Sentenza della Corte di Cassazione sul tasso di usura e la sua retroattivita’

Mediaset: tutto il collegio estensore sentenzaI criteri fissati dalla legge 7 marzo 1996, n. 108 per la determinazione del carattere usurario degli interessi non trovano applicazione con riguardo alle pattuizioni anteriori all’entrata in vigore della stessa legge, come emerge dalla norma di interpretazione autentica contenuta nell’art. 1, primo comma, D.L. 29 dicembre 2000, n. 394 (conv., con modificazioni, nella legge 28 febbraio 2001, n. 24), norma riconosciuta non in contrasto con la Costituzione con sentenza n. 29 del 2002 della Corte Costituzionale”

Così si è espressa la Corte di Cassazione, sezione prima, con sentenza n.21885 del 25 settembre 2013, con la quale si è pronunziata negativamente in ordine alla possibilità di ipotizzare l’esistenza di fenomeni di usura sopravvenuta per i rapporti sorti prima della entrata in vigore della legge anti usura del ’96 e non ancora esauriti.

In particolare è accaduto che, relativamente ad un contratto di mutuo stipulato nel 1979, una banca aveva notificato al mutuatario atto di precetto nel 1991. Proposta l’opposizione al precetto, venivano decurtati dal giudice di merito Euro 27.972,19, quali interessi calcolati in misura superiore a quella legale secondo i parametri della normativa antiusura.

Avverso tale pronuncia è stato proposto ricorso ex art. 111 Cost., articolato in quattro motivi.

La Corte ha precisato che, secondo i precedenti della stessa giurisprudenza di legittimità, al fine di stabilire se il tasso d’interesse praticato superi il tasso soglia è necessario verificarne l’ammontare al momento della stipulazione del contratto e non al momento del pagamento.

Con tale decisione è stato di fatto ribaltato il principio espresso con le sentenze della Suprema Corte del 11 gennaio 2013 n 602 e 603 (peraltro della medesima sezione) ove, all’opposto, aveva affermato che gli interessi maturati dopo l’entrata in vigore della legge 108 del 1996 su rapporti sorti prima della vigenza della stessa (e non esauriti) debbono sottostare alla soglia antiusura, di volta in volta determinata secondo le rilevazioni effettuate dalla Banca d’Italia e trasfuse nei decreti ministeriali, ragione per la quale – stante l’inapplicabilità dell’art.1815, comma secondo cc, come novellato – gli interessi andrebbero periodicamente ridotti, sino a coincidere con il tasso soglia stesso, in virtù del meccanismo di integrazione legale del contratto previsto dall’art.1339 cc, in combinato disposto con l’art.1419, comma 2 cc.

Le sentenze nn. 602 e 603 del 2013, nel dare rilevanza al fenomeno dell’usura sopravvenuta con riguardo ai rapporti sorti ante 1996 e non ancora esauriti, costituiscono un precedente interpretativo – quanto meno  – “audace”, ponendosi in contrasto con l’indiscutibile interpretazione letterale del contesto normativo in vigore.

Ed infatti:

1)    Secondo l’art. 644 cp (Usura) – “chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni”;
2)    A norma dell’art.1815 cc, comma 2, “se sono convenuti interessi usurari , la clausola è nulla e non sono dovuti interessi”;
3)    Il d.l. 29 dicembre 2000 n. 394, convertito in legge 28 febbraio 2001 n.24, con norma di interpretazione autentica, ha sancito che “ai fini dell’applicazione dell’art.644 cp e dell’art.1815, comma 2, cc, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono stati promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento”.

Se ne ricava, in maniera evidente, che il momento rilevante per la verifica dell’usurarietà delle condizioni contrattuali rispetto al tasso soglia è da individuarsi (unicamente) in quello della conclusione del contratto, atteso che vi è stata l’indiscussa valorizzazione del momento genetico della pattuizione, come peraltro ribadito dal legislatore per ben tre volte, con le norme sopra indicata.

“Promettere” e “convenire” sono i termini letterali utilizzati, per cui non pare possibile ricavare un’interpretazione differente, discostandosi da tale terminologia, per giungere all’elaborazione di tesi giurisprudenziali contrarie al dettato normativo.

Inoltre, va notato che l’intervento di interpretazione autentica del 2000 si è reso necessario proprio onde risolvere la dibattuta questione di diritto intertemporale, sorta a seguito dell’entrata in vigore della legge 108/1996.

In presenza di una voluntas legis così chiara, il dato normativo appare, senza dubbio, insuperabile.

Detto in altri termini ed in buona sostanza, qualsivoglia contratto di finanziamento è validamente concluso se prevede condizioni al di sotto del tasso soglia e non potrà essere inficiato dalla successiva dinamica della determinazione dei tassi soglia, anche nel caso di ribasso degli stessi.

Oltre al dato normativo, depongono in senso contrario alla tesi dell’usura sopravvenuta due fattori di ordine logico:

1)    i decreti del ministero di rilevazione dei tassi soglia sono relativi solo ai rapporti bancari NUOVI (alias nascituri) e non per quelli già in essere;
2)    vi sarebbe la palese violazione del principio di certezza, in quanto la banca creditrice di interessi convenzionalmente fissati ab origine ad un tasso inferiore al tasso soglia rilevato al momento della conclusione del contratto, non sarebbe mai sicura di ottenere quanto contrattualmente e lecitamente convenuto con il cliente.

La liceità del tasso pattuito non può essere messa più in discussione a distanza di anni per effetto della variazione dei tassi e della conseguente usura sopravvenuta, in quanto un tale meccanismo non è mai stato previsto dalla legge, né può ricavarsi dall’interpretazione di quella parte della giurisprudenza, che si è pronunciata in senso assolutamente contrario al principio di certezza del diritto.

Se tutte queste considerazioni non sono convincenti, per risalire alla volontà del legislatore si può ricorrere alla Relazione governativa di accompagnamento al decreto legge 29 dicembre 2000, n. 394, successivamente convertito, con modifiche, nella legge 24/2001, emergerebbe che l’intento del legislatore era quello, da un lato, di escludere la possibilità di applicare la l. 108/1996 ai contratti conclusi prima della sua entrata in vigore e, dall’altro, di escludere l’ammissibilità dell’ipotesi della cd. “usura sopravvenuta” concernente i contratti stipulati dopo l’entrata in vigore della l. 108/1996

In conclusione la legge del 108 del 1996 ha inteso contrastare il fenomeno dell’usura limitatamente al solo momento genetico della pattuizione del tasso d’interesse – e non al momento successivo del pagamento del medesimo – ragione per la quale la sentenza in commento si pone correttamente in contrasto con la tesi della configurabilità dell’usura sopravvenuta ed appare largamente condivisibile, nei termini in cui si consideri irretroattiva la normativa di riferimento, che non trova in tal modo applicazione con riguardo alle pattuizioni anteriori all’entrata in vigore della stessa legge.

 

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