Un gioiello italiano si quota in Borsa per espandersi nel mondo 

I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. È raro che la presentazione di una quotazione in borsa termini con una frase poetica. Quella del gruppo Lu-Ve spa è terminata con una citazione del poeta turco Nazim Hikmet.

Una frase rimasta a lungo sullo schermo, quasi a voler sorreggere il marchio dell’azienda di Uboldo (Varese) e confermare le parole del suo fondatore, Iginio Liberali, che nel ripercorrere la sua storia imprenditoriale ha ricordato i valori fondanti del gruppo: passione, umiltà e rispetto.

«Dietro ai numeri, alle idee e alle persone ci sono i sentimenti – ha detto il presidente di Lu-Ve spa-. Ci sono tre regole semplici per essere un buon imprenditore: quando pensi, pensa al meglio e non al meno costoso. Pensa prima di tutto al valore che produci e che esprime la tua azienda. La terza regola dice che non ce ne sono altre migliori delle prime due che sono difficili da applicare».

Il gruppo Lu-Ve, leader europeo nella realizzazione di impianti di condizionamento e refrigerazione dei processi industriali, compie 30 anni. «Una giovane signora» la cui storia, prima della decisione di quotarsi in borsa, è contraddistinta da una serie di partnership alla ricerca di capitali per finanziare lo sviluppo: dal venture capitalist all’investitore finanziario (Mediobanca) e industriale (Zoppas Industries). «La nostra azienda non è nata ricca – ha sottolineato Iginio Liberali – ecco perché è sempre stata costretta ad aprirsi al mercato e ai finanziatori esterni».

Un esempio del capitalismo familiare italiano

Il fatturato del gruppo, nel pieno della crisi, ha fatto registrare una crescita media annua del 9%. Nel 2014 il consolidato era di 212 milioni di euro, per il 76% realizzato all’estero, con la Germania come primo mercato europeo (13%). «Siamo un’azienda glocal – ha spiegato l’amministratore delegato Matteo Liberali – dove c’è un mercato, noi ci siamo. Quindi ci quotiamo per fare acquisizioni con una logica industriale e puntare ai mercati dei paesi emergenti».

Si comincerà con l’incorporazione di Isi, spac (Special purpose acquisition company) che ha raccolto 50 milioni di euro tra gli investitori istituzionali per l’operazione, e contestualmente si procederà alla quotazione di Lu-Ve sul mercato Aim di Borsa italiana, quello destinato alle pmi. Attualmente la famiglia Liberali, attraverso Finami srl, controlla il 74% di Lu-Ve spa, mentre il restante 26% è controllato dalla G4 srl della famiglia Faggioli. Al termine della quotazione la famiglia Liberali, a seconda della percentuale dei recessi, avrà una quota compresa tra il 53,7% e il 58,2 %, la famiglia Faggioli tra il 18,9% e il 20,4%, mentre la quota destinata al mercato  sarà compresa tra il 21,4% e il 27,4%.

Le azioni avranno un valore di 10 euro ciascuna e i soci hanno rinunciato a varare piani di stock option a loro favore nei tre anni successivi all’operazione. I soldi raccolti sul mercato non finiranno in banca ma serviranno alla crescita del gruppo che già può’ contare su 10 unità produttive, sparse tra Europa e Cina,  e 1.528 addetti, di cui 624 in Italia e 904 all’estero.

Iginio Liberali contesta la definizione di capitalismo famigliare applicata alla sua azienda. Sicuramente quello di Lu-Ve spa è un modello positivo di successione imprenditoriale e anche la prova che la globalizzazione fa bene alle multinazionali tascabili italiane. Consigli per le imprese: mini-bond, quotazioni e tanto fieno in cascina.

Fonte: varesenews.it – autore: M_Mancino