Yuan valuta di riserva sui mercati mondiali

È ufficiale: lo Yuan, assieme al Dollaro americano, all’Euro, alla Sterlina e allo Yen, è ufficialmente una valuta di riserva riconosciuta dal Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Questo lunedì, il FMI ha deciso di includere la valuta ufficiale cinese nel paniere di valute globali conosciuto come Special Drawing Rights (SDR, tradotto alla lettera sarebbe Diritti Speciali di Prelievo).

L’inclusione effettiva avverrà con ogni probabilità a partire dall’ottobre 2016. La decisione è arrivata dopo che lo staff del FMI ha pubblicamente dichiarato che lo Yuan è ormai diventata una moneta “freely usable”, ampiamente utilizzata per le transazioni globali e scambiata comunemente nei mercati valutari; appena sarà pubblicato il relativo report i dettagli saranno più chiari, ma determinati sono stati alcuni parametri come la quota di riserve ufficiali, le passività del sistema finanziario globale e l’ammontare di titoli di debito espressi in Yuan.

Attualmente il paniere vede il Dollaro Statunitense come moneta principale, con un peso sul valore complessivo pari al 42%, seguito dall’Euro (38%), dalla Sterlina (11%) e dallo yen (9%). Nel report preliminare di luglio, il FMI stimava che la valuta cinese peserà tra il 14% e il 16%.

yuan valuta nazionale cinese
C’e’ un nuovo attore nel panorama mondiale delle valute

La decisione del FMI verrà sicuramente accolta in modo molto positivo dalle autorità cinesi, che hanno fatto molti sforzi per assolvere a tutti i requisiti richiesti dall’istituzione internazionale e dai paesi membri. L’ultimo governo ha fatto del riconoscimento internazionale della valuta un obiettivo primario, e molte delle ultime riforme del sistema finanziario sono state fatte con questo obiettivo.

L’apertura del mercato obbligazionario cinese a investitori esteri e la stessa svalutazione dello Yuan in agosto hanno avuto come obiettivo primario l’apertura del proprio mercato interno per mostrare che il controllo statale sta via via diminuendo.

L’inclusione in questo paniere speciale, oltre che avere un significato simbolico, ha anche notevoli risvolti pratici. In assenza di ulteriori scossoni improvvisi come quelli di agosto, la decisione del FMI porterà Banche Centrali, gestori valutari e fondi sovrani a operare anche in Yuan, generando notevoli influssi di captali.

Ad oggi, quello che il FMI chiama Currency Compostion of Offcial Foreign Exchange ammonta a 6.3 trilioni di dollari, di cui i due terzi espressi in dollari, un quarto in euro e il restante in Yen e Sterline; per un mero effetto di ribilanciamento, il fatto che parte di queste risorse possano essere detenute in Yuan, può portare a un ingente domanda di valuta cinese.

Più avanti, è probabile uno scenario nel quale anche istituzioni private e investitori individuali inizieranno con sempre più confidenza, ad usare strumenti finanziari denominati in Yuan.

Anche i risvolti politici non sono da sottovalutare. Con questo gesto, il mondo internazionale ha dato notevole credito alla Cina e al piano quinquennale annunciato dal governo per rendere il mercato finanziario cinese veramente competitivo. Il fatto che gli Stati Uniti, fieri oppositori dell’aumento del peso specifico della Cina nelle istituzioni internazionali e che tuttora bloccano l’aumento delle quote cinese nel capitale dello stesso FMI, si siano ora espressi favorevoli all’internazionalizzazione dello Yuan fa ben sperare.

Se il mercato cinese diventasse veramente accessibile, anche per gli investitori istituzionali potrebbero aprirsi un mare di opportunità.

Fonte: money farm.com

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