Regime fiscale Vaticano

Riportiamo i seguenti stralci tratti da un articolo pubblicato su Linkiesta di una questione annosa che certo e’ lungi dall’essere risolta. Probabilmente entrambe le parti, soprattutto vista l’attuale situazione economica, saranno costrette a trovare un accomodamento e cedere qualcosa. Comunque sicuramente dopo le prossime elezioni, questo e’ sicuro 🙂

Su uno dei temi che da sempre scatenano profonde divisioni politiche, e veementi proteste sul web, finito in un emendamento alla manovra in discussione al Senato, cioè l’esenzione Ici sugli immobili “non esclusivamente commerciali” di cui gode il Vaticano, l’Antitrust europea aveva aperto un’indagine il 12 ottobre 2010. In proposito, Joaquin Almunia ha dichiarato a Linkiesta che: «Al momento l’indagine non è ancora conclusa, e non abbiamo nessuna deadline prefissata». Neelie Kroes, che ha preceduto Almunia, aveva aperto un dossier sul mancato versamento dell’imposta Ici e sull’Ires scontata dal 33 al 16,5% da parte di tutti gli immobili, come alberghi e ostelli gestiti da ordini religiosi, di proprietà della Chiesa. Una situazione, si leggeva nel report di Bruxelles, che «rivela a prima vista un carattere discriminatorio». L’Italia avrebbe dovuto consegnare entro novembre 2010 prove sufficienti a dimostrare l’insussistenza di queste esenzioni, configurabili invece, secondo l’Europa, come aiuti di Stato e quindi distorsivi del regime di libera concorrenza sancito dai Trattati comunitari. Un mancato gettito che, secondo alcune stime, corrisponderebbe a 2 miliardi di euro. Tuttavia, come ha dichiarato Almunia, sembra che Bruxelles non abbia ancora terminato la disamina di questa delicatissima questione.

Sulla difficile condizione che sta vivendo il sistema finanziario dell’Eurozona, per via delle continue tensioni sul mercato interbancario, che portano gli istituti comunitari a basarsi principalmente sulla Bce per esigenze di finanziamento, Almunia ha difeso a oltranza gli stress test condotti dall’Eba, sbugiardati di fatto dagli ultimi dati del Fondo monetario internazionale. Rispondendo a una domanda sulle cifre diffuse dall’istituzione di Washington, secondo cui le banche europee necessiterebbero complessivamente di capitali freschi per 200 miliardi di euro, l’euroministro spagnolo ha sottolineato che «L’Europa ha condotto stress test molto seri sul sistema bancario europeo», e soltanto le otto banche “bocciate” dalla superauthority finanziaria, l’Eba, dovranno attuare le conseguenti misure per riportare il coefficiente di patrimonializzazione (Tier 1) oltre la soglia minima del 5 per cento.

Il problema numero uno, per il commissario agli Affari economici e monetari durante la presidenza Prodi, rimane il rallentamento economico, non ancora trasformatosi “tecnicamente” (cioè quando il pil è negativo per due trimestri di fila) in recessione, parola che soltanto in pochi pronunciano sulle sponde del Lago di Como. A margine della conferenza di oggi, l’economista della Stern University di New York, Nouriel Roubini, ha continuato a bacchettare la Bce sulla decisione di alzare i tassi d’interesse all’1,5% il 7 luglio scorso. «La Bce ha fatto l’errore più grave di tutta la sua politica monetaria nell’alzare i tassi. L’aumento ha infatti provocato un peggioramento dei titoli di Stato, del sistema bancario, della competitività e della crescita dell’Eurozona».