Star Wars: anche l’Impero ha bisogno di

Da maniaco seriale della saga di Star Wars sono affascinato dalla complessa struttura economico-sociale della Repubblica prima, e dell’Impero Galattico dopo. È un mondo di pura fantasia, ma con forti tratti di realismo: analizzarlo tra il serio e il faceto può essere istruttivo anche per chi come noi vive nell’economia del mondo reale. Non mancano sinistre analogie, almeno per me.

Al termine dell’Episodio VI: “Il ritorno dello Jedi” abbiamo lasciato le truppe ribelli in festa per la vittoria sull’Impero Galattico, messo a terra dalla distruzione della Morte Nera II durante la battaglia di Endor, nonché dalla morte di Dart Vader/Anakin Skywalker e Palpatine/Darth Sidious.

Può quindi lasciare un po’ perplessi osservare che, da quanto visto nell’Episodio VII: “Il risveglio della Forza”, svariati pianeti non se la passino granché bene. Il punto è che, pur essendo finito in rovina l’Impero Galattico, tutta la Galassia ne ha pagato le conseguenze. Inclusa l’Alleanza Ribelle vittoriosa. Tipico dei sistemi complessi.

Ma come si è arrivati a tutto ciò?

Non è per i Sith e i Jedi. No. La colpa, come spesso accade, è degli economisti che affiancano i governi e della loro scarsa attitudine a maneggiare rischi e probabilità di eventi estremi… Vediamo perché.

Il cuore dell’economia galattica è dato dagli scambi interplanetari, messi a leva dalla tecnologia che consente i viaggi nell’iperspazio. Nel mondo di Star Wars il sistema del credito è fortemente sviluppato (il “Galactic Credit Standard” dell’epoca repubblicana, ridenominato “Imperial Credit” dopo l’avvento dell’Impero). Anche la burocrazia è enorme, come si capisce dalle dimensioni del Senato, e pure la macchina militare.

Il sistema è vasto e complesso non solo geograficamente, ma anche dal punto di vista sociale. Lo si inferisce dal grafico seguente, che rappresenta la rete di personaggi della saga Star Wars (fino all’Episodio VI) utilizzando la tecnica della network analysis.

Accanto ai burocrati e ai militari, esistono i droidi, fondamentali per l’economia e la difesa, qualche sacca residua di schiavitù, nonché corporazioni mercantili  – senza dimenticare il ruolo fondamentale per lungo tempo esercitato dall’ordine militare-monastico dei Cavalieri Jedi.

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Le tasse necessarie a sostenere la macchina amministrativa e burocratica dell’Impero sono elevate, e poche risorse sono convogliate allo sviluppo dei pianeti.

Il che provoca scarsa diffusione del benessere e crescita del malcontento tra la popolazione. Ciò, a sua volta, favorisce la rivolta sociale. Per esempio, Luke Skywalker si unisce alla Rebellione (ndr: fatto che porta alla distruzione dell’Impero) perché stufo di occuparsi di agricoltura in un pianeta arido, rurale e dalla vita stagnante, che avrebbe potuto essere reso fertile ed economicamente frizzante grazie alla potente tecnologia disponibile.

Un economista keynesiano avrebbe compreso la necessità di investire in infrastrutture e beni pubblici in modo diffuso, con effetti su ampie porzioni della Galassia, stimolando il GGP (cioè il Gross Galactic Product) e il benessere, rendendo quindi più sostenibile sia economicamente che psicologicamente la tassazione necessaria a mantenere in vita l’apparato burocratico e militare. (L’opposto di quanto visto in anni recenti in Grecia e in altri Paesi del Meridione dell’Eurozona, con l’applicazione della Troika-filosofia).

Invece l’autocratico Impero preferisce investire in modo concentrato vaste somme di denaro in due progetti militari di proporzioni enormi, la Morte Nera I e II, e nella produzione di cloni. La logica della pura intimidazione al fine di mantenere il potere, sulla quale pare concentrarsi Rogue One. L’idea è infatti quella di terrorizzare la popolazione, a costo di distruggere interi pianeti con le loro risorse e le loro potenzialità economiche, anziché creare consenso con il benessere di lungo termine.

La costruzione della Morte Nera I e II, nonché la produzione di cloni, assorbe così ingentissime risorse dal sistema bancario e finanziario dell’Impero Galattico, come ha messo in luce un divertentissimo studio del Prof. Feinstein della Washington University of St. Louis (uno ancora più malato di SciFi e Star Wars del sottoscritto), creando un rischio sistemico enorme. È la tipica logica del dittatore consigliato male da economisti poco avvezzi a fronteggiare il caso e che quindi non ponderano gli effetti dell’improbabile.

Basare tutto sulla Morte Nera si rivela la tipica strategia non-robusta dal punto di vista statistico, che espone l’intera l’economia al rischio di eventi assai improbabili, ma devastanti. E, in effetti, la distruzione di entrambe le stazioni da battaglia – e la catena di successivi eventi – avviene in modo assai improbabile. Due tail event, due “Cigni neri”, direbbe Nassim Taleb, accaduti a un sistema meravigliosamente fragile, quando l’Impero avrebbe dovuto puntare su un sistema anti-fragile.

Purtroppo, come evidenzia Feinstein nel suo studio, la distruzione della Morte Nera II e dell’Impero mettono in ginocchio l’intero sistema bancario e finanziario galattico: si tratta di un default di proporzioni stellari. La crisi sistemica che ne consegue ne devasta il sistema finanziario ed economico. Servirebbe un enorme bail-out (il 15%÷20% del GGP, secondo Feinstein). Ma l’Alleanza Ribelle è piuttosto malconcia quanto a finanze, sicché la loro è una vittoria di Pirro.

Quindi, in definitiva, l’Impero Galattico è stato distrutto non tanto dal ritorno degli Jedi, quanto piuttosto dall’Imperatore Palpatine e dal suo team di consulenti economici dalla dottrina macroeconomica poco flessibile, dotati di scarsa sensibilità statistica. E le conseguenze si riflettono anche decenni dopo, come si percepisce nell’Episodio VII di Star Wars: “Il risveglio della Forza”.

Fonte: adviseonly.com

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