Royal Bank of Scotland rinuncia alla sua banca d’affari in Brasile

Le necessità di tagliare i costi da parte delle banche non risparmiano neppure le regioni del mondo più virtuose dal punto di vista economico. Così il colosso inglese Royal Bank of Scotland, da anni alle prese con una crisi che ne ha comportato la parziale nazionalizzazione, ha deciso di licenziare altri 30 suoi dipendenti. E di farlo in Brasile, Paese che insieme a India e Cina costituisce una delle poche locomotive della crescita globale.

L’istituto di credito ha infatti deciso di abbandonare il progetto di aprire una banca d’investimenti nello Stato sudamericano, secondo quanto riferito da due fonti anonime all’agenzia Bloomberg.

E il taglio, stando ancora alle indiscrezioni trapelate, non avrebbe risparmiato neppure il capo dell’unità, Carlos Braga, e l’economista senior Zeina Latif.

Da parte sua, la banca non ha voluto commentare la notizia relativa ai licenziamenti, ma ha confermato in un comunicato diffuso da un portavoce la scelta di rinunciare al ramo di investment banking brasiliano.

«Dopo attente riflessioni, abbiamo concluso che non è prudente in questo momento fornire i capitali necessari per avviare il nuovo business, dal momento che esso presuppone la costruzione di una solida presenza onshore nel Paese», ha precisato l’istituto di Edimburgo. Un cambiamento di rotta repentino, se si considera che il via libera del Consiglio Nazionale Monetario al progetto di RBS era arrivato solamente nel giugno scorso

Articolo ripreso da valori.it

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