E non sara' un cambio semplice da affrontare, neanche un po'!

Arriva Momo il robot domestico che ci aiutera’ a gestire la nostra casa

Digital Magics Palermo lancia Morpheos, la startup innovativa catanese che sviluppa Momo, il robot domestico dotato di intelligenza artificiale in grado di regolare l’intensità delle luci e la temperatura domestiche, di individuare i livelli di gas e di riconoscere le richieste di aiuto.

Digital Magics Palermo è la sede siciliana di Digital Magics, business incubator quotato sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana (simbolo: DM), aperta a Palermo in collaborazione con la società partner Factory Accademia.

Digital Magics Palermo entra nel capitale sociale di Morpheos – con una quota del 10% della società (Digital Magics 5%, Factory Accamedia 5%) – e supporta la startup innovativa nello sviluppo strategico e tecnologico con i propri servizi di incubazione. Morpheos ha vinto nel 2015 il bando Smart & Start Italia e ha ottenuto un finanziamento di 828.200 Euro.

Momo è un dispositivo smart home con sensori per il controllo dell’ambiente gestiti da un sistema di intelligenza artificiale. Grazie alle tecnologie avanzate proprietarie, Momo riesce ad analizzare ciò che lo circonda riconoscendo i volti, gli oggetti e i suoni, “adatta” le stanze in base all’umore e alle esigenze delle persone creando ambienti più sicuri e confortevoli.

Momo individua suoni specifici come il pianto di un bambino, la richiesta d’aiuto di una persona anziana o la rottura di un vetro. Durante l’orario in cui i bambini dormono ad esempio, Momo riduce il volume dei suoni che potrebbero disturbarli o in caso di un incidente domestico avvisa tramite messaggi oppure contatta via telefono. Quando in una stanza sono presenti molte persone, Momo abbassa in modo autonomo la temperatura oppure se una persona è seduta sul divano a leggere, Momo regola le luci in modo da facilitare la lettura.

Momo non richiede configurazioni o installazioni, basta collegarlo a una presa elettrica ed è già in grado di gestire in modo semplice abitazioni o uffici, ad esempio riesce a controllare l’accensione e lo spegnimento di dispositivi elettronici, la gestione di impianti domestici, TV e impianti stereo e i dispositivi collegati alla corrente elettrica e/o accessibili via WiFi o Internet.

Edoardo Scarso, Fondatore e CEO di Morpheos, ha dichiarato: “Momo è il primo prodotto della nostra startup con cui vogliamo costruire una casa intelligente a servizio delle necessità di chi la vive. Quando abbiamo ideato Momo, il nostro ‘robodomestico’, abbiamo immaginato la casa del domani attenta al comfort e alla cura degli italiani, grazie alla tecnologia. L’ingresso di Digital Magics Palermo rappresenta un risultato importante perché ci consentirà di accelerare il processo di crescita della nostra società. Stiamo già selezionando insieme all’incubatore un partner per la realizzazione dell’industrial design di Momo”.

Alessandro Arnetta, Fondatore e CEO di Factory Accademia e Partner di Digital Magics Palermo, dichiara: “Dopo poco più di un mese dall’inaugurazione dell’incubatore a Palermo, siamo molto soddisfatti di aver selezionato Morpheos, la prima startup siciliana che entra a far parte del nostro portfolio e del nostroprogramma di accelerazione. E’ un progetto molto interessante per la valenza internazionale del prodotto, tecnologicamente avanzato, e per la comprovata esperienza che caratterizza ogni membro del team: ingegneri informatici ed elettronici, progettisti e analisti per lo sviluppo hardware e software in ambiti che spaziano dalle telecomunicazioni satellitari, all’intelligenza artificiale e alla robotica”.

Gabriele Ronchini, Fondatore e Amministratore Delegato di Digital Magics per il Portfolio Development, afferma: “Siamo molto felici di dare il benvenuto a Morpheos nella squadra di Digital Magics. L’Internet of Things e in particolare lo Smart Home è uno dei settori su cui ci stiamo focalizzando e su cui crediamo fortemente anche per la crescita a doppia cifra in Italia e a livello internazionale. Stiamo valutando molte startup in Sicilia dell’IoT, ma non solo, grazie alla collaborazione con Factory Accademia e con Alessandro Arnetta e i suoi Partner. Il territorio siciliano è ricco di talenti e di giovani creatori, dopo Morpheos annunceremo presto altre startup innovative di Digital Magics Palermo”.

Questo Comunicato si trova sui Comunicati Stampa di digitalmagics.com

L’Expo di Milano diventera’ la Silicon Valley dell’Italia

Marco Gualtieri, il fondatore dell’incubatore d’impresa Seeds&Chips racconta la sua idea per il dopo Expo a Milano. Occorre creare una cittadella dell’innovazione che focalizzi la propria attenzione su uno dei temi vitali per la sopravvivenza: la capacità di produrre cibo e acqua in maniera sostenibile per tutti.

1) Perché la necessità di innovazione nella filiera agroalimentare è una delle sfide più importanti per l’umanità per i prossimi anni: la crescita della popolazione di un miliardo di persone in 10 anni e di un ulteriore miliardo negli anni successivi impongono la necessità di produrre cibo e acqua potabile per tutti in maniera sostenibile e con maggiore attenzione alla salute.

2) Perchè l’attuale sistema agricolo è la principale fonte di inquinamento del pianeta ed è quindi fondamentale innovare i processi attraverso l’ agricoltura di precisione e tecniche più sostenibili.

3) Perché la sicurezza (sanitaria, nutrizionale) alimentare è un obiettivo primario al cui raggiungimento contribuiranno sempre di più innovazione e tecnologia.

4) Perché queste sfide, “meta – challenge” per l’Unione Europea proprio per la loro importanza, considerato che impattano su salute, produzione, ambiente, economia e sviluppo, attirano sempre di più l’attenzione e l’interesse dei grandi investitori: New Food Economy.

5) Perché il governo USA ha recentemente dichiarato che “il cibo è la nuova frontiera della tecnologia”.

6) Perché è un nostro dovere, oltre che nell’interesse di tutti, dare consistenza e continuità alla legacy di Expo Milano 2015. La portata ed il successo di un evento come Expo si misurano anche, e forse prevalentemente, sulla sua eredità e capacità di amplificare l’indotto materiale ed immateriale anche nel tempo. La Carta di Milano ne è esempio e stimolo.

7) Perché l’innovazione digitale è per molti paesi ed in particolare per l’Italia una delle necessità e opportunità per i prossimi anni e nel suo sviluppo un ruolo molto importante lo possono giocare le startup.

8) Perché si prevede che l’innovazione digitale nel food (Internet Of Food, Food Tech, AgTech) entro 10 anni creerà oltre 1 milione di nuovi posti di lavoro.

9) Perché posizione geografica, collegamenti e infrastruttura tecnologica del sito di Expo non hanno al momento eguali.

10) Perché l’innovazione digitale nel food è anche lo strumento principale per lacompetitività dell’agroalimentare italiano nel mondo.

11) Perché quando si parla di cibo non si può non pensare all’Italia sia per la sua cultura e tradizione che per la sua biodiversità e per i suoi primati qualitativi e distintivi in agricoltura in termini di sostenibilità e produttività. Ma il futuro del cibo è l’innovazione (anche a tutela della tradizione e dei piccoli) e quindi il futuro dell’Italia è nell’innovazione del food.

12) Perché in Italia hanno sede la FAO e il World Food Programme e mai prima d’ora l’innovazione digitale può fornire soluzioni concrete per combattere la fame nel mondo.

13) Perché a Parma ha sede EFSA, l’ Autorità europea per la sicurezza alimentare.

14) Perché a Ispra (VA) ha sede il Centro Comune di ricerca della Commissione europea che comprende, tra gli altri, l’Istituto dell’ambiente e della sostenibilità e l’Istituto per la salute e la protezione del consumatore.

15) Perché l’Italia è leader mondiale nelle macchine agricole e l’agricoltura di precisione ne rappresenta il futuro.

16) Perché l’Italia è tra i principali player nell’industria aerospaziale ( con ampi distretti in Lombardia) e i droni rappresentano una tecnologia fondamentale anche per l’agricoltura di precisione.

17) Perché a Comerio (VA) la multinazionale Whirlpool ha il centro mondiale di ricerca e innovazione nel food.

18) Perché Microsoft Italia ha appena lanciato a Milano il primo acceleratore per startup nel food e l’azienda americana può sviluppare significativamente l’ecosistema.

19) Perché a Milano Accenture ha il centro mondiale dei “consumer goods” che comprende, oltre al fashion, food e innovazione per GDO.

20) Perché nella “food innovation” anche architettura (“Feeding the city” e “Urban Farming”), design (smart kitchen e packaging) e maker (stampa 3d) giocano un ruolo importante.

21) Perché la filiale italiana di Cisco sta già giocando un ruolo importante a livello globale per l’Internet of Food: agricoltura di precisione e tracciabilità.

22) Perché la sede Italiana di 3M a Segrate governa a livello internazionale l’innovazione nel design.

23) Perché IBM con il sistema Watson di cognitive cooking può aprire nuove frontiere nel mondo del cibo, così come potrebbero caratterizzarsi molto le sedi italiane di Google, Amazon, Apple e Facebook.

24) Perché in Italia ci sono decine di facoltà (biologia, agraria, agronomia, etc) e di laboratori e centri di ricerca e parchi tecnologici di eccellenza che hanno solo bisogno di un maggiore contatto con il mercato in un luogo dove questo sia, quindi, facilitato.

25) Perché l’interazione tra le eccellenze della ricerca, l’industria, le startup e la finanza (ecosistema) può accrescere la ricaduta economica e sociale sul Paesemolto oltre il perimetro di riferimento.

Continuità (legacy), innovazione e digitale (infrastrutture tecnologiche del sito e futuro), opportunità e necessità (di presidiare settore strategico per il Paese e per il mondo), focalizzazione ed ecosistema (sul tema e sul ruolo e sui contributi dei vari soggetti) sono quindi le parole chiave per comprendere l’importanza e le potenzialità di una precisa e strutturata caratterizzazione del sito di Expo.

Una soluzione che vede già perfettamente convergere i progetti di Assolombarda e Università degli studi di Milano e della disponibilità della Camera di Commercio di Milano con Innovhub, ma che sarebbe fortemente valorizzata, potendo così avere una portata internazionale, da una più marcata caratterizzazione sui temi di Expo e quindi sul cibo e sul suo futuro.

In questo contesto, l’ecosistema potrebbe accogliere e stimolare molte altre attività e iniziative correlate e complementari:formative, come, ad esempio, scuole di alta formazione per la cucina; informative e divulgative, e quindi anche l’ipotesi di ricollocazione della Rai avrebbe “una identità coerente alla presenza di giovani, start up e innovatori”; istituzionali, e quindi potrebbero trovare opportuna collocazione la sede del Tribunale Europeo dei brevetti, l’Agenzia per la cooperazione internazionale ed anche l’Authority dell’acqua.

 

Testo ripreso dal blog startupitalia.eu

La Torre di Babele dell’Internet delle Cose e’ in piena costruzione

Siamo nell’epoca della neo-costruzione della Torre di Babele. Gli atomi di cui sono fatti i materiali iniziano a parlarsi e cercano di arrivare a un linguaggio comune (standard). Se per chiare ragioni tecniche e di efficienza economica le imprese si svuotano di personale e si riempiono di robot e computer, allora è evidente che queste macchine devono comunicare tra loro.

L’Internet delle Cose (IoT) è un mondo di oggetti tenuto insieme dai bit, che forniscono la colla digitale. D’ora in poi ogni oggetto sarà immerso dentro questo collante immateriale. Si avvia così una nuova esistenza, una nuova dimensione immateriale, che circonda la materia. Grazie a tale colla ogni oggetto può collegarsi con gli altri, sia vicini sia lontani.

Più che vicini, più che lontani, saranno invisibili.

Sono oggetti già piccoli e, una volta raggiunto un trasferimento di energia rapido e senza fili per ricaricarli, saranno dentro di noi; e poi in casa, per strada, sui posti di lavoro e nei luoghi pubblici.

Pericoli, opportunità e cosa aspettarsi
In termini di sicurezza e di privacy si aprono scenari da incubo. Con la miniaturizzazione e il crollo dei costi, seguendo le classiche tendenze della tecnologia, la progressione delle comunicazioni macchina con macchina (M2M), data la numerosità degli oggetti, è geometrica. Quella tra le persone è aritmetica.

In altre parole, se l’impresa è una macchina che esegue istruzioni gerarchiche, gli oggetti in rete sono un organismo che si evolve senza un comando deciso, almeno all’inizio. Ora che le macchine hanno più potenza computazionale, e più dati a disposizione, per mezzo degli algoritmi probabilistici si riprogrammano continuamente. E migliorano più velocemente rispetto agli umani.

Non tutto è negativo, nascerà un numero inimmaginabile di nuovi tipi di lavori, a patto di inventarseli e costruirci al di sopra una professionalità. Altrimenti saranno altre persone al servizio delle macchine.

La preoccupazione è forte perché poche imprese cattureranno il valore, quelle che sapranno non solo raccogliere ma interpretare meglio i dati creati in real-time dagli oggetti.

Lo scenario competitivo nell’IoT è ancora molto fluido, perché:

– i clienti ancora non hanno fatto delle scelte precise;

– i fornitori devono ancora scegliere il modello di business;

– c’è la forte minaccia di nuovi entranti, ancora sconosciuti;

– non si è ancora innescato l’effetto rete e il conseguente lock-in.

È un momento in cui non ci sono ancora dominatori con posizioni monopolistiche, ma è facile aspettarsi il successo di piattaforme orizzontali sulle quali altri soggetti investiranno. Perché la natura dell’IoT contiene all’interno un forte potenziale disaggregante in termini di proprietà (cioè di asset, così tanto evitati da Uber, Airbnb, eccetera). Tanto le piattaforme guadagnano con gli algoritmi, a spese dei possessori di taxi o case da affittare.

La morale è che la colla unisce, e i confini aziendali e geografici spariscono.

Chi siamo noi?
Anche se oggi spesso esageriamo nelle definizioni degli oggetti che ci circondano, li chiamiamo smart, ossia intelligenti, arriveremo al punto che i miliardi di oggetti saranno i target delle campagne pubblicitarie.

Non più noi.

Perché i pubblicitari dovrebbero pensare agli umani quando ci sono le macchine che lavorano per noi e sono svariati ordini di grandezza più numerose?

Esse avranno capacità elaborative e informazioni a sufficienza, saranno loro i nuovi clienti, che prenderanno le decisioni su cosa acquistare. Le macchine si parleranno; poi ci informeranno, forse.

Il messaggio che ci è stato tramandato racconta che la costruzione della Torre di Babele fu impedita dall’Alto, ma chi siamo noi per bloccare la neo-costruzione?

 

Articolo di M. Chiriatti – ripreso da ilsole24ore.com

L’Internet delle Cose diventa Sociale e pervasiva

L’Internet delle Cose oggi si chiama con vari nomi: Smart City, Smart Community, Internet of Things, Internet of Everything, o magari Internet of Everything & Anything Else 🙂

E  sempre ogni giorno qualcuno parla di Big Data ed di Open Data, o si interroga sulle sorti e dei Social Media. Ognuno dal suo punto di vista: il che non è male. Ma troppo spesso (anche) ognuno chiuso nel suo punto di vista. Il che, invece, è molto male.

  • È male perchè – parrebbe evidente – chiudersi, in un mondo che è sempre più “open”, non sembra un’idea particolarmente intelligente, se si vuole gestire il cambiamento prima che il cambiamento gestisca noi.
  • È male perchè guardare al dettaglio perdendo la visione d’insieme non consente di cogliere il senso reale delle cose. Fa perdere la visione prospettica.

Ed è proprio perdendo la visione prospettica che si assiste al paradosso per il quale un convegno sulle Smart Community organizzato da Ingegneri ed uno organizzato da urbanisti sembra che parlino di cose diverse. No: non di due aspetti diversi della stessa cosa, ma proprio di due cose diverse. Quando in realtà parlano tutti della stessa cosa, ma senza che nessuno se ne accorga.

Ecco quindi che – tutti impegnati a riscoprire l’acqua calda – si perdono di vista le connessioni tra i fenomeni. Ma sono proprio le connessioni, in un mondo sempre più in rete, a rappresentare il vero valore delle cose.

Non si può comprendere il reale valore dei Big Data se non lo si declina in un contesto in cui il mondo sarà fatto di oggetti interconnessi che produrranno continuamente dati. Non si può comprendere il vero valore dell’Internet delle cose se non lo si contempla in uno scenario in cui esso rappresenta la dimensione infrastrutturale delle Smart Community di domani. E non si può capire davvero che senso avranno le Smart Community se non si considera lo sviluppo dei processi di partecipazione collegati all’Open Government. Insomma: “omnia ab uno et in unum omnia”, tutto è nell’uno e l’uno è in tutto.

È il caso dell’internet delle cose (di ogni cosa) e dell’ecosistema dei Social Media: in particolare dei Social Network Site. Curioso come siano pochi coloro i quali si siano resi conto di come l’IoE ed i Social Media non siano altro che le due facce di quella unica medaglia che è l’essere umano.

Oggi, forti di un mondo in cui i Social Network Site hanno già rimodulato il nostro modo di costruire e gestire le relazioni, siamo abituati ad interagire con le persone per mezzo di strumenti relazionali come Facebook, Twitter, WhatsApp. Strumenti che vedono sempre più spesso nei device mobili – smartphone, phablet o tablet che siano – i principali strumenti attraverso i quali gestire il processo di interazione. A questi device si affiancheranno, in un futuro sempre più prossimo, warable device come gli Smart Watch, o gli Smart Glass (non sempre – la storia delle tecnologie ce lo insegna – il primo tentativo è quello buono).

Ma siano telefoni, orologi od occhiali – comunque smart – questi device rappresentano inevitabilmente gli strumenti ai quali affideremo con sempre maggiore forza la gestione dei contatti con il nostro ecosistema relazionale.

Dal momento in cui i social media sono diventati mobili, i device mobili sono diventati il centro delle relazioni umane mediate dalla tecnologia. Ma così come questi strumenti sono diventati il centro del nostro sistema relazionale di rete, lo stanno diventando anche per la gestione dell’ecosistema strumentale proprio dell’Internet of Everything. L’automobile può essere fatta parcheggiare dallo Smartphone. Con lo Smartphone si può aprire la porta di casa. Con lo Smartphone si può persino monitorare il proprio ritmo cardiaco e spedire il tracciato in tempo reale al proprio cardiologo. Insomma: lo smartphone (con i suoi derivati ed i suoi annessi) è nel contempo il punto di contatto attraverso il quale interagiamo ed interagiremo con le persone e e quello grazie al quale lo facciamo e lo faremo sempre di più con gli oggetti. È il punto di convergenza che fa cortocircuitare l’universo materiale degli oggetti che tramite esso sono controllati con quello immateriale delle relazioni che per mezzo di esso si sviluppano tra le persone.

Il processo di ibridazione, in questo contesto, è inevitabile. È inevitabile che il dominio materiale delle cose inizi ad interagire sempre più strettamente con quello delle relazioni umane. Ed è quindi inevitabile che in un contesto di Internet delle cose che diventa (o torna ad essere) delle cose ma anche delle persone, questa nuova Internet of Everything and of Everyone sia Social By Default.

Come in ogni processo di ibridazione ciò che nascerà avrà caratteristiche nuove e inedite. Caratteristiche che solo in parte potranno essere fatte risalire agli elementi generativi di questo cambiamento: i social network site per come li conosciamo oggi e l’IoT/IoE per come la stiamo oggi rappresentando.

Gli ibridi, è noto, rimodulano il loro patrimonio genetico arricchendolo e sviluppando caratteristiche originali. Per la Social Internet of Everything avverrà lo stesso. Un nuovo contesto nel quale i social media diventeranno hub relazionali in grado di connettere l’universo delle cose con quello delle persone aprirà scenari completamente nuovi, dischiuderà opportunità inedite e – va sottolineato – svilupperà nuove minacce e nuovi problemi da affrontare.

Molti ibdridi, in natura, sono sterili. Starà alla nostra intelligenza far si che la Social Internet of Everything sia in tal senso un’eccezione: un ibrido fertile di opportunità che miglioreranno la qualità della vita degli esseri umani.

 

Articolo di S. Epifani – ripreso da techeconomy.it

Almadom la società che vi fara’ risparmiare su tutte le bollette di casa e in ufficio

Digital Magicslancia la startup innovativa Almadom: il nuovo sistema di home automation che – inserendosi all’interno delle scatole elettriche e sostituendo gli interruttori di casa – controlla luci, termostati, prese, tapparelle, valvole e anche altri oggetti connessi a internet.

La neoimpresa digitale è stata fondata da Marco Zanchi e Alessandro Benedetti, che ne detengono l’86%, Digital Magics (10%) e Mario Molinari (4%), CEO di Mover Investimenti e Co-Fondatore di Sorgenia – vanta un’esperienza ventennale nel settore energia. Almadom.us entra nel portfolio dell’incubatore certificato Digital Magics, che supporta la startup innovativa con i propri servizi di accelerazione per la crescita e lo sviluppo tecnologico e strategico della società.

La smart home company italiana offre un prodotto tecnologico aftermarket, che non ha bisogno di interventi e lavori in casa; facile da installare; all-in-one, un solo oggetto con molte funzioni, competitivo in termini di costi.

L’interfaccia innovativa di Almadom.us è user friendly e facile da utilizzare: via touchscreen, smartphone, Tablet, PC o anche tramite comandi vocali. Il suo microcomputer comanda elettrodomestici e dispositivi elettronici direttamente collegati tramite i cavi elettrici, comunica via Wi-Fi con altri Almadom.us e attraverso tecnologie domotiche con device IoT (Internet of Things) presenti in casa.

Almadom.us è pensato per rendere smart piccoli e medi appartamenti, gli uffici delle PMI e le case vacanze. L’obiettivo di Almadom.us è quello di ridurre ogni anno le bollette di luce e gas da 300 fino a 700 Euro e le emissioni di anidride carbonica di 700 kg1: per farlo, può contare sul suo software intelligente, sui sensori della presenza nelle stanze e sul monitor dell’energia. L’impianto di Almadom.us impara dalle abitudini degli utenti, senza modificarle, e agisce in autonomia migliorando il comfort delle persone.

Almadom.us sta già lavorando per stringere rapporti con i più importanti operatori del settore dell’energia elettrica e del gas nell’ottica futura di garantire un ulteriore risparmio agli utenti fornendo loro gli strumenti per diventare consumatori attivi.

La startup innovativa ha partecipato – il 24 e il 25 giugno 2015 a Losanna, Svizzera – all’Alpine High-tech

Venture Forum (AHVF): evento supportato dal programma di investimento europeo EUREKA. Almadom.us ha presentato il proprio progetto a oltre 50 investitori internazionali. Erano solo in 4 le startup italiane presenti.

Nel 2014 Almadom.us è stata selezionata per l’edizione Spring’14 del programma di accelerazione Lisbon Challenge. Scelti fra oltre 500 startup innovative provenienti da tutto il mondo, i Fondatori di Almadom.us – finalisti con altri 29 team – hanno trascorso tre mesi a Lisbona e sono stati seguiti da mentori e venture capitalist, frequentando workshop, eventi e roadshow.

“Almadom.us è nata quasi da un ‘gioco’: avvicinando lo smartphone a un interruttore a muro, abbiamo notato che era delle stesse dimensioni e ci siamo chiesti perché non esistesse un touchscreen al posto degli interruttori”, dichiarano Marco Zanchi, Fondatore e CEO di Almadom.us, e Alessandro Benedetti, Fondatore e Presidente di Almadom.us, “A quel punto abbiamo iniziato a studiare un sistema con un microcomputer da utilizzare nelle nostre case e abbiamo capito che, applicando la tecnologia dei cellulari alla domotica, potevamo risolvere un problema offrendo un servizio competitivo. Il supporto di Digital Magics è stato fondamentale per noi e ci ha permesso di accelerare molto lo sviluppo della nostra impresa”.

“Dopo un intenso periodo di ricerca e approfondimento sull’Internet delle Cose e sullo Smart Home, abbiamo riconosciuto le potenzialità dell’idea innovativa di Almadom.us e le qualità dei Fondatori Marco e Alessandro”, ha dichiarato Gabriele Ronchini, Co-Founder ed Executive Director di Digital Magics, “L’obiettivo della nostra startup è portare in ogni stanza questo sistema intelligente per rendere ‘smart’ tutte le case italiane. È un progetto che ha un modello estremamente scalabile e una forte valenza internazionale: l’Italia sarà il mercato di test per poi lanciare il prodotto sul mercato europeo e USA”.

16,5 MILIARDI DI $ PER IL MERCATO DELL’INTERNET OF THINGS/SMART HOME

Secondo una ricerca Juniper del 2014 il settore dell’IoT e nello specifico quello dello Smart Home ha registrato nel 2013 16,5 miliardi di dollari in tutto il mondo. Si stima un tasso di crescita annuale di quasi il 18%, che porterebbe nel 2020 a oltre 51 miliardi.

A livello europeo invece è un mercato che vale circa 5 miliardi di dollari nel 2013 con un incremento annuo stimato al +16,2% e quasi 14 miliardi nel 2020 (survey MarketsAndMarkets).

Fra il 2014 e il 2015 ci sono state acquisizioni per oltre 5 miliardi di dollari nel settore dell’Internet delle Cose e Smart Home. Le più importanti: Google ha comprato Nest, Samsung ha acquisito SmartThings, Intel ha comprato Lantiq.

IN ITALIA: 1,55 MILIARDI DI EURO

Secondo la ricerca “Internet of Things: l’Innovazione che crea Valore” di aprile 2015 realizzata dagli Osservatori del Politecnico di Milano il 2014 è stato un anno di svolta per l’IoT che sta assumendo un ruolo centrale nella strategia delle imprese, sia in Italia che all’estero.

Si registra una forte crescita del mercato in Italia che nel 2014 raggiunge complessivamente 1,55 miliardi di Euro e la Smart Home si propone sempre di più come centro del nuovo ecosistema IoT, grazie al ruolo della casa nella vita delle persone e al valore che è possibile generare in termini di nuovi prodotti e servizi.

Sono 8 milioni gli oggetti connessi tramite rete cellulare nel 2014 (6 milioni nel 2013). Nascono sempre più startup dedicate alla Smart Home: nel 2014 sono cresciute del +42% rispetto al 2013.

Quasi il 50% dei proprietari di casa dichiara di essere intenzionato ad acquistare prodotti per la Smart Home: sicurezza e risparmio energetico le funzionalità più desiderate. 1 su 4 dispone già di almeno un oggetto intelligente all’interno della propria abitazione.

Almadom.us (www.almadom.us) è un nuovo sistema di home automation che – inserendosi all’interno delle scatole elettriche e sostituendo gli interruttori – controlla luci, termostati, prese, tapparelle o elettrovalvole. È possibile interagire con Almadom.us attraverso il touchscreen, via smartphone e anche tramite comandi vocali. Oltre a essere multiuso e fai da te, Almadom.us, grazie all’innovativa interfaccia, ai suoi sensori e attuatori, è un completo dispositivo domotico all-in-one che ha l’obiettivo di abbattere il costo delle bollette energetiche fino al 20%. Almadom.us è la soluzione ideale per rendere smart anche piccoli e medi appartamenti. Infine Almadom.us offre solo gli aspetti positivi di un impianto domotico: utilizzando le sue capacità di apprendimento, migliora il comfort delle persone senza modificarne le abitudini… l’interruttore si troverà dove è sempre stato!

 

Digital Magics (www.digitalmagics.com) è un venture incubator di startup innovative, che propongono contenuti e servizi ad alto valore tecnologico, e di scaleup, imprese digitali che vivono una fase di crescita e di espansione. Costruisce e sviluppa business digitali affiancandosi ai fondatori, fornendo i servizi di accelerazione. Parte dai talenti e dalle idee, trasformandole in imprese “disruptive” e di successo nella digital economy italiana e internazionale. Il modello Digital Magics è unico e si basa su un team di grande esperienza che progetta, identifica, lancia e sviluppa le nuove iniziative, e sul “Digital Magics Angel Network”: la rete di investitori privati, industriali e finanziari che supporta a livello industriale e finanziario le startup e scaleup digitali incubate attraverso “club deal” e programmi di “Open Innovation”. Grazie all’alleanza industriale con Talent Garden e Tamburi Investment Partners, ha realizzato la più importante piattaforma nazionale dell’innovazione per il “DIGITAL MADE IN ITALY”. Digital Magics ha sviluppato fino ad oggi oltre 50 nuovi business digitali e ha partecipazioni in 45 aziende. E’ quotata su AIM Italia (simbolo: DM), mercato organizzato e gestito da Borsa Italiana.

Integrae SIM agisce in qualità di Nomad e Specialist ai sensi del Regolamento Emittenti AIM Italia. Per la trasmissione delle comunicazioni Digital Magics si avvale del circuito SDIR-NIS, gestito da BIt Market Services, società del Gruppo London Stock Exchange.

Per ulteriori informazioni:
Digital Magics – Ufficio Stampa
Giorgio Bocchieri – Mail: giorgio.bocchieri@digitalmagics.com Tel. 02 52505202 – Mob. 334 6853078

IR Top – Comunicazione finanziaria e istituzionale Floriana Vitale – Mail: f.vitale@irtop.com Domenico Gentile – Mail: d.gentile@irtop.com Tel. 02 45473884

Integrae SIM – Nomad Mail: info@integraesim.it Tel. 02 78625300