Ristrutturazione etica per le imprese in crisi

Senza etica non c’è impresa. Marco Gay, vicepresidente di Confindustria e presidente dei Giovani imprenditori, non ha avuto dubbi nel rispondere alla domanda posta dal titolo del convegno di St.Vincent sulla possibilità che ci sia spazio per un approccio etico nel processo di ristrutturazione delle imprese in crisi.

Un’iniziativa promossa da un gruppo di professionisti guidati dall’avvocato Luisa Melara e dal commercialista Corrado Ferriani, con la collaborazione dell’Università di Aosta e del rettore Fabrizio Cassella.

La crisi, nonostante le promesse, resta un problema attuale, concreto e drammatico. E dietro ogni impresa che fallisce – è stato ricordato – ci sono decine di famiglie sul lastrico, competenze ed esperienze che vanno perdute, interi territori e comunità che rischiano l’abbandono. Con ricadute sull’indotto. «Ma la crisi – avverte Gay – non deve far dimenticare l’etica. Che deve far parte dell’intero ciclo naturale dell’impresa, da quando nasce a quando si sviluppa o, purtroppo, a quando va in crisi».

Per il presidente dei giovani industriali le imprese vengono create con l’obiettivo di ottenere dei profitti, «sempre però nel rispetto del territorio, dei collaboratori, dei dipendenti». Ovviamente non è sempre facile mantenere atteggiamenti corretti, soprattutto quando si affrontano momenti di crisi. E gli strumenti per superare le difficoltà non sono sempre adeguati. «Ma occorre anche fare autocritica – prosegue Gay – perché non tutti si comportanto eticamente, onestamente e questi comportamenti si trasformano in concorrenza sleale nei confronti delle aziende sane e corrette».

Un compito improbo ma in alcuni casi sicuramente utile per salvare posti di lavoro

Basti pensare ai ritardi nei pagamenti. Tutti accusano le Pubbliche amministrazioni, «ma i ritardi ci sono anche per i pagamenti tra privati». Con ripercussioni negative su aziende oneste ma più piccole, più deboli che pagano per i ritardi altrui.

Quanto agli strumenti “tecnici” per affrontare la crisi, il presidente dei giovani industriali sottolinea come gli obiettivi delle riforme del 2005 e del 2012 fossero sacrosanti, tesi a favorire la prosecuzione dell’attività delle imprese in momentanea difficoltà, in modo da non spegnere la luce e le speranze. «Ma spesso – precisa – le buone intenzioni sono state seguite da un utilizzo scorretto degli strumenti, con il “lavaggio” dei debiti». Penalizzando, ancora una volta, chi segue modelli etici per difendere i lavoratori e l’azienda.

«E’ evidente che la legge deve essere applicata meglio, per eliminare le falle e per contrastare le scorrettezze. Per impedire di fare dumping. Ma la migliore risposta al rischio fallimento non arriva dalla legge, ma dallo sviluppo».

Per Gay bisogna puntare sugli imprenditori etici, che sono la stragrande maggioranza, per favorire la creazione di un ecosistema che permetta la nascita di un “cantiere impresa”. Con interventi su fisco, giustizia, innovazione, infrastrutture. Unico rimedio per ovviare alla scomparsa, negli ultimi anni,di 80mila imprese con la perdita di 1 milione di posti di lavoro.

Articolo ripreso dal blog “Gli Squali di Wall Street” su blogspot.com

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