I Servizi Bancari sono necessari le Banche no

Cosi’ scriveva Bill Gates nel lontano 1994. Decisamente in anticipo sui tempi ma le recenti evoluzioni del mondo legato al fintech sembrano dargli definitivamente ragione.Il sistema bancario ha davanti a sé per la prima volta una vera sfida che abbatte certezze secolari, quali quella di avere il monopolio sui servizi bancari ed essere protetto dalla perdita di ampi segmenti di clientela.

Non è solo un fatto di tecnologia e multicanalità digitale, su cui le banche si stanno affannando a rincorrere ritardi, bensì di potere di scelta che passa dalla banca al consumatore grazie alla trasparenza e alla qualità di servizio delle piattaforme web.

Chiunque oggi abbia nelle mani il destino del sistema bancario italiano, sia esso a capo di una grande banca nazionale o di una piccola cassa locale, non è in una posizione comoda. A memoria una delle più scomode. Costretti a concentrarsi sulle vicende domestiche, i banchieri nostrani corrono a tappare i buchi nella diga: la redditività insufficiente, lo smaltimento di elevatissime sofferenze, fusioni imposte da Banca d’Italia.

Una nuova crisi rimanderebbe tante banche a questo stadio... e allora altro che servizi bancari
Le banche odierne comparate a quelle native fintech

Potrebbero anche non avere notato sulla stessa testata un titolo minaccioso apparso sui giornali qualche tempo fa: “Se Apple fa concorrenza alle banche”. Uno dei primi articoli sulla grande stampa che descrive il rischio della totale implosione del sistema secolare dei servizi bancari dei pagamenti e del credito, aggredito da una pletora di operatori planetari e giganteschi (Facebook, Google, Amazon, Apple…) che mai avevano offerto servizi finanziari o di startup velocissime e agguerrite, entrambi ugualmente minacciosi.

Minacciosi perché dotati di un capitale di fiducia dai propri utenti che supera di molto quello delle stesse banche (un dato sorprendente ma confermato da ricerche USA), di una tecnologia nettamente superiore e di una capacità innovativa e manageriale che sembra essere senza limiti.

Per le banche, che hanno rallentato l’innovazione per seguire urgenze domestiche, il rischio è di perdere di vista il fenomeno di rapida disgregazione dei servizi bancari e finanziari già in corso per effetto di operatori sbucati dal nulla. Nuovi concorrenti che si sono impadroniti in pochi anni del sistema dei prestiti alle piccole imprese, agli studenti, ai privati sfruttando tecnologie, velocità, capacità di usare il web per connettere creando mercati finanziari digitali.

E’ il nuovo pianeta del fintech diventato nel mondo anglosassone l’incubo delle maxi-banche, la nuova fonte di proposte delle società di consulenza, un pianeta che esibisce tassi stratosferici di crescita, moltiplica le piattaforme, sottrae clienti e aree d’affari agli sportelli tradizionali. Se i timonieri delle banche italiane non cominciano a leggere e prendere seriamente questi eventi da oltreoceano potrebbero avere amari risvegli.

Il perno del cambiamento: sharing economy e piattaforme social

Cosa sta succedendo? Dove si trova il perno del cambiamento su cui fa leva la trasformazione più profonda mai avvenuta del sistema bancario e perché il sistema bancario con i suoi servizi bancari non è immune? La crisi economica planetaria ha scatenato le forze dell’economia della condivisione (sharing economy) nella quale oggetti, tempo e spazio non utilizzati sono offerti e affittati: i posti vuoti in auto diventano il business di Blablacar (Francia), gli appartamenti temporaneamente disponibili sostituiscono stanze di hotel grazie alla piattaforma web di Airbnb (USA), studenti e disoccupati consegnano cibo sulle loro auto connesse da Uber fanno piccoli traslochi o montano i mobili di Ikea a Seattle o Boston grazie alla piattaforma di TaskRabbit.

Secondo detonatore la disponibilità di tecnologia a un costo che si riduce esponenzialmente ogni anno, sfruttando il cloud e i server affittati da Amazon Web Services. Terzo elemento le piattaforme social, che hanno oggi molti più clienti delle grandi catene retail e dei clienti sanno leggere i gusti e i comportamenti senza incontrarli fisicamente.

La miscela composta da sharing-economy, tecnologia low-cost, e-commerce e gestione di grandi community di utenti è assolutamente esplosiva e in grado di sovvertire ogni settore. Le regole del gioco sono totalmente cambiate e per sempre.

Anche il settore bancario non è più protetto da nuovi concorrenti, anzi è vulnerabile perché è lento e goffo. Il suo gigantismo, la sua potenza, i suoi costosi mainframe e complessi software una volta erano barriere all’ingresso nel settore oggi sono diventati limiti e debolezze.

Se Uber e Airbnb non possiedono né le auto né le case che affittano può esistere una banca senza capitale o reti di sportelli? I molti casi di successo (Lending Club, Prosper) dimostrano che già ora è possibile.

ApplePay, PayPal e Square stanno risucchiando enormi flussi e profitti dal sistema dei pagamenti. I giganti bancari sono aggrediti da una molteplicità di nuovi operatori, dagli USA alla Cina all’Australia; i consumatori e le imprese trovano facilmente su internet i migliori servizi finanziari, cercano nelle piattaforme semplicità e velocità disaggregando e ricomponendo a piacimento il menu di servizi bancari di cui hanno bisogno senza più fare tutto con una sola banca e ottenendo un’esperienza digitale di grande soddisfazione.

Combattere i nuovi operatori sul loro terreno fatto di tecnologia, agilità e dedizione maniacale al servizio al cliente non sarà semplice per un settore che ha sempre dato per scontato il monopolio dei clienti. La profezia del 1994 di Bill Gates si sta avverando 20 anni dopo.

Fonte: linkerblog.biz – autore: F_Bolognini

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