Prism Warfare una startup italiana decisamente da combattimento

Classe 1990, cittadino del mondo, Gianni Cuozzo si presenta così al team di Consulenza Finanziaria. Gianni, originario di Valva un paese nell’alta Valle del Sele, si occupa di start up dal 2009, anno in cui si è trasferito definitivamente in Germania per studiare. Attualmente lavora nel campo della cybersicurezza.

“Ho messo su in modo rocambolesco GiaCuo Finance una piccola realtà per lo sviluppo di plug-in specifici in “R” per settore militare e finanziario, ad oggi ho dato vita a 5 start-up, ma attualmente sono a lavoro su 3: PrismWarfare  (Malmo), C2Sec (Roma), GiaCuo Labs (Roma) in quanto ho avuto un exit nel 2012 con GiaCuo Finance (Francoforte) e Pivoting nel PNR di Macro Aerospace S.p.A. (Roma) nel 2015”.

Incuriositi da questo giovane “James Bond” campano abbiamo deciso di fargli alcune domande.

Si è presentato a noi così:

“Sono consulente economico al Senato per il gruppo senatoriale che sta lavorando alla stesura di un DL su CCNL settore “Tecnologia” , sono anche una sorta di James Bond…senza bondgirl, senza Aston e senza Martini, in quanto sono consulente per l’intelligence militare per diversi paesi del area NATO.”

In cosa consiste il progetto  “Prism Warfare”? Può essere adattato anche in Italia?

“Sono nel mondo della cybersec su due fronti ben distinti quello “offensive” e quello “defensive” , in Italia con C2Sec mi occupo di cybersicurezze defensive ovvero mi occupo di difendere strutture ed organizzazioni da attacchi informatici, ci occupiamo anche di cyberforense e di defensive programming, il tema della cybersecurity è un tema molto strategico per salvaguardare la competitività nazionale e la protezione dei dati degli utenti. In Svezia invece mi occupo della parte “offensive”, con Prism Warfare ci occupiamo di programmare virus” informatici ad uso militare, sono vere e proprie armi che hanno una loro dottrina d’impiego, servono soprattutto a controllare e a sabotare strutture logistiche ed armamentarie nemiche, Prism Warfare i suoi operatori e i suoi prodotti è presente oggi in 5 fronti diversi al supporto di truppe Occidentali e di paesi allineati”.

Credi che un paese come l’Italia dia spazio all’innovazione giovanile?

“Nella mia vita ho avuto modo di viaggiare molto, forse anche troppo, questo fatto mi ha fatto rendere conto delle enormi potenzialità del nostro amato paese come ad esempio la presa coscienza di aver il miglior capitale umano in assoluto , ma ovviamente mi ha fatto rendere conto anche delle mancanze del nostro sistema. l’Italia è un paese estremamente gerontocratico, dove il mito dell’esperienza continua a mietere vittime e cosi vi troverete un ultra 60enne con esperienza ministeriale o in qualche bulloneria a giudicare la vostra rete neurale scritta in NodeJS , dove il tema delle start-up è gestito male, fino a poco tempo fa questo mondo era completamente bistrattato , da 2 anni a questa parte invece è fin troppo sulla bocca di tutti, prima non avevamo manco il forno, ora siamo circondati da fumo, questo a causa d’improbabili attori entrati nella scena start-up italiana, diventata covo di “riciclati” e “investor” a cui non affidereste manco 1€ per il caffè e  che quindi raccogliendo meno di voi a natale nel classico giro di parenti  eseguono micro-operazioni pretendendo di avere il 60% della vostra azienda, un rene e vostra nonna a garanzia del “tremendo sforzo economico e di fiducia” che stanno facendo nei vostri confronti , che pretendono che i founder abbino un contratto e retribuzione in linea con gli standard del Burkina Faso perché “hey devi soffrire se no ti rilassi!”, bisogna quindi stare attenti a chi si incontra, in italia non si da spazio, ma ve n’è tantissimo, bisogna prenderselo a volta anche con le maniere forti, il tempo è dalla nostra parte”.

Che consiglio daresti ai nostri lettori?

“Secondo me il consiglio principe è quello di non pensare di essere in Italia , mi spiego meglio, se guardate ai freddi numeri la prima cosa che penserete è “Ci rinuncio” in Italia come detto mancano fondi a sufficienza, ecosistemi a sufficienza, infrastrutture a sufficienza e soprattutto mentalità a sufficienza, se vi fermerete a questi incontrovertibili fatti, non partirete mai, ma dovete pensare globalmente e vedere e concentrarvi sul (poco) buono che abbiamo, costi relativamente contenuti , grant pubblici abbastanza accessibili, ottimo capitale umano , è importante avere coraggio e non porsi grandi limiti, è importante inoltre essere a conoscenza degli enormi sacrifici che avviare una impresa comporta, non avrete molto tempo per voi e per gli altri e molte delle cose che avete visto nei film…beh resteranno nei film, resterete delusi , sopraffatti e sconfortati, ma se resisterete a tutto ciò  e le cose inizieranno a girare vi toglierete le piu grandi soddisfazioni che non saranno solo economiche, ma attenti però , fare start-up o in generale fare impresa è una missione di vita e sociale , non una risposta al 44% di disoccupazione giovanile, fatelo solo se lo sentite e se lo sentite andate fino in fondo a prescindere da tutte le difficoltà. Quando riuscirete però ricordatevi di tendere una mano agli altri e aiutarli nel loro cammino, non commettiamo errori generazionali passati con imprenditori ricchi che non hanno dato nulla alla comunità, sforziamoci di essere una generazione migliore.

 

Articolo di F_D_Ambro, ripreso dal sito startaward.it

 

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