o qualifiche), tranne che all’autorità giudiziaria e a pubbliche autorità.

Al di là del rischio reputazionale, e ovviamente di quello di perdita del capitale investito, i soci della STI non devono temere alcun altro pregiudizio, dal momento che la responsabilità civile resta regolata dalle norme ordinarie del codice civile, per cui nella spa e nella srl i soci non rispondono delle obbligazioni della STI (a meno che non abbiano prestato garanzia) e non è loro imputabile alcuna ipotetica responsabilità per mala gestio (a meno che il socio di srl non abbia intenzionalmente deciso o autorizzato il compimento di atti dannosi per la società, i soci o i terzi).

Ed e' un affare assai complicato!

QUANDO SCATTA IL PENALE
Quanto agli amministratori, invece, applicandosi anche in questo caso la disciplina ordinaria del codice civile, potrà essere agli stessi imputata una responsabilità per mala gestio, nel caso in cui abbiano violato gli obblighi loro imposti dalla legge o dallo statuto della STI, cagionando danno alla società, ai soci o a terzi, inclusi i creditori, con atti dolosi o colposi. Integra il quadro delle possibili responsabilità una specifica disposizione di natura penale. Alla STI, infatti, non si applica la legge fallimentare (e quindi le previsioni in materia, tra l’altro, di bancarotta, semplice o fraudolenta), ma, nel caso in cui faccia ricorso ai procedimenti per il superamento del sovraindebitamento, la STI soggiace alle disposizioni dell’art.  16 L. 3/2012, che prevede ipotesi di reato simili a quelle della bancarotta fraudolenta.

In particolare, viene sanzionato con la reclusione da 6 mesi a 2 anni e la multa da € 1.000 a € 50.000 chi alteri l’attivo o il passivo per poter accedere al procedimento di composizione della crisi, ovvero produca documentazione contraffatta, od occulti beni in sede di liquidazione del patrimonio, o ancora effettui pagamenti preferenziali o ponga in essere atti intenzionalmente volti a violare l’accordo con i creditori, o, infine, aggravi la situazione debitoria della STI dopo la presentazione della proposta di accordo.

Anche sotto questo profilo, la STI beneficia dunque di una disciplina di favore, dal momento che la responsabilità penale viene ricollegata solo a condotte connotate da elementi di frode ai danni dei creditori.

In conclusione, è pacifico che – sulla scia di quanto sostenuto dalla dottrina statunitense  – il legislatore ha ritenuto che una disciplina agevolata della crisi possa costituire un incentivo fondamentale per la costituzione di imprese dal carattere innovativo. Meno pacifica, invece, è l’adeguatezza degli strumenti messi a disposizione, dal momento che i procedimenti di composizione della crisi mediante accordo con i creditori e di liquidazione del patrimonio sono connotati da meccanismi complessi e onerosi, che certamente è auspicabile vengano riformati nel segno di una maggiore semplificazione.

Testo ripreso da economyup.it – autore: D_Sorgato

Poi si finisce al Circo Massimo a farsi sbranare dai leoni :-)

Digital Magics Roma incomincia a macinare startup innovative

Digital Magics Roma lancia le prime due startup innovative: GRAMPiT, sistema di assistenza agli anziani nelle attività quotidiane e controllo da parte della famiglia, e AppMetrics, che misura la qualità dell’uso di app per smartphone.

Digital Magics Roma è la quarta sede aperta da Digital Magics e affianca le startup digitali del Lazio e del Centro Italia. L’incubatore della capitale è all’interno di Talent Garden Poste Italiane, campus di coworking dedicato all’innovazione, nato dall’accordo di Open Innovation fra Poste Italiane e Digital Magics, che monitora costantemente startup e soluzioni innovative per innovare i processi e servizi interni di Poste Italiane.

Talent Garden Poste Italiane – che offre anche la formazione di TAG Innovation School e iniziative sui temi del digital e della tecnologia – è un open space di 1500 m2 aperto 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, dotato di oltre 100 postazioni per i talenti digitali. Da metà aprile a oggi Talent Garden Poste Italiane e Digital Magics Roma hanno organizzato e ospitato oltre 30 eventi – tra cui il primo hackathon di Poste Italiane, workshop di IBM e Cisco per gli sviluppatori, minimaster del Technion di Tel Aviv, Startup Weekend e meetup di tutte le principali community romane legate al digitale e all’innovazione – coinvolgendo più di 1.500 persone dell’ecosistema dell’innovazione laziale e del Centro Italia.

Talent Garden è una partecipata di Digital Magics (che ne detiene circa il 30% delle quote) ed è, insieme a Tamburi Investment Partners, partner strategico dell’incubatore per la guida della più importante piattaforma dell’innovazione per il DIGITAL MADE IN ITALY.

Le prime due startup innovative di Digital Magics Roma sono:

GRAMPiT (www.gramp.it), il sistema innovativo di assistenza agli anziani – grazie a dei dispositivi fisici connessi – che li aiuta nelle attività di ogni giorno. Assiste attivamente l’anziano fornendogli le informazioni di cui ha bisogno al momento giusto tramite indicazioni vocali.

Grazie ai suoi sensori, GRAMPiT monitora l’assistito e la casa, rilevando la mancata esecuzione delle attività importanti (prendere le medicine, mangiare a orari definiti, bere, caricare il cellulare, prendere cellulare e chiavi prima di uscire). Avvisa i familiari in caso di necessità: GRAMPiT ha sviluppato un’applicazione mobile per la famiglia che può tracciare la posizione della persona anziana da remoto.

GRAMPiT è entrata anche nel programma di accelerazione Digital Magics HealthTech – in partnership con Healthware International – specializzato per le startup digitali del settore della salute.

AppMetrics, grazie alla sua applicazione AppMeter offre servizi per la misura della qualità percepita dagli utenti nell’uso di app su smartphone.

I dati raccolti dalle campagne permettono di effettuare diverse verifiche, per esempio il corretto funzionamento delle applicazioni, la sicurezza dei dati gestiti, l’usabilità, il consumo di batteria. AppMeter non incide sul funzionamento dello smartphone, non produce traffico dati eccessivo (circa 150 KB al giorno) e non accede alle informazioni riservate degli utenti.

Le attività di ampliamento e gestione del portafoglio di Digital Magics a Roma sono affidate a Nicola Mattina, imprenditore con oltre 20 anni di esperienza nella comunicazione di impresa, nella consulenza di management e nei processi di digital transformation.

Carlo Alberto Pratesi, docente di marketing, innovazione e sostenibilità all’Università Roma Tre, sarà invece academic advisor e supporterà le attività di Open Innovation.

“Stiamo continuando a lavorare con Talent Garden e Poste Italiane – ha affermato Gabriele Ronchini, fondatore e amministratore delegato di Digital Magics per il portfolio development – per creare un vero e proprio centro di formazione e accelerazione digitale per Poste Italiane, ma soprattutto a sostegno dell’ecosistema laziale e del Centro Italia.

Abbiamo scelto le prime due startup, GRAMPiT e AppMetrics, che rappresentano perfettamente la vivacità e la qualità di questo territorio. Diamo il benvenuto nella nostra squadra a Fausto Preste, fondatore di GRAMPiT, startupper seriale di successo e Luigi Carabiniere, fondatore di AppMetrics, grande esperto di tecnologia, IP e brevetti”.

“Roma sta diventando un posto molto vivace e interessante per chi vuole creare una startup – dichiara Nicola Mattina, partner di Digital Magics Roma – sia perché c’è un’offerta piuttosto diversificata di programmi di accelerazione e incubazione, sia perché abbiamo tra le istituzioni più attive nella promozione dell’imprenditoria innovativa.

Rispetto agli altri attori sul territorio, noi preferiamo lavorare con una startup alla volta affiancando operativamente gli imprenditori con l’obiettivo di far crescere il prodotto, mettere a punto un’efficace strategia di sviluppo delle vendite e preparare la startup per il primo round istituzionale”.

Questo Comunicato è online su digitalmagics.com nella sezione Comunicati Stampa.

Proporzionalmente piu' delle grandi banche, strano!

Le Banche di Credito Cooperativo finanziano le startup innovative piu’ dei grandi gruppi bancari

I prestiti a “garanzia pubblica” per le startup si sono raddoppiati in meno di un anno. Negli ultimi 10 mesi il numero di finanziamenti concessi alle startup innovative attraverso il Fondo di Garanzia per le Piccole e Medie Imprese (un fondo governativo che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari) è aumentato del 133%.

Se infatti ad aprile del 2015 – a un anno e mezzo dalla partenza della policy – erano stati concessi 526 finanziamenti, a dieci mesi di distanza, a febbraio 2016, il contatore del Mise è arrivato a quota 1.229.

Il ruolo centrale del credito cooperativo per finanziare le startup

Ma c’è un dato che più di tutti dovrebbe far riflettere. Dell’ecosistema bancario italiano chi si è assunto maggiormente il rischio di finanziare le startup innovative sono quelle che la classificazione della Banca d’Italia vuole come banche minori. Per chiarire, si tratta per la stragrande maggioranza di banche di credito cooperativo e popolari. Da loro infatti arriva quasi 1/3 dei finanziamenti, che lo ricordiamo in caso di insolvenza sono coperti fino all’80% dallo stato. Una forchetta che spacca le banche a metà: i primi 5 gruppi bancari finanziano per 2/3 le startup. Il resto lo fa quasi esclusivamente il credito cooperativo.

Ogni 300 milioni di finanziamento 100 li mettono le BCC

Dalle piccole banche infatti sono arrivati quasi 100 milioni di euro (99,7) secondo i dati del MISE. 209 milioni dai maggiori gruppi bancari. In mezzo c’è tutta una galassia di popolari e altre grandi banche. In più, in media, le banche minori prestano più soldi delle grandi banche (i finanziamenti in media sono di 700mila euro). Un trend che è destinato a crescere, visto che pochi giorni fa il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ha firmato un decreto che estende l’accesso a questo fondo anche alla categoria delle Pmi innovative.

Forse startup (del registro) sono un più Pmi giovani che startup

Quello che emerge è a nostro avviso una conferma che l’ecosistema italiano delle startup sta gradualmente ricalcando i vizi e le virtù delle piccole e medie imprese. E dei distretti industriali, che tanto hanno beneficiato proprio dal credito cooperativo. Questa particolare istituzione bancaria, le vecchie casse rurali, ha origine in Europa nell’800. In Italia hanno ricalcato la struttura industriale del paese, contribuendo al suo sviluppo.  Apprezzabile la capacità di queste piccole banche di prendersi più rischi. Molto di più di banche più strutturate e grandi gruppi, al netto di una  Difficile pensare che la maggioranza delle startup non abbia provato a rivolgersi ad altre banche prima, anche se non ci sono dati a suffragare questa tesi. Ma di fatto con il Credito cooperativo è più facile ottenere i prestiti.

I dati: le startup finanziate continuano ad aumentare

E’ utile ricordare che la garanzia di cui stiamo parlando copre ben l’80% del credito erogato dalla banca alla startup, fino a un massimo di 2,5 milioni di euro, ed è concessa sulla base di criteri di accesso estremamente semplificati, con un’istruttoria che beneficia di un canale prioritario (il Medio Credito Centrale non opera alcunadue diligence ulteriore rispetto a quella già effettuata dalla banca).

Anche il numero di startup finanziate è aumentato. Se infatti nell’aprile del 2015 si parlava di una startup finanziate su dieci esistenti, ora siamo arrivati al 15% (sulle attuali 5.264 giovani imprese innovative iscritte al Registro Imprese, in 804 hanno ricevuto un finanziamento).

Diminuisce l’ammontare medio dei finanziamenti -20%

L’unico dato in discesa riguarda l’ammontare medio del finanziamento, calato quasi del 20%. Sebbene il totale dei fondi erogati sia quasi raddoppiato, passando da 172 a 325 milioni, il finanziamento medio è sceso da 327 mila a 264 mila euro. Un calo che, analizzando la distribuzione dei prestiti dal punto di vista delle banche coinvolte, è da addebitare soprattutto al coinvolgimento delle banche minori.

Un dato interessante, infatti, riguarda proprio il ruolo svolto in questo settore dalle banche. Se la stragrande maggioranza dei finanziamenti concessi arrivano dai 40 istituti di credito appartenenti ai 5 grandi gruppi bancari italiani (ossia quelli che – secondo la definizione Abi – includono banche appartenenti ai gruppi UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena, UBI Banca, Banco Popolare), in entrambi i periodi presi a riferimento, quelle che mettono, sempre in media, più soldi sono le banche minori.

Le banche minori mettono in media più soldi delle grandi

Probabilmente per motivi legati allo stretto rapporto che c’è tra le banche del territorio e le imprese che sorgono sul posto (ma potrebbero rientrare nel ragionamento anche dinamiche contabili legate alla garanzia statale che copre l’80% del finanziamento), in media i finanziamenti più “sostanziosi” vengono proprio dalle banche regionali e dalle Bcc.

Se infatti nell’aprile del 2015, a fronte di un finanziamento medio delle grandi banche di 246 mila euro, quello concesso dalle banche minori toccava quota 715 mila euro, ancora oggi (nonostante un calo del 40%…forse dovuto alle difficoltà attraversate da questi istituti bancari) c’è una bella differenza fra gli apporti medi dati dai due diversi istituti di credito. A febbraio 2016, i dati segnalano che in media i finanziamenti concessi alle startup dai grandi gruppi bancari si fermano a 229 mila euro, mentre quelle che arrivano dalle banche minori in media superano i 435 mila euro. Quasi il doppio del valore, a fronte di un quarto del numero di prestiti concessi (da grandi banche ne arrivano 891, da minori solo 228).

Regioni: Lombardia sempre al top, sale la Campania

Continuando ad analizzare la geografia dei finanziamenti, si scopre l’ovvio. La Lombardia resta, anche in questo caso, la regione più attiva con 320 prestiti concessi e oltre 126 milioni di euro finanziati (ad aprile del 2015 erano 187 per poco più di 80 milioni di euro). La Basilicata è ancora l’unica regione non pervenuta, mentre l’ex fanalino di coda, la Sardegna, che 10 mesi fa contava solo 4 finanziamenti, ora ne vanta 11 (di non grandissima entità, visto che dal punto di vista degli importi il contatore si è alzato “solo” di 500 mila euro). Quasi triplicato il numero dei prestiti concessi alle startup Campane (da 25 a 61) con un incremento di ben 7 milioni di euro in più di importo finanziato. Buoni anche i risultati dell’Emilia Romagna passata in dieci mesi da 58 a 142 finanziamenti, con un incremento di valore di 19 milioni di euro. In salita anche le Marche, con 32 prestiti concessi in più in 10 mesi e 10 milioni di euro superati.

Articolo ripreso da startupitalia.eu – autori: Rociola_Furlo

Un po' bassini ma si fa quel che si puo'

Voucher per l’internazionalizzazione delle piccole medie imprese italiane

Nell’ottica del sostegno all’internazionalizzazione delle imprese nostrane promossa dal MISE, il 22 settembre dello scorso anno è stato possibile presentare domanda per l’ottenimento di voucher a fondo perduto fino a 10.000 Euro.

Dopo questa prima fase, che ha visto lo stanziamento di 10.000.000 Euro, è prevista una  seconda tranche di finanziamento per un importo complessivo di 9 milioni di euro, così strutturata:
•    per le imprese che presentano per la prima volta domanda di partecipazione: voucher di Euro 10.000 con una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno Euro 3.000;
•    per le imprese ammesse alla prima Tranche che intendono fare nuovamente ricorso all’agevolazione: voucher di Euro 8.000 con una quota di cofinanziamento da parte dell’impresa beneficiaria di almeno Euro 5.000

SOGGETTI BENEFICIARI: PMI SINGOLE CON SEDE OPERATIVA SUL TERRITORIO NAZIONALE E COSTITUITE IN FORMA DI SOCIETA’ DI CAPITALI, E RETI DI IMPRESA dotate dei seguenti requisiti:

•    iscritte alla e attive al Registro Imprese  alla data di presentazione della domanda
•    Fatturato pari o superiore a 500.000 € risultante dall’ultimo bilancio approvato al momento della presentazione della domanda. Tale requisito non è richiesto per le startup innovative

Sono considerate ammissibili, le spese per il costo di un  temporary export manager qualificato che operi per almeno 6 mesi nell’ambito di un progetto di internazionalizzazione dell’impresa beneficiari

Fonte: ufficio stampa MISE

Come definire la strategia della vostra startup

Startup e processo di formulazione strategica: al di la’ del business model canvas

Per aumentare le proprie possibilità di sopravvivenza e creazione di un vantaggio competitivo in un contesto sempre più turbolento, le Startup necessitano di una strategia formulata in maniera coerente con il contesto stesso e con l’obiettivo di creazione e appropriazione di valore.

Tuttavia, anche a causa delle limitate risorse a disposizione, gli imprenditori o “startupper” sono spesso tentati dal ridurre la propria strategia alla semplice progettazione di un modello di business, di norma redatto tramite il “business model canvas”. Seppur efficace, il business model canvas rappresenta però soltanto uno degli strumenti strategici a disposizione degli imprenditori per formulare e mettere in atto una strategia per la propria Startup.

Il Webinar si propone di affrontare la tematica del processo di formulazione strategica per una startup in maniera olistica, guardando al di là del business model canvas e includendolo in un processo decisionale che consta di una serie di passaggi chiave e abbraccia approcci strategici innovativi, quali la Strategia “Blue Ocean”, la “Big-bang Disruption”, l’analisi delle risorse e competenze “core” e la “lean startup”.

L’obiettivo ultimo è quello di dotare i decisori strategici di un portafoglio coerente e unificato di modelli, strumenti e approcci a supporto del processo di analisi e formulazione strategica per una startup.

Il Webinar è rivolto ad un’ampia audience costituita da: imprenditori e “startupper” coinvolti nel processo di analisi e formulazione strategica per la loro Startup; attori istituzionali e analisti dell’ecosistema startup, intenzionati ad ampliare la propria prospettiva sulle determinanti e leve strategiche da considerare per valutare la sostenibilità strategica di un’idea di business; e manager e decisori strategici di imprese consolidate, interessati ad approfondire la tematica degli approcci innovativi alla formulazione strategica in contesti discontinui, dinamici e caratterizzati da elevato rischio.

Il Webinar sarà tenuto da Antonio Ghezzi, Ph.D., Direttore dell’Osservatorio Startup Hi-tech della School of Management del Politecnico di Milano; professore di Strategy presso il Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano; e membro della Core Faculty del MIP – Graduate School of Business (area Corporate Strategy), dove coordina e partecipa a corsi in ambito Corporate & Business Strategy, IT/Digital Strategy, Strategy Innovation & Startups. I sui principali ambiti di ricerca e consulenza riguardano il processo di formulazione strategica e il Business Model Design & Innovation per Startup e imprese consolidate operanti nel macro-settore Digitale: sui questi temi è autore di oltre 70 pubblicazioni scientifiche internazionali e numerosi rapporti di ricerca manageriali.

I Webinar possono essere acquistati singolarmente al prezzo di 190€ (+ IVA).

Per ricevere maggiori informazioni contattare il Dott. Matteo Castiglioni:
matteo.castiglioni@osservatori.net – +39 392 3821952