I Servizi Bancari sono necessari le Banche non lo sono

Cosi’ scriveva Bill Gates nel lontano 1994. Decisamente in anticipo sui tempi ma le recenti evoluzioni del mondo legato al fintech sembrano dargli definitivamente ragione.Il sistema bancario ha davanti a sé per la prima volta una vera sfida che abbatte certezze secolari, quali quella di avere il monopolio sui servizi bancari ed essere protetto dalla perdita di ampi segmenti di clientela.

Non è solo un fatto di tecnologia e multicanalità digitale, su cui le banche si stanno affannando a rincorrere ritardi, bensì di potere di scelta che passa dalla banca al consumatore grazie alla trasparenza e alla qualità di servizio delle piattaforme web.

Chiunque oggi abbia nelle mani il destino del sistema bancario italiano, sia esso a capo di una grande banca nazionale o di una piccola cassa locale, non è in una posizione comoda. A memoria una delle più scomode. Costretti a concentrarsi sulle vicende domestiche, i banchieri nostrani corrono a tappare i buchi nella diga: la redditività insufficiente, lo smaltimento di elevatissime sofferenze, fusioni imposte da Banca d’Italia.

Una nuova crisi rimanderebbe tante banche a questo stadio...
Le banche odierne comparate a quelle native fintech

Potrebbero anche non avere notato sulla stessa testata un titolo minaccioso apparso sui giornali qualche tempo fa: “Se Apple fa concorrenza alle banche”. Uno dei primi articoli sulla grande stampa che descrive il rischio della totale implosione del sistema secolare dei pagamenti e del credito, aggredito da una pletora di operatori planetari e giganteschi (Facebook, Google, Amazon, Apple…) che mai avevano offerto servizi finanziari o di startup velocissime e agguerrite, entrambi ugualmente minacciosi.

Minacciosi perché dotati di un capitale di fiducia dai propri utenti che supera di molto quello delle stesse banche (un dato sorprendente ma confermato da ricerche USA), di una tecnologia nettamente superiore e di una capacità innovativa e manageriale che sembra essere senza limiti. Per le banche, che hanno rallentato l’innovazione per seguire urgenze domestiche, il rischio è di perdere di vista il fenomeno di rapida disgregazione dei servizi finanziari già in corso per effetto di operatori sbucati dal nulla. Nuovi concorrenti che si sono impadroniti in pochi anni del sistema dei prestiti alle piccole imprese, agli studenti, ai privati sfruttando tecnologie, velocità, capacità di usare il web per connettere creando mercati finanziari digitali.

E’ il nuovo pianeta del fintech diventato nel mondo anglosassone l’incubo delle maxi-banche, la nuova fonte di proposte delle società di consulenza, un pianeta che esibisce tassi stratosferici di crescita, moltiplica le piattaforme, sottrae clienti e aree d’affari agli sportelli tradizionali. Se i timonieri delle banche italiane non cominciano a leggere e prendere seriamente questi eventi da oltreoceano potrebbero avere amari risvegli.

Il perno del cambiamento: sharing economy e piattaforme social

Cosa sta succedendo? Dove si trova il perno del cambiamento su cui fa leva la trasformazione più profonda mai avvenuta del sistema bancario e perché il sistema bancario non è immune? La crisi economica planetaria ha scatenato le forze dell’economia della condivisione (sharing economy) nella quale oggetti, tempo e spazio non utilizzati sono offerti e affittati: i posti vuoti in auto diventano il business di Blablacar (Francia), gli appartamenti temporaneamente disponibili sostituiscono stanze di hotel grazie alla piattaforma web di Airbnb (USA), studenti e disoccupati consegnano cibo sulle loro auto connesse da Uber fanno piccoli traslochi o montano i mobili di Ikea a Seattle o Boston grazie alla piattaforma di TaskRabbit.

Secondo detonatore la disponibilità di tecnologia a un costo che si riduce esponenzialmente ogni anno, sfruttando il cloud e i server affittati da Amazon Web Services. Terzo elemento le piattaforme social, che hanno oggi molti più clienti delle grandi catene retail e dei clienti sanno leggere i gusti e i comportamenti senza incontrarli fisicamente. La miscela composta da sharing-economy, tecnologia low-cost, e-commerce e gestione di grandi community di utenti è assolutamente esplosiva e in grado di sovvertire ogni settore. Le regole del gioco sono totalmente cambiate e per sempre.

Anche il settore bancario non è più protetto da nuovi concorrenti, anzi è vulnerabile perché è lento e goffo. Il suo gigantismo, la sua potenza, i suoi costosi mainframe e complessi software una volta erano barriere all’ingresso nel settore oggi sono diventati limiti e debolezze.

Se Uber e Airbnb non possiedono né le auto né le case che affittano può esistere una banca senza capitale o reti di sportelli? I molti casi di successo (Lending Club, Prosper) dimostrano che già ora è possibile. ApplePay, PayPal e Square stanno risucchiando enormi flussi e profitti dal sistema dei pagamenti. I giganti bancari sono aggrediti da una molteplicità di nuovi operatori, dagli USA alla Cina all’Australia; i consumatori e le imprese trovano facilmente su internet i migliori servizi finanziari, cercano nelle piattaforme semplicità e velocità disaggregando e ricomponendo a piacimento il menu di servizi di cui hanno bisogno senza più fare tutto con una sola banca e ottenendo un’esperienza digitale di grande soddisfazione.

Combattere i nuovi operatori sul loro terreno fatto di tecnologia, agilità e dedizione maniacale al servizio al cliente non sarà semplice per un settore che ha sempre dato per scontato il monopolio dei clienti. La profezia del 1994 di Bill Gates si sta avverando 20 anni dopo.

Fonte: linkerblog.biz – autore: F_Bolognini

E speriamo in bene per questo futuro!

Davide Serra ci racconta del Bitcoin e della Blockchain come futuro delle transazioni finanziarie

In occasione della seconda tappa italiana del FinTechStage, in scena a Milano il 5 e il 6 maggio 2016 presso il Talent Garden di via Calabiana, abbiamo intercettato Davide Serra, CEO di Algebris Investments e keynote speaker dell’evento dedicato al mondo FinTech. A margine del suo intervento abbiamo parlato con lui di FinTech e blockchain, ma anche di banche, aumenti di capitale e Brexit. Ecco che cosa ci ha raccontato.

La tecnologia blokchain è davvero il futuro delle transazioni finanziarie?

Io credo di sì. Blockchain è un po’ come un catasto che però – invece di essere fatto come da noi, ancora come ai tempi dei romani – è digitale, non può essere alterato, ha costi bassissimi ed è distribuito in tutto il mondo, così chiunque potrà avere accesso immediato alla certezza della proprietà dei dati.

È una tecnologia che consentirà di abbattere immediatamente i costi che attualmente gravano sulle banche per proteggere i dati.  Oggi, per esempio, il rischio di trasferimento del denaro passa da banca a banca. Domani avremo un registro pubblico, che si chiama public ledger, dove le informazioni saranno disponibili per chiunque abbia accesso allo stesso public ledger, distribuito a livello globale. Vedo la blockchain come una sorta di Wikipedia: uno shared asset a costo zero, gestito nell’interesse pubblico, che abbatterà sensibilmente i costi di gestione delle istituzioni finanziarie . E non stiamo parlando di briciole: oggi i costi IT delle banche e delle assicurazioni nel mondo sono pari a circa 800 miliardi di dollari l’anno. È quasi l’1% del PIL globale.

Questa trasformazione avrà un impatto già nel breve termine?

La trasformazione non avverrà presto, ma sicuramente ci sarà. Il primo vero test parte in Australia, con il mercato azionario ASX  che rimpiazzerà la sua piattaforma attuale con una tecnologia blockchain, ma anche in Estonia, dove sono già partite diverse iniziative in questo senso. Secondo me comunque, l’impatto inizierà a sentirsi nel giro di cinque-dieci anni. Attenzione però, qui è importante fare una distinzione: quando parlo di blockchain non parlo di Bitcoin. Il Bitcoin secondo me è il valore quotato del money loundering (riciclaggio di denaro, ndr): se tu chiedi “Quanto costa riciclare denaro?”… ecco, c’è un prezzo ufficiale e si chiama Bitcoin. La tecnologia sottostante invece, blockchain appunto, è evolutiva e trasformativa e ha un grande potenziale.

Quali settori in ambito finanziario saranno più interessati dalla trasformazione?

Blockchain avrà impatto sui costi di tutti i settori – assicurazioni, banche, Borsa… – dal momento che permetterà di avere la certezza della proprietà. Ma le più interessate saranno le banche retail, che hanno costi di distribuzione troppo alti, e le assicurazioni, che grazie alla nuova tecnologia saranno in grado di prezzare i rischi in modo molto più preciso.

Quali sono gli ostacoli specifici alla diffusione del FinTech in Italia?

La tecnologia aumenta la trasparenza e abbassa i costi, e questo è sempre positivo per il consumatore. Poi però è necessario che lo stesso consumatore sia in grado di capire l’informazione che si trova di fronte, e questo non sempre succede. Non a caso in Italia ha preso piede il FinTech applicato ai mutui e alle assicurazioni, perché in questi ambiti è facile capire: tra una Rc auto che costa 1.000 euro e una che ne costa 900 è senz’altro meglio quella che costa meno. Le cose cambiano quando si parla di investimenti, perché qui il ritorno non è certo.

E gli italiani in particolare hanno un rapporto molto forte con l’intermediario che si occupa del loro denaro, a maggior ragione in un momento come questo il cui il tasso d’interesse risk free è a zero o addirittura negativo. Comunque anche questa industria si dovrà adattare prima o poi, è solo questione di tempo: io penso che a livello globale l’impatto della digitalizzazione farà scendere i margini per gli asset manager. E allora l’unica via d’uscita sarà “fare scala”, cioè aumentare le dimensioni dell’attività per non erodere troppo i margini.

Cambiando completamente discorso, come vede la mancata quotazione della Banca Popolare di Vicenza?

Ah beh, lì c’era poco di FinTech, parliamo piuttosto di Prosecco e un aumento di capitale finto… Il problema fondamentale è che le banche in Europa sono oggi esattamente allo stesso prezzo del 1991. È un’industria che in 25 anni non ha creato valore. E poi l’Italia è l’ultimo Paese a riformare il sistema bancario: tutti gli altri Paesi europei hanno ristrutturato il proprio sistema bancario dopo il 2009, mentre qui si continuava a dire che andava tutto bene. Poi però i nodi sono venuti al pettine tutti in un colpo.

Per concludere, cosa pensa del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’UE, in agenda il prossimo 23 giugno?

Io abito a Londra da 21 anni, i miei bambini sono inglesi e io… quasi. Il problema è che, come in tutti i referendum, anche nel caso della Brexit non sono stati spiegati bene gli impatti economici, né cosa succederebbe con l’uscita della Gran Bretagna dall’UE: la decisione è lasciata molto alla pancia della popolazione, quindi imperversano la disinformazione e il populismo.

Alla fine, secondo me, il Paese voterà di rimanere nell’UE, o almeno me lo auguro. Spero che prevalga la scelta di contare di più nel mondo e in Europa, di avere accesso a un mercato molto importante e di avere maggior rilevanza geopolitica ed economica. Il tutto pur mantenendo una valuta e una banca centrale indipendenti. Buttare via tutto questo sarebbe un peccato. Non a caso, nessun Paese importante, dagli Stati Uniti alla Cina, ha detto che per il Regno Unito sarebbe meglio lasciare l’Unione Europea. Ecco, l’unica che forse sarebbe contenta è la Russia, che non vede l’ora di vedere l’Europa disintegrata.

Intervista a cura di Diana Bin

Pubblicata su: adviseonly.com/blog/economia-e-mercati/interviste/da-blockchain-alla-brexit-passando-per-bpvi-intervista-a-tutto-campo-con-davide-serra/

 

Tutti a festeggiare per il weekend

CheBanca vuole fare crescere le migliori startup fintech italiane e premiarne una

Italian Fintech Awards: 25 mila euro e un workshop in un acceleratore di Londra per la miglior idea fintech italiana.

CheBanca! è uno dei founding partner di StartupItalia! ed è la prima banca a promuovere le startup italiane che puntano sulla trasformazione tecnologica della finanza. Dopo il GrandPrix del 2014, quest’anno ha deciso di lanciare gli Italian Fintech Awards, per premiare la migliore startup fintech italiana e collaborare con i più grandi talenti del settore.

Al vincitore vanno 25 mila euro, un workshop in un acceleratore fintech di Londra, una sessione di startup coach personalizzata. E la possibilità di continuare a collaborare con CheBanca!, sempre pronta all’open innovation.

Agli Italian Fintech Awards possono partecipare tutte le startup innovative, le società e i team informali che abbiano un progetto fintech già a livello live o pilot (minimum viable product)

Ci sono 6 categorie in gara:

  • Tech, data & cyber security
  • Onboarding & engagement
  • Servizi SME
  • Lending & investments
  • Payments
  • Alternative finance (Equity)

    Tra le candidature, la giuria sceglierà 12 finalisti che parteciperanno a due giorni di mentoring a cura di StartupItalia! e FinTechStage, presso il Tag Calabiana di Milano.

Ai finalisti sarà inoltre dato da sviluppare un progetto su brief di CheBanca! Il vincitore verrà premiato il 6 maggio a Milano, nella giornata finale del Fintech Stage, occasione perfetta anche per entrare in contatto con investitori e influencer del mondo fintech.

Tutto l’evento sarà seguito su SmartMoney, il blog sul futuro dei soldi, con profili dei finalisti e dei giurati, approfondimenti sulle categorie in call, testimonianze dei protagonisti del fintech italiano e non solo.

Per maggiori informazioni, visitate: smartmoney.startupitalia.eu/chebanca-italian-fintech-awards-2016

 

Chi concedera' un prestito alle indebitate aziende italiane?

Chi prestera’ due soldi a tutte quelle piccole e medie aziende senza garanzie da dare?

Chi salverà le Pmi? L’esercito delle startup Fintech, già pronte a fornire il credito necessario a tutte quelle piccole e medie imprese che non riescono più ad accedere a quello bancario. Lo dice il World Economic Forum nel suo recente rapporto “The future of Fintech – A paradigm shift in small business finance” che vede il mondo della tecno-finanza come un’opportunità di ripresa per le Pmi sopravvissute alla crisi ma ancora non del tutto fuori dal tunnel, anche a causa della difficoltà di ottenere il credito necessario a investire sul proprio futuro da parte delle banche e del mercato.

Il problema dei problemi: l’accesso al credito

Le piccole e medie imprese sono spesso citate come uno dei driver maggiori dell’economia, soprattutto in forza della loro importante capacità di offrire lavoro. A loro si deve oltre la metà del Pil mondiale e l’occupazione di due terzi della forza lavoro mondiale. Eppure, il loro tallone d’Achille è sempre lo stesso: la difficoltà a trovare forme di finanziamento. Come riporta uno studio dell’International Financial Corporation (IFC) esiste un “funding gap” di oltre 2 mila miliardi che riguarda solamente le piccole imprese dei paesi emergenti. Le ragioni di questa grossa mancanza sono diverse: ad esempio, la finanza delle Pmi è abbastanza complessa, ma di bassa scala.

Di conseguenza, per le banche (che ancora oggi sono per le Pmi la principale fonte di credito) diventa troppo costoso e poco conveniente offrire loro un piccolo prestito, quando potrebbero guadagnarci molto di più concedendo grosse cifre ad aziende più importanti. Negli ultimi anni poi, è stata la stessa regolamentazione a spingere sempre di più le banche ad allontanarsi da questo settore. C’è anche da dire che al loro interno le piccole e medie imprese spesso non hanno a disposizione le competenze necessarie a gestire la loro situazione finanziaria e a condurre una campagna di raccolta fondi adeguata. Proprio per aiutare questo importante settore di mercato, sia i governi che le istituzioni internazionali hanno portato avanti politiche a loro favore (vedi per esempio il fondo di garanzia per le Pmi), che pur avendo avuto effetti positivi, non sono però riusciti a risolvere del tutto il problema.

Da 4 a 12 miliardi in un anno, i round del Fintech

Tra il 2013 e il 2014 gli investimenti in equity nel settore del Fintech sono quadruplicati, passando da 4 miliardi di dollari ad oltre 12 miliardi. Un trend “che ha tutto il potenziale per diventare il punto di svolta delle Pmi”, dice il World Economic Forum. Il motivo sta nel fatto che in questo caso, non ci sono problemi di scala che tengano: le soluzioni del Fintech sono efficaci ed efficienti anche non in larga scala, proprio come nel caso delle piccole e medie imprese che possono così diventare le maggiori beneficiarie del potere distruttivo di questa nuova finanza.

Si tratta di soluzioni in grado di rispondere perfettamente alle esigenze delle Pmi, tipici esempi sono: il  Peer to Peer lending (ossia il prestito tra privati come nel caso di Smartika e BorsadelCredito.it), l’e-commerce e i nuovi sistemi di pagamento. Il fenomeno è globale, i lati positivi sono tanti ma anche i rischi non mancano. Ad esempio la limitata protezione dei piccoli investitori, la potenziale espansione di  soggetti che non sono in grado di restituire i prestiti, ma anche il rischio sistemico che deriva da un settore ancora poco regolamentato e opaco.

Il successo del peer to peer lending

Sul totale degli investimenti nel settore del Fintech, il 27% finisce nel credito al consumo e il 16% in quello alle imprese. Il P2P diventa quindi sempre più importante per le Pmi in cerca di credito. Da quando la prima piattaforma di questo tipo è stata lanciata nel 2005, il fenomeno è diventato globale, sviluppando diversi modelli di business. Ad oggi però, il contributo delle startup fintech che si occupano di prestiti alle aziende è ancora una goccia nel mare di denaro che passa dalle banche alle imprese. Dagli istituti di credito partono infatti tra i 14.000 e i 18.000 miliardi di dollari l’anno verso le piccole e medie imprese.

Mentre il peer to peer lending muove circa 60-80 miliardi (dati del 2014). Il primo paese ad utilizzare questo nuovo sistema di finanziamento è la Cina, seguita dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Secondo le stime citate dal World Economic Forum, attualmente la cifra dei paesi che hanno almeno una piattaforma di peer to peer lending o in cui se ne aprirà una entro i prossimi sei mesi sono fra i 60 e  gli 80. Fra questi sono compresi anche alcuni territori africani come il Kenya, lo Zambia, la Tanzania e il Ghana, in cui questo tipo  di finanziamento è destinato a risolvere molti dei problemi legati all’importante numero di unbanked ossia di persone che non posseggono un conto corrente bancario. “Solo il tempo però dirà se davvero il Fintech sarà all’altezza della speranza (e dei soldi investiti) che sta offrendo alle Pmi. Per ora, l’importanza delle piccole e medie imprese e il potenziale che il Fintech può portar loro, ci fa ritenere che lo sarà”, è la conclusione ottimista a cui giunge il World Economic Forum.

 

Articolo di MC_Furlo, ripreso da startupitalia.eu

Mariano Belinky responsabile di Banco Santander per Bitcoin e la Tecnologia Blockchain ci racconta dove vuole investire

Mariano Belinky conosce nolto bene il mondo del Fintech e delle tecnologie innovative. Intatti è il managing partner di Santander InnoVentures, fondo di capitale di rischio Fintech della banca spagnola con cento milioni di dollari in dotazione che è stato lanciato lo scorso luglio per aiutare Santander a sfruttare l’ondata di start-up innovative Fintech che sono sorte negli ultimi anni.

Il fondo ha fatto solo 5 investimenti (quando ci siamo incontrati Belinky indossava una maglietta nera che aveva solo la parola ‘no’ su di esso). Gli investimenti coprono un latgo spettro, a partire da una delle zone preferite di Belinky , la tecnologia blockchain (Ripple) ai pagamenti (iZettle). Belinky questa settimana ha annunciato una sfida per trovare le migliori start-up che utilizzano tecnologie di contabilità distribuita come la Blockchain nei servizi finanziari.

Di seguito il resto dell’intervista di mister Belinky (ndr: da noi tradotta sommariamente, come sempre vi invitiamo a leggere l’originale seguendo il link in calce all’articolo):

BI ha incontrato Belinky per scoprire quello che trova caldo nel Fintech in questo momento, come vede blockchain e distribuito la tecnologia registro in evoluzione, ciò che cerca in una società, e se pensa che siamo in una bolla tecnologica. Scopri i punti salienti a cura della nostra chiacchierata sotto.

Business Insider: Cosa ti eccita nel mercato Fintech in questo momento?

Mariano Belinky: C’è così tanto hype al momento circa blockchain ma la curva è andato così in fretta. [Il blockchain è il software che sta alla base blockchain, utilizzando una rete aperta distribuita per sostituire un intermediario di fiducia nelle transazioni utilizzando il controllo e la fiducia della folla invece].

Siamo passati da questo periodo l’anno scorso in cui la gente non sarebbe nemmeno parlarne [il blockchain] e fu Bitcoin, ad una accettazione da parte delle istituzioni che la tecnologia di base guarda bene ed è incredibilmente potente.

Da allora in poi abbiamo visto praticamente ogni banca che annuncia qualcosa intorno blockchain, alcuni dei quali investire. R3 è nata. Se mi chiedete, penso che la tecnologia attuale è probabilmente 3 a 5 anni fuori. Stiamo andando a continuare ad investire intorno a questo spazio per tutto il tempo? No, abbiamo bisogno di ampliare lo spazio.

BI: Quindi è Ripple la tua scommessa sul blockchain?

MB: Tenete a mente, InnoVentures è principalmente un fondo strategico. Non c’è cosa come, “Questa è la nostra scommessa”. Questo è più un’opportunità per sviluppare una tecnologia primaria che riteniamo sarà fondamentale per i clienti e la banca. La mia sensazione è che stiamo andando per iniziare a vedere grandi blocchi da costruzione e componenti più piccoli che poi avremo bisogno pure.

Stiamo iniziando a vedere alcuni grandi blocchi iniziali – abbiamo meno di una dozzina di contendenti per questo. Come si va utilizzare caso per caso d’uso c’è anche meno – i pagamenti, il concorrente è Ripple [sede a San Francisco Ripple utilizza la tecnologia distribuita libro mastro, un’altra parola per blockchain, per i pagamenti tradizionali]. Se abbiamo intenzione di risolvere i titoli statunitensi, sarei guardando un diverso insieme di candidati.

Parliamo di circa i pagamenti per un secondo. Se assumiamo che il grande blocco di costruzione per noi è Ripple, poi ci sono altri blocchi che devono entrare ad esempio come possiamo creare il gateway, come possiamo verificare alcuni aspetti dell’identità, compliance, monitoraggio e reporting per il regolatore. Ci sono una serie di cose che devono venire a posto prima di dire, ehi, noi siamo pronti.

Stiamo vedendo davvero buone aziende saltare in quello spazio. Penso che è dove questa spinta ci porterà – a partire di concentrarsi sui blocchi più piccoli. Forse per le applicazioni che la banca vede come una priorità, potremmo finire investire in altri blocchi di grandi dimensioni. Non credo che ci sia un vincitore prende tutto situazione tipo. Penso che vedremo gruppi di banche che lavorano su specifici casi d’uso con un fornitore leader di tecnologia.

Si tratta di un lungo modo per dire: non credo che abbiamo finito con investimenti contabilità distribuiti, ma penso che sarà una combinazione di altri casi d’uso da un lato ei blocchi più piccoli che ci aiuterà a costruire quello che vogliamo di costruire per i nostri clienti.

BI: Kabbage, un altro dei vostri investimenti, è un altro client di fronte a investimenti in uno spazio diverso, ci sono più investimenti come quello che stai guardando?

MB: Nei nostri mercati verticali di investimento, direi 4 di loro il nostro cliente di fronte. Facciamo pagamenti – Ripple, iZettle, MyCheck. Prestito – Kabbage. Nel grande dati ci si concentra di più sui giochi tecnologici, end to end attaccare un problema.

Non sto investendo in un [intelligenza artificiale] azienda IA ​​solo perché è freddo o incredibilmente avanzata. Che finisce accadendo la maggior parte del tempo con queste società è che prendere tutti i dati, non hanno un sacco di esperienza settore, e finiscono per dare un sacco di lead o opportunità client che, se non avete una buona azione orientata programma, non si può davvero eseguire su.

Ricordate Glengarry Glen Ross [un film del 1992 su New York venditori immobiliari] quando egli consegnerà la pila di contatti? Il mio senso con alcune delle grandi aziende di dati è che è proprio in questo modo molto cool di generare pile di contatti. Avete bisogno di un modo per arrivare realmente al cliente.

Ci sono aziende che in realtà parlano di impegno del cliente e, tra l’altro, lo facciamo con apprendimento automatico. In realtà risolvono alla fine cosa alla fine. Sono molto più potente. All’interno di AI, cerchiamo di concentrarsi sulle idee e le aziende che sono molto cliente si concentra. Per la ricchezza di consulenza, è la stessa cosa. [Siamo] molto cliente concentrata con le cose come roboadvisory, offrendo questo tipo di servizio per i gruppi che normalmente non ottenerlo.

BI: ho incontrato roboadvisory ma non l’ho guardato in profondità – cosa sta succedendo lì?

MB: Fino a qualche anno fa, si doveva essere un cliente di una certa dimensione per ottenere il tipo di opportunità di investimento che Miglioramento o Wealthfront presente per voi in questi giorni [questi tipi di aziende offrono piani automatizzati consulenza sugli investimenti e di investimento, piuttosto che tradizionale gestione del denaro basata su client]. E ‘una parola che è abusato, ma penso che sia democratizzando investimento.

Penso al tasso che alcuni dei grandi giocatori sono sempre nello spazio, come l’acquisto di BlackRock FutureAdvisors non molto tempo fa, questi saranno puntate del tavolo. Tutti coloro che gestisce i soldi in un certo segmento offrirà questo tipo di servizio.

La domanda è: saranno le società che offrono questo tipo di servizio rimanere stand alone o semplicemente essere acquisito dalle grandi banche. Questo è qualcosa che non ho capito.

BI: Sei in una posizione interessante come sei un fondo strategico e hai detto prima che non sei così concentrato su uscite. Pensi che siamo in una bolla tecnologica?

MB: Non so se siamo in una bolla. Ho visto abbastanza argomenti convincenti su entrambi i lati del tema. Stiamo assistendo valutazioni molto schiumoso, c’è un sacco di soldi andando in società a tutti i livelli. Si tratta di una fornitura, problema domanda – se c’è capitale ci, le valutazioni saliranno.

La domanda è, è sostenibile? Ecco perché non mi piace parlare di unicorni come un gioco fine. La nostra visione è che devi costruire una società sostenibile. La maggior parte dei servizi finanziari non sono 2 giochi all’anno o 5 giochi all’anno. Se siete alla ricerca di una rapida uscita, questo non è lo spazio. Se stai cercando di costruire una società nel corso del tempo, allora hai un colpo.

Ho trovato interessante eccellente che First Data appena andato per la sua IPO. Stavo guardando la storia, è stato creato da banche circa, ciò che, 40 anni fa? Ed è un unicorno! Probabilmente la più antica unicorno nel settore dei servizi finanziari.

Guardate Visa – Visa è stato creato nel 1950 a destra, da parte delle banche. Anche in questo caso, probabilmente una delle più grandi società di Fintech si può pensare fuori. Swift è un altro esempio. Questo è il tipo di valore sostenibile che noi, come le banche guardiamo. Non siamo nel gioco di perseguire unicorni e di entrare in unicorni e IPOing.

BI: In termini di società che stai vedendo, sono i modelli di business buono?

MB: E ‘un po’ di tutto, a destra. In prestito si hanno persone molto intelligenti che fanno cose molto intelligenti. Io adoro Kabbage e il loro approccio alla gestione del rischio e di origination.

[Ma] ci sono un sacco di approcci di copia e incolla in cui si sentono le cose come, ho intenzione di utilizzare lo stesso modello di attaccare 7 diversi paesi. Se si spende un po ‘di tempo a rischio ci si rende conto che non è una cosa intelligente da fare. Cerchiamo di concentrarci su quelle dove si vede il gioco lungo e hanno un senso che stanno facendo la cosa giusta.

BI: Quindi stai mai scoraggiare se un’azienda entra e dice ‘abbiamo intenzione di essere in crescita del 50% all’anno per i prossimi 5 anni’?

MB: In alcuni casi è possibile, giusto? In quanto tempo ha fatto di Apple Pay passare da 0 a 100? C’è sicuramente un’accelerazione. Quel bastone da hockey della crescita appare sempre di più come un bastone. Qualcuno è in grado di catturare 7 milioni di clienti in una settimana e non so come lo fanno.

Possono sostenere che il tasso? Probabilmente no. Ma se tu vieni da me e dire che vuole crescere del 50% l’anno per i prossimi 5 anni e il numero a dare un senso – perché no? Vuole crescere a quel tasso per sempre? Ovviamente no.

iZettle Lite readeriZettleInnoVentures carta di barbiere è un investitore in svedese iZettle, il che rende i lettori di schede per le piccole imprese che si collegano per smartphone.

BI: Kabbage e Ripple sono negli Stati Uniti, iZettle si trova in Svezia. Di quel 820 che hai guardato, qual è la distribuzione geografica?

MB: Direi c’è più l’assunzione di rischi e le idee più fresche provenienti dagli Stati Uniti, ma è una distribuzione. Se si guarda al nostro portafoglio, abbiamo 3 società statunitensi, 1 società svedese e 1 società israeliana. Non sarei sorpreso se nel corso del tempo ci muoviamo verso il 40% degli Stati Uniti, il 60% resto del mondo.

Ma penso che stiamo andando a per un po ‘ancora vedere il maggior numero di idee-assunzione di rischi in uscita degli Stati. Ha a che fare con la cultura, disponibilità di capitali, talento – c’è un certo numero di fattori.

BI: Hai dei interesse in Asia?

MB: Chiediamo 3 domande quando investiamo: questo aiuterà i nostri clienti; possiamo effettivamente aiutare questa azienda; e può Santander realmente imparare qualcosa nel processo.

Il nostro mandato è globale, siamo in grado di investire ovunque. Ma io sono in grado di aiutare una società fuori a Singapore? Io non ho una banca lì, non ho una presenza lì, non ho clienti che li può portare. E ‘molto più difficile.

Posso aiutare una società qui o in Spagna o in LatAm? Assolutamente. Quella proposta di valore reciproco è molto più chiara nelle aree geografiche in cui siamo presenti. Forse l’unico luogo guardiamo a dove non abbiamo una presenza è Israele a causa del pool di talenti, la qualità dell’esecuzione, e il fatto che le aziende ci sono pronti ad andare globale.

BI: Pagamenti aziendali sono stati enormi, il prestito è stato grande, quest’anno è tutto il blockchain – qual è la prossima grande cosa?

MB: Io posso dire cose di cui sono entusiasta. Penso che stiamo andando a vedere molto di più uscire dal spazio di prestito – 2.0 si può chiamare. Nuovi prodotti, nuovi modi di servire segmenti. Passando da B2C [business to consumer] al B2B [business to business]. I clienti più grandi.

Sono eccitato per la prossima ondata di ciò che verrà in cima alla blockchain base – contratti intelligenti, rispetto blockchain, monitoraggio blockchain.

Guardate dove i giocatori di dati come Google e Facebook sono rispetto a ciò che la banca sa di te – il divario è enorme. Penso che ci sarà una prossima ondata di non big data, ma i dati intelligenti. Conoscere di più sui clienti utilizzando dati di grandi dimensioni. Se si guarda in cui i giocatori di dati come Google e Facebook sono rispetto a ciò che la banca sa di te – il divario è enorme. C’è una grande opportunità lì per meglio comprendere e prevedere le esigenze del cliente.

Neobanks stanno facendo le onde. Tutto da Fidor, che è una banca a servizio completo, a Moven, che è più di un front-end incentrata sulla salute finanziaria, che è una zona che è solo andando a esplodere. Solo nel Regno Unito, abbiamo 5 a 10 nuove banche in attesa di portare in linea.

Muoio dalla voglia di vedere cosa loro proposta di valore è. Molti di questi ragazzi stanno già creando un sacco di attenzione e non hanno nemmeno ancora lanciato. Questo è un settore in cui il Regno Unito è più avanti degli Stati Uniti.

BI: La mia sensazione è che otterranno i primi ad adottare e poi lottano per andare oltre questo, e giocatori affermati come Santander copieranno le loro migliori caratteristiche.

MB: C’è una premessa di base che sono d’accordo con voi – proprio l’esperienza degli utenti non ti dà il fattore 10x che Peter Thiel parla.

Dove Penso che un sacco di queste banche non riescono a ottenere una trazione è che molti di loro sono offerte singole prodotto. Hanno la carta prepagata con un bel app in cima, ma poi quando voglio il prodotto di risparmio o il mutuo o il prestito auto … nessuno di guardare tutte le mie esigenze.

Penso che ci sia una straordinaria opportunità per le banche di lavorare con questi ragazzi. E ‘vero che potremmo copiare un pezzo di questo, ma se nessuno ha avuto successo in questo è perché questi ragazzi hanno qualcosa che le banche non lo fanno. E ‘sicuramente un settore in cui le cose interessanti potrebbe accadere.

BI: Hai gli investimenti in fila?

MB: Abbiamo una manciata di cose che stiamo guardando, alcuni potrebbero chiudere entro la fine dell’anno. Abbiamo un buon passo, un buon inizio. Abbiamo fatto 5 investimenti su 6 o 7 mesi.

Probabilmente stiamo andando a iniziare a concentrarsi il modello su come possiamo aiutare le società in portafoglio prima di andare pazzo e fare un altro 10. Naturalmente continueremo a farlo [l’investimento], ma abbiamo intenzione di spendere molto più tempo con i clienti di portafoglio.

BI: C’è qualcosa che può dire di investimenti che stai guardando ora – che tipo di aree sono in?

MB: Sono tutta la mappa che ho appena descritto – lo spazio blockchain, di credito, c’è un sacco di roba in grandi dati, frammenti di pezzi in cose come l’assicurazione, la conformità. E ‘davvero tutto finito. Come si ottiene un po ‘di più il riconoscimento, l’ampiezza e la possibilità e l’assunzione di rischi di cose che stiamo vedendo è davvero in aumento. Stiamo vedendo un sacco di cose interessanti.

BI: Quanto del $ 100,000,000 hai lasciato?

MB: Abbiamo distribuito circa un terzo finora.

BI: Com’è strutturato il fondo?

MB: Siamo una società controllata di Santander, completamente di proprietà. Abbiamo un impegno da parte della banca per $ 100 milioni. Noi non dobbiamo spendere tutto. Penso che l’aspettativa è, una volta che siamo vicini a spendere tutto saranno una discussione dal fatto che questo è un modello di successo e vogliamo andare avanti. La mia speranza è che trasformiamo in un campo sempre verde – si ottiene una distribuzione ogni anno o ogni due anni.

BI: sono la gestione contento di come sta andando finora?

MB: Penso che sia abbastanza positivo, penso che la gente è felice. Gestione sono entusiasti.

Qualcosa nostro presidente ha fatto davvero bene è infondo questa idea che siamo una banca sfidante. Vogliamo essere una top 3 banca in ogni geografia ci troviamo e in quelli non siamo che dobbiamo prendere quel sfidante mentalità. C’è un sacco di appetito a fare le cose con il fondo – di lavorare con le aziende, per trovare nuove opportunità sono davvero sfidare il vecchio modo di fare le cose.

 

Testo originale al seguente indirizzo:

http://uk.businessinsider.com/interview-santander-innoventures-managing-partner-mariano-belinky-2015-11