Le banche non devono piu’ fare le banche secondo Bankitalia

Ebbene si’, cari lettori. Secondo quanto ha dichiarato il direttore generale di Banca d’Italia Salvatore Rossi, non l’usciere di una filiale regionale sottolineiamo, le banche devono diminuire l’erogazione di prestiti alle imprese e pensare ad offrire qualche altro servizio.

Il che sarebbe anche una bella idea, se fosse possibile e se ne fossero capaci. Perche’, diciamoci la verità, con la struttura delle nostre banche e del nostro capitalismo, o prestano soldi alle imprese oppure non sono certo in grado di organizzare mega fusioni e creare presunta agglomerati da accompagnare in borsa grazie ad una non ben identificata potenziale consulenza finanziaria.

Insomma, la nostra previsione che nei prossimi 5 – 10 anni la grande maggioranza delle filiali e delle banche scomparirà e che in Italia rimarranno non piu’ di 10 banche e’ confermata anche dal supremo direttore di Bankitalia! La vera domanda e’: chi farà credito alle piccole e medie imprese nel frattempo? Per avere maggiori informazioni su questo contattateci qui.

sapevatelo, care banche :-)
Ecco dove si trasferirà la maggior parte delle filiali delle banche

Per saperne di piu’, ecco lo spassosissimo articolo apparso sulla Stampa del 23/9.

La Banca d’Italia chiede agli istituti di credito del nostro Paese di aumentare la loro redditività e diminuire l’erogazione di prestiti alle imprese. Le banche italiane «sono troppo poco redditizie», a prescindere dal fardello dei crediti deteriorati o dai bassi tassi d’interesse, e «devono ripensarsi, ridefinirsi, anche alla luce degli sviluppi tecnologici». Lo ha dichiarato oggi a Courmayeur il direttore generale della Banca d’Italia, Salvatore Rossi. Chiudendo il convegno «La banca nel nuovo ordinamento europeo: luci e ombre», Rossi ha anche criticato il cospicuo e perdurante ricorso delle imprese italiane agli istituti di credito come fonte di finanziamento.

«Negli ultimi cinque anni – ha detto il direttore generale di Via Nazionale – il rendimento del capitale e delle riserve (o return on equity) delle nostre banche è stato sostanzialmente nullo, mentre nell’area dell’euro era di poco inferiore al 2%, nel Regno Unito del 3%, e negli Stati Uniti addirittura del 9%». Rossi ha anche avvertito che il return on equity (Roe) degli istituti di credito italiani è da qualche anno «parecchio inferiore al costo del capitale». Ciò «rende non agevole il reperimento di nuove risorse sui mercato dei capitali», ha aggiunto. Secondo Rossi, il bassissimo Roe delle banche italiane è causato dal «loro modello di business tradizionale», caratterizzato in gran prevalenza da prestiti a imprese.

La Banca d’Italia invoca, dunque, un nuovo modello di attività degli istituti di credito del nostro Paese, che implichi meno prestiti e più servizi di consulenza alle aziende, anche per facilitarne una capitalizzazione sui mercati finanziari. «Per rendere il sistema bancario italiano più profittevole, e quindi più solido», ha affermato Rossi, «è necessario che si rafforzi la dotazione patrimoniale delle imprese e che aumenti la diversificazione delle loro fonti». In altre parole, «si riduca il ruolo delle banche nella struttura finanziaria». «Segnali sono già visibili – ha proseguito Rossi -. L’espansione contenuta del credito bancario alle imprese negli ultimi anni, per quanto di recente in ripresa, è anche una conseguenza di questo processo».

Il direttore generale della Banca d’Italia ha riconosciuto che «dal 2011 la leva finanziaria delle imprese (ossia il rapporto tra i debiti finanziari e la loro somma con il patrimonio netto) è diminuita, la quota di obbligazioni sul totale dei debiti finanziari è aumentata, e il peso dei prestiti bancari si è ridotto in uguale misura». «Inizialmente concentrata tra grandi gruppi industriali già presenti sul mercato obbligazionario – ha precisato Rossi -, la ricomposizione tra fonti di finanziamento sta adesso interessando anche aziende di minore dimensione».

Rossi ha, inoltre, sostenuto la necessità di una pausa nell’elaborazione di nuove norme bancarie, sia europee che globali, per permettere agli istituti di credito di adattarsi all’importante e rigorosa disciplina del loro settore adottata negli anni recenti dopo la grave crisi finanziaria mondiale. Lo stesso direttore generale della Banca d’Italia ammonisce, però, a non regredire dalla normativa già vigente. «Sarà necessaria una fase di assestamento delle riforme per dare un quadro giuridico stabile», ha affermato Rossi. «Altrimenti –ha aggiunto – si accrescono l’incertezza, i rischi, e quindi i costi dell’attività bancaria. Dobbiamo lasciare sedimentare le regole, del mondo e dell’Europa, per poi verificarne gli effetti sui comportamenti e sui modelli di business». A suo giudizio, «vanno attenuati gli oneri, dove possibile, per le banche piccole». «L’auspicio di un periodo di stabilità non va confuso con un regresso delle regole», ha concluso Rossi.

 

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