Le sofferenze bancarie continuano ad aumentare senza vedere la luce in fondo al tunnel

nessuna-speranza-per-le-sofferenze-bancarieApro una terza finestra sul capitolo del credito deteriorato delle nostre banche, dopo avere mostrato alcuni segnali incoraggianti dai dati di variazione delle sofferenze del 1° trimestre e osservato la dimensione e i tassi di copertura degli incagli.

La nuova osservazione è sulla possibilità di recupero di quei 160 miliardi di sofferenze di prestiti a privati e imprese che si sono accumulati nei libri delle banche. Un recupero che può arrivare dalla vendita a terzi, specializzati nel recupero stragiudiziale e giudiziale, oppure dalle azioni condotte internamente dagli uffici legali banca.

Mi hanno colpito i dati pubblicati questa settimana da UNIREC, l’associazione che raggruppa 192 società che si occupano di recupero crediti e che ha presentato il IV Rapporto sui servizi a tutela del credito, raccogliendo le informazioni provenienti dalle società associate che rappresentano circa l’80% di un mercato popolato da 1.400 operatori (!) con un fatturato totale di oltre un miliardo.

Dati che in sintesi dicono che il mercato sta crescendo notevolmente come numero di pratiche di recupero (+12%),e volumi (+13%) ma che sta calando sempre più quanto a tassi di successo del recupero: solo il 43,8% dei casi di tentativo di recupero hanno successo e le percentuali di recupero sono scese sotto al 20%.

Ma la massa di crediti affidati alle società è di vario tipo, con una prevalenza di piccoli importi relativi alle utenze private. Quando si va a vedere il tasso di recupero del settore bancario-finanziario -che conta per il 60% del totale in volume- le percentuali di recupero crollano sulle pratiche in sofferenza (in cui è già stato comunicata la decadenza del beneficio del termine) che rappresentano il 70% dei tentativi di recupero. Il tasso di recupero si attesta attorno al 4%.

Dalle statistiche UNIREC non è dato sapere se queste posizioni godevano di garanzie reali, mi sentirei di escluderlo perché se così fosse ci sarebbe da preoccuparsi sull’esposizione delle banche che oggi contano di recuperare molto di più attraverso l’escussione delle garanzie ipotecarie, come mostra bene questa tavola della presentazione trimestrale di UBI.

Più inquietante ancora il dato che indicherebbe come le principali banche italiane abbiano portato in salvo solo il 3-5% del valore nominale delle sofferenze nel periodo 2012-2013, un importo assai vicino a quello ottenuto dalle società del rapporto UNIREC.

Questo dato e quello di UNIREC da soli spiegherebbero perché è un problema vendere le sofferenze a società, fondi o bad bank del caso. A questi prezzi e con quei livelli di copertura si andrebbe a registrare una minusvalenza terrificante.  Quanto valgono quelle ipoteche immobiliari quando si va ad escuterle ottenendo esecuzioni fallimentari? Questa è la domanda importante che oggi non ha una bella risposta.

I dati del rapporto UNIREC dimostrano tuttavia che è sempre più difficile convincere un debitore a pagare in Italia, perché molti sono falliti e molti altri non hanno proprio nulla con cui pagare. La crisi morde anche la percentuale di successo e le cattive sorprese sul portafoglio sofferenze sono solo destinate ad aumentare.

 

Articolo di F. Bolognini ripreso da Linkerblog.biz

 

 

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