Sicuramente non mancano gli spazi e le opportunita'

La Milano del dopo Expo come nuova Silicon Valley in Europa

Milano deve diventare un grande centro di ricerca mondiale, il simbolo di un nuovo Umanesimo. Che contenga centri di studio e sperimentazione negli ambiti delle tecnologie mediche, del welfare, della nutrizione, dell’eco-sostenibilità, della genomica, dei big data e pure del patrimonio artistico e culturale.

Insomma, qualunque cosa tutto questo significhi, il destino dell’area dell’Expo pare essere segnato: con “Human Technopole Italy 2040”, le 25 cartelle che contengono le linee guida del piano d’attacco, i terreni ex Cabassi di Rho-Pero dovranno ospitare una Silicon Valley all’italiana per la quale il Governo è pronto a sborsare 150 milioni di euro all’anno.

Ma il piano sembra ancora un po’ troppo vago, mentre è risaputo che ai milanesi piaccia essere pragmatici. Prova ne è che proprio nella città sono già attive realtà che, da alcuni anni, producono tecnologia applicata al mondo medicale, digital ma anche dell’innovazione sociale, dell’agrifood e dei wearable device: è il variegato sottobosco delle startup, un microcosmo in continua trasformazione, la cui mappatura è difficile proprio perché in eterno aggiornamento.

Per la maggior parte sono inserite in luoghi fisici chiamati incubatori e acceleratori dove, affiancate da mentor, seguono percorsi di formazione per progettare, crescere e inserirsi nel mercato. Cartina di Milano alla mano, si nota che questi luoghi, vere residenze delle startup, sono disposti in zone ben precise della città: quelle periferiche del nord (Quarto Oggiaro, Bovisa, Chinatown) e del sud (Ripamonti, Vigentino o addirittura Lodi). Qui si trovano i nuovi laboratori italiani dove non solo si produce la “silicon” tecnologia, ma dove si formano anche gli imprenditori, i consulenti e i manager di domani.

Partendo dall’estrema periferia nord di Milano, Quarto Oggiaro, si trova FabriQ, incubatore ideato dal Comune di Milano e sviluppato dalla Fondazione Giacomo Brodolini e da Impact Hub Milano. Inaugurato nel 2014, FabriQ si occupa di innovazione sociale, che si lega a quella tecnologica attraverso due start up che operano in mercati simili.

La prima e più quotata è XMetrics: si tratta di un dispositivo per nuotatori da indossare sulla testa prima di iniziare a nuotare e che, dal momento dell’immersione, registra ogni parametro di allenamento, dal numero di vasche alle pulsazioni, fornendo un riscontro audio immediato e aiutando gli sportivi a migliorare le loro prestazioni.

La seconda è Aria, una tecno soletta per le scarpe che, comandata attraverso un’app per smart phone, permette di mantenere costante la temperatura dei piedi all’interno delle scarpe emettendo aria calda o fredda, e di registrare i dati del movimento che possono essere utilizzati per un consulto medico. «La collaborazione tra start up – dice Matteo Bina, incubation manager di FabriQ – è importantissima», e tra XMetrics e Aria c’è stata. «Poiché entrambe trattano wearable device – prosegue – uno dei fondatori di XMetrics, che è una delle nostre prime start up, ha accettato di fare da mentor ai ragazzi di Aria: i problemi erano gli stessi, ma le soluzioni, questa volta, sono state velocissime».

Da qui ci spostiamo poco più a est, in Bovisa, dove c’è PoliHub, incubatore del Politecnico di Milano gestito dalla Fondazione Politecnico e con il contributo del Comune. Quando nasce, nel 2000, è un acceleratore di impresa, ma in questi ultimi 15 anni si è rivolto sempre di più alle startup ad alto contenuto tecnologico, capaci di trasformare i risultati della ricerca scientifica in applicazioni industriali.

GREENRAIL™ è un invece un nuovo concept di traversa ferroviaria ecosostenibile, prodotta con plastica riciclata e gomma ottenuta dal recupero di pneumatici fuori uso, che entra nel mercato ferroviario come sostituta delle traverse in calcestruzzo. In questo modo i costi di manutenzione delle linee si abbassano, così come diminuiscono le vibrazioni e la rumorosità del traffico ferroviario.

Jusp, infine, è un lettore di carte di credito/debito che si connette tramite jack audio a qualsiasi dispositivo smart: qui un’applicazione ne gestisce i processi, permette la transazione di denaro e ha al suo interno un gestionale per i punti cassa.

In Paolo Sarpi, storica China Town di Milano, c’è Impact Hub Milano, primo centro italiano di una più ampia rete internazionale di incubatori e spazi per il co-working. Nato nel 2010, Impact Hub Milano si dedica, come FabriQ, all’innovazione e all’imprenditoria sociale.

E, sempre come FabriQ, una delle sue startup ha sviluppato un device “vestibile” ad alto contenuto tecnologico per aiutare persone con problemi all’udito nella vita di tutti i giorni: si chiama Intendi.me, ed è una piccola placca da attaccare ai dispositivi della casa che avvisa il proprietario quando il dispositivo smette di funzionare. Quando la lavatrice finisce di lavare i panni o la lavastoviglie i piatti, la placca di Intendi.me emette un segnale a uno smartphone, un tablet o a un braccialetto wear ball che suona o vibra e che, tramite app, riconosce il dispositivo associato scrivendone il nome sullo schermo.

Fino ad arrivare persino fuori Milano, a Lodi: qui si trova il PTP Science Park, il primo parco tecnologico in Italia che opera nei settori dell’agroalimentare, della bioeconomia e delle scienze della vita. Assieme alla Fondazione parco tecnologico padano (PTP Science Park) e con il con – finanziamento del Comune di Milano il PTP Science park ha dato vita al progetto Alimenta2Talent di Alimenta, incubatore e acceleratore di start up nel settore agroalimentare e delle scienze della vita: Alimenta2Talent ha partecipato, lo scorso aprile, al Bando Start Up per Expo aggiudicandosi tre vittorie con le sue start up.

Bioside sviluppa e valida kit di diagnostica molecolare portatile per l’identificazione di patogeni in ambito agrifood e tracciabilità carni: attraverso una app gli allevatori possono infatti lavorare in autonomia riducendo non solo i casi di infezione in allevamento, ma abbattendo anche i costi sanitari.

Flowmetric Europe è un progetto imprenditoriale che sviluppa e commercializza servizi analitici innovativi nel controllo agroalimentare per migliorare la qualità, la sicurezza e la tracciabilità dei prodotti. Con Algamundi, infine, si possono coltivare micro-alghe capaci di assorbire l’anidride carbonica prodotta dalla grande quantità di impianti di biogas, necessari per produrre biometano.

Articolo ripreso dal sito linkiesta.it

Digital Magics obiettivo 100 startup entro il 2018

Presentati durante il “Digital Magics Founders Meeting” i risultati più recenti dell’incubatore e gli sviluppi della piattaforma di innovazione per il DIGITAL MADE IN ITALY con Talent Garden e Tamburi Investment Partners, con l’obiettivo delle 100 startup entro il 2018

Durante il Digital Magics Founders Meeting – evento riservato al network dell’incubatore – Digital Magics, venture incubator quotato su AIM Italia, ha condiviso i propri piani di sviluppo con i team dei fondatori delle startup partecipate.

Il portfolio di Digital Magics si compone di 48 partecipazioni in startup digitali, di cui 26 risultano iscritte nel Registro delle Startup Innovative. Sono in fase di closing gli accordi con altre 4 startup per l’ingresso nel programma di incubazione. Fino a giugno 2015 Digital Magics ha investito 18,2 milioni di Euro, a cui si sono affiancati investimenti per 7,8 milioni di Euro da parte di terzi. Il valore complessivo delle cessioni (exit) è di circa 5 milioni di Euro.

Per il 2015 è prevista una crescita del 74% sul fatturato aggregato del portafoglio di Digital Magics (32 milioni di Euro circa) rispetto al 2014, con un pro quota di circa il 30%.

L’incubatore sostiene i talenti per l’accelerazione di startup innovative ad alto potenziale di crescita e a elevato valore tecnologico. I settori più promettenti su cui si sta focalizzando sono: Made in Italy (food, fashion, design), fintech, traveltech, Internet of Things, digital media e marketing, enterprise services, con l’obiettivo delle 100 partecipazioni entro il 2018.

Il nuovo piano potenzia la piattaforma DIGITAL MADE IN ITALY, nata grazie alla partnership con Talent Garden (TAG) e Tamburi Investment Partners (TIP), che ha l’obiettivo di realizzare il più grande hub di innovazione italiano per lo sviluppo e l’accelerazione di startup digitali e la trasformazione digitale delle imprese eccellenti del Paese.

Digital Magics supporta TAG nello sviluppo di 50 nuovi spazi di co-working in Italia e in Europa. Inoltre l’incubatore sta rafforzando i servizi per le startup e scale-up non solo con l’accesso a tutto il network di Talent Garden in Italia e in Europa, ma anche coinvolgendo le start up direttamente nei programmi di Open Innovation delle imprese, estendendo i servizi di accelerazione fino alla fase pre-IPO e allargando il Digital Magics Angel Network su tutto il territorio nazionale. Nel corso del 2016 saranno attivi 10 nuovi programmi di accelerazione locale, con altrettanti team associati, nelle principali città italiane.

Digital Magics ha recentemente lanciato anche nuovi servizi di Open Innovation per le imprese: informazione, consulenza strategica e formazione per il top management aziendale; supporto agli investimenti delle imprese nel digitale (analisi di scenario, scouting di talenti e tecnologie, programmi di corporate venture capital e di accelerazione di spinoff); realizzazione di applicazioni tecnologiche innovative realizzate dalle startup.

 

Questo Comunicato è online su www.digitalmagics.com nella sezione Investor Relations – Comunicati Stampa.

L’Expo di Milano diventera’ la Silicon Valley dell’Italia

Marco Gualtieri, il fondatore dell’incubatore d’impresa Seeds&Chips racconta la sua idea per il dopo Expo a Milano. Occorre creare una cittadella dell’innovazione che focalizzi la propria attenzione su uno dei temi vitali per la sopravvivenza: la capacità di produrre cibo e acqua in maniera sostenibile per tutti.

1) Perché la necessità di innovazione nella filiera agroalimentare è una delle sfide più importanti per l’umanità per i prossimi anni: la crescita della popolazione di un miliardo di persone in 10 anni e di un ulteriore miliardo negli anni successivi impongono la necessità di produrre cibo e acqua potabile per tutti in maniera sostenibile e con maggiore attenzione alla salute.

2) Perchè l’attuale sistema agricolo è la principale fonte di inquinamento del pianeta ed è quindi fondamentale innovare i processi attraverso l’ agricoltura di precisione e tecniche più sostenibili.

3) Perché la sicurezza (sanitaria, nutrizionale) alimentare è un obiettivo primario al cui raggiungimento contribuiranno sempre di più innovazione e tecnologia.

4) Perché queste sfide, “meta – challenge” per l’Unione Europea proprio per la loro importanza, considerato che impattano su salute, produzione, ambiente, economia e sviluppo, attirano sempre di più l’attenzione e l’interesse dei grandi investitori: New Food Economy.

5) Perché il governo USA ha recentemente dichiarato che “il cibo è la nuova frontiera della tecnologia”.

6) Perché è un nostro dovere, oltre che nell’interesse di tutti, dare consistenza e continuità alla legacy di Expo Milano 2015. La portata ed il successo di un evento come Expo si misurano anche, e forse prevalentemente, sulla sua eredità e capacità di amplificare l’indotto materiale ed immateriale anche nel tempo. La Carta di Milano ne è esempio e stimolo.

7) Perché l’innovazione digitale è per molti paesi ed in particolare per l’Italia una delle necessità e opportunità per i prossimi anni e nel suo sviluppo un ruolo molto importante lo possono giocare le startup.

8) Perché si prevede che l’innovazione digitale nel food (Internet Of Food, Food Tech, AgTech) entro 10 anni creerà oltre 1 milione di nuovi posti di lavoro.

9) Perché posizione geografica, collegamenti e infrastruttura tecnologica del sito di Expo non hanno al momento eguali.

10) Perché l’innovazione digitale nel food è anche lo strumento principale per lacompetitività dell’agroalimentare italiano nel mondo.

11) Perché quando si parla di cibo non si può non pensare all’Italia sia per la sua cultura e tradizione che per la sua biodiversità e per i suoi primati qualitativi e distintivi in agricoltura in termini di sostenibilità e produttività. Ma il futuro del cibo è l’innovazione (anche a tutela della tradizione e dei piccoli) e quindi il futuro dell’Italia è nell’innovazione del food.

12) Perché in Italia hanno sede la FAO e il World Food Programme e mai prima d’ora l’innovazione digitale può fornire soluzioni concrete per combattere la fame nel mondo.

13) Perché a Parma ha sede EFSA, l’ Autorità europea per la sicurezza alimentare.

14) Perché a Ispra (VA) ha sede il Centro Comune di ricerca della Commissione europea che comprende, tra gli altri, l’Istituto dell’ambiente e della sostenibilità e l’Istituto per la salute e la protezione del consumatore.

15) Perché l’Italia è leader mondiale nelle macchine agricole e l’agricoltura di precisione ne rappresenta il futuro.

16) Perché l’Italia è tra i principali player nell’industria aerospaziale ( con ampi distretti in Lombardia) e i droni rappresentano una tecnologia fondamentale anche per l’agricoltura di precisione.

17) Perché a Comerio (VA) la multinazionale Whirlpool ha il centro mondiale di ricerca e innovazione nel food.

18) Perché Microsoft Italia ha appena lanciato a Milano il primo acceleratore per startup nel food e l’azienda americana può sviluppare significativamente l’ecosistema.

19) Perché a Milano Accenture ha il centro mondiale dei “consumer goods” che comprende, oltre al fashion, food e innovazione per GDO.

20) Perché nella “food innovation” anche architettura (“Feeding the city” e “Urban Farming”), design (smart kitchen e packaging) e maker (stampa 3d) giocano un ruolo importante.

21) Perché la filiale italiana di Cisco sta già giocando un ruolo importante a livello globale per l’Internet of Food: agricoltura di precisione e tracciabilità.

22) Perché la sede Italiana di 3M a Segrate governa a livello internazionale l’innovazione nel design.

23) Perché IBM con il sistema Watson di cognitive cooking può aprire nuove frontiere nel mondo del cibo, così come potrebbero caratterizzarsi molto le sedi italiane di Google, Amazon, Apple e Facebook.

24) Perché in Italia ci sono decine di facoltà (biologia, agraria, agronomia, etc) e di laboratori e centri di ricerca e parchi tecnologici di eccellenza che hanno solo bisogno di un maggiore contatto con il mercato in un luogo dove questo sia, quindi, facilitato.

25) Perché l’interazione tra le eccellenze della ricerca, l’industria, le startup e la finanza (ecosistema) può accrescere la ricaduta economica e sociale sul Paesemolto oltre il perimetro di riferimento.

Continuità (legacy), innovazione e digitale (infrastrutture tecnologiche del sito e futuro), opportunità e necessità (di presidiare settore strategico per il Paese e per il mondo), focalizzazione ed ecosistema (sul tema e sul ruolo e sui contributi dei vari soggetti) sono quindi le parole chiave per comprendere l’importanza e le potenzialità di una precisa e strutturata caratterizzazione del sito di Expo.

Una soluzione che vede già perfettamente convergere i progetti di Assolombarda e Università degli studi di Milano e della disponibilità della Camera di Commercio di Milano con Innovhub, ma che sarebbe fortemente valorizzata, potendo così avere una portata internazionale, da una più marcata caratterizzazione sui temi di Expo e quindi sul cibo e sul suo futuro.

In questo contesto, l’ecosistema potrebbe accogliere e stimolare molte altre attività e iniziative correlate e complementari:formative, come, ad esempio, scuole di alta formazione per la cucina; informative e divulgative, e quindi anche l’ipotesi di ricollocazione della Rai avrebbe “una identità coerente alla presenza di giovani, start up e innovatori”; istituzionali, e quindi potrebbero trovare opportuna collocazione la sede del Tribunale Europeo dei brevetti, l’Agenzia per la cooperazione internazionale ed anche l’Authority dell’acqua.

 

Testo ripreso dal blog startupitalia.eu

A Natale ogni startup vale venite tutti a Milano per incontrarle e per incontrarsi

Siete tutti invitati il 14 dicembre. Al Palazzo del Ghiaccio  di Milano per il primo Summit delle startup italiane organizzato da StartupItalia!. Anzi, al primo Open Summit. E “open” è la parola chiave. Vuol dire porte aperte. Senza steccati; senza nemici; senza timori di competitor, che invece è un bene che ci siano perché cresciamo solo tutti assieme facendo le cose sempre meglio.

Ma open stavolta vuol dire molto di più: vuol dire che le startup invitate, quelle di cui ci occuperemo, quelle di cui parleremo e quelle che premieremo, non saranno solo le startup digital; ma davvero tutte le startup, ovvero le nuove imprese che hanno una tecnologia o un’idea di processo così innovativa, che potrebbero fallire o conquistare il mondo. E quindi anche per creare un nuovo vaccino o andare su Marte, va tutto bene.

Perché fare l’Open Summit delle startup in Italia

Perché farlo? Perché un summit alla vigilia di Natale? Perché siamo cresciuti, e tanto. Ma non ci basta. Siamo cresciuti e tanto noi di StartupItalia! che adesso finalmente voliamo verso il traguardo ormai vicino del milione di utenti unici. Un milione di persone che qui cercano buon giornalismo e innovazione (la nostra formula per nulla segreta): sono un sacco di persone, inimmaginabile solo un paio di anni fa. Ma con noi sono cresciuti tutti: il numero delle startup, la loro qualità, la disponibilità di investitori, l’offerta di luoghi da dove partire, l’associazione che ci rappresenta e il quadro legislativo, finalmente non più ostile a chi ci prova.

E’ stata una lunga marcia per arrivare fino a qui. E non è mai stata una passeggiata.  Un po’ perché l’Italia, con tutte le cose positive citate fin qui, resta sempre l’Italia quando vuoi fare innovazione. E un po’ perché l’abbiamo fatta come Ulisse quando non voleva sentire il canto delle sirene: qui le sirene ci cantano che è tutto inutile, che qui è impossibile, che non ce la farete mai. E invece hanno perso loro. L’ecosistema delle startup italiane oggi è una cosa vera, non una bolla e nemmeno una illusione.

Una nuova fase per StartupItalia!

Ma ora dobbiamo entrare in una fase nuova: crescere ancora. Diventare rilevanti in Europa (ancora non lo siamo). Aiutare i migliori a diventare campioni. Sostenere chi fallirà e vorrà provarci di nuovo. E più in generale, contribuire alla crescita economica del nostro paese. Per essere chiari: la salvezza dell’Italia non passa solo dalle startup, ma le startup sono uno straordinario generatore di innovazione di cui tutti, corporation e pubblica amministrazione, possono giovare.

E quindi siete tutti invitati. Il 14 dicembre. Per chiudere il 2015, imparare le lezioni che questi mesi  ci avranno dato, premiare tutti assieme lo startupper dell’anno e guardare al futuro. Nelle prossime settimane vi diremo di più, intanto lo avete segnato in agenda? StartupItalia!, il punto esclamativo stavolta lo metteremo tutti insieme.

 

Articolo pubblicato sul sito startupitalia.eu – autore: R. Luna

Il progetto Blockchainlab riunisce le eccellenze della comunita’ Bitcoin

Nasce a Milano la Fondazione FintechLab che ha come scopo quello di promuovere l’adozione e lo sviluppo di nuove tecnologie e consolidare il rapporto tra il mondo della finanza e quello della tecnologia.

La Fondazione, come prima iniziativa, si è concentrata sul mondo Bitcoin e più in generale sulla tecnologia blockchain.

Sulle monete digitali molto è già stato detto, ma le pagine del destino che avranno queste monete digitali sono ancora da scrivere. La Fondazione FintechLab si propone come first mover sullo scenario italiano. Nasce così il progetto Blockchainlab che è attivo nell’aggregazione dei migliori esperti, sia nazionali sia internazionali, al fine di poter diventare un esclusivo laboratorio di ricerca capace di sviluppare nuove tecnologie. Il fine è quello di approdare a una nuova rivoluzione copernicana in cui verranno capovolti i sistemi finanziari e di pagamento. In questo ambito, l’Italia sembra essere ben posizionata, facendo sfoggio di startup e di esperti riconosciuti a livello mondiale.

Attraverso Bitcoin, si potrebbe approdare in una nuova era in cui, grazie al protocollo informatico peer to peer, chiunque può diventare parte attiva di qualsiasi scambio digitale: Bitcoin basa il proprio presupposto d’esistenza sulla decentralizzazione. Non esiste un ente centrale come una Banca che può gestire il valore della moneta, che valida tutte le transazioni e che, in qualsiasi momento, può immettere nuova liquidità.

I bitcoin guadagnano valore attraverso la loro caratteristica principale ideata dal misterioso inventore Satoshi Nakamoto, cioè, la scarsità: i bitcoin nascono in numero predefinito e limitato. Si è ricreato digitalmente il concetto di miniera, nella quale, potenti calcolatori sono in grado di portare alla luce i bitcoin come se fossero oro. A differenza del metallo prezioso, grazie agli algoritmi creati, conosciamo in partenza, (all’incirca) la quantità di tempo che servirà per trovare tutti i bitcoin e conosciamo precisamente il loro numero limitato e predefinito, cioè 21 milioni.

Attraverso questi concetti base, Bitcoin e la blockchain ci fanno approdare “nell’internet della proprietà” dove un registro protetto dalla potenza di calcolo tiene traccia di tutte le transazioni e di tutte le validazioni che vengono date dai miner. In questo modo, vengono arginate le problematiche associate al double spending e quelle relative a transazioni fittizie o fraudolente.

Questa rivoluzione, oltre a disorientare i singoli individui, potrebbe spaventare tutti i centri di potere che, oggi, comandano la grande nave delle valute tradizionali. Data la delicatezza e la serietà del tema, abbiamo voluto un confronto diretto con il direttore generale della Fondazione FintechLab Giacomo Zucco, il quale, ci aiuta a fare chiarezza sui termini utilizzati: “La blockchain è la particolare tipologia di registro pubblico distribuito che sta alla base del protocollo Bitcoin e ne consente il funzionamento. I singoli bitcoin rappresentano una ‘commodity digitale’ che funge da incentivo per le operazioni che garantiscono la sicurezza di questa struttura, permettendone l’esistenza.

I due concetti sono intimamente legati: i possibili utilizzi della blockchain possono riguardare ambiti ben più ampi e generali rispetto alla transmissione di questa ‘commodity digitale’, che peró rimane fondamentale come meccanismo di incentivo. Il progetto Blockchainlab si propone di radunare l’eccellenza italiana e internazionale, al fine di vagliare tutto ciò che esiste adesso in questo campo e provare a intercettare le tendenze future”.

Spesso ci è capitato di sentire parlare di Bitcoin in maniera del tutto distorta, senza quasi mai riuscire a comprendere il possible valore aggiunto di questo “oro digitale” e senza comprendere tecnicamente quelli che possono essere i vantaggi e gli svantaggi di poterci un domani affidare a una nuova generazione di monete epi-nazionali ed epi-bancarie. Ancora più spesso, ne abbiamo sentito parlare come qualcosa di negativo, legato al mondo del deep web e degli acquisti illegali. Il motivo? Nel parlare con Giacomo Zucco capiamo che, forse, è ancora troppo presto per esprimere giudizi definitivi: “si tratta dello stesso fenomeno che ha accompagnato la nascita della rete internet stessa. Agli albori del web si considerava quell’ambito come fortemente rischioso, sospetto, pericoloso. Ci sono voluti diversi anni per far rientrare questa tecnologia nella quotidianità di ciascuno di noi e per apprezzarne veramente i vantaggi. Ogni nuova tecnologia, specialmente se di portata davvero rivoluzionaria, porta con sé nuovi rischi e nuove opportunitá, ed é una tendenza naturale quella di vedere inizialmente solo i primi a discapito delle seconde”.

Grazie a questo confronto, si capisce chiaramente la delicatezza del tema e, inoltre, si comprende come l’ecosistema di Bitcoin non sia più un mito relegato all’immaginazione di informatici solitari, bensì, stia diventando una vera e propria realtà che interessa sempre di più l’intero mondo della finanza.

“Ci sono voluti molti anni per vedere nascere dal protocollo che sta alla base di internet applicazioni che tutti conosciamo come Skype, Facebook ecc. Dalla ricerca sulla tecnologia blockchain potremmo arrivare a costruire e implementare una serie di applicazioni che rivoluzioneranno il mondo come lo conosciamo”.

Leggendo in rete si trova facilmente riscontro nelle parole di Zucco. È recente la dichiarazione del Nasdaq, indice dei titoli tecnologici Usa, sull’avvio di un programma sperimentale basato sull’utilizzo di una particolare tecnologia blockchain (colored coins) per la transazione di titoli. In tal modo, la velocità delle transazioni, la sicurezza e la riduzione dei costi verranno sperimentate da un colosso di fama mondiale.

A incentivare la costituzione della Fondazione, un gruppo di imprenditori che sono già partiti alla ricerca di partner e sostenitori illuminati con cui condividere la passione e l’importanza di guardare avanti osservando ciò che accade oggi. È noto, ormai, che il mondo blockchain sia in fortissima ascesa in tutto il globo avendo come punti di riferimento principali i nuclei finanziari di Londra e New York e quelli tecnologici di San Francisco.

Ma anche Milano potrebbe imporsi in tale corsa, grazie a questo progetto ambizioso e ricco di stimoli che intende disegnare le strutture della finanza 2.0. Nel settore delle monete digitali c’è molto da imparare e, ancora di più, da scoprire, ma, ormai, è evidente che per il mondo finanziario non é più possibile sottovalutare il progresso e l’innovazione tecnologica.

Articolo di E. Rusconi – ripreso da startupbusiness.it