Premiare chi paga le tasse funziona in Brasile

Combattere l’evasione dell’IVA riaccreditando una parte consistente dell’imposta ai contribuenti-consumatori, a titolo di “premio onestà”. Succede in Brasile, nello Stato federato di San Paolo. In questa Regione-laboratorio, una delle più avanzate del Paese e abitata per un terzo da oriundi italiani, da circa due anni si sta tentando un esperimento convincente, basato sulla compartecipazione (volontaria) dei singoli contribuenti ai profitti in campo IVA.

Scordatevi, quindi, redditometri e cartelle pazze. «Il meccanismo è semplice, ed è un modo molto intelligente per utilizzare le attuali tecnologie internet», spiega Diego Corrado, commercialista e autore, insieme a Marco Leonardi, di un recente articolo in tema su La Voce.
 In breve, alla stregua dei nostri “scontrini parlanti” per i farmaci, al momento dell’acquisto il compratore comunica il proprio codice fiscale al cassiere, e viene emessa la nota fiscal paulista, lo scontrino (paulista perché dello Stato di San Paolo). «A questo punto, in via automatica – racconta Corrado –, il 30% dell’imposta viene riaccreditato al compratore, che può anche comunicare il codice fiscale di un’altra persona o di un ente, effettuando una sorta di 5 per mille immediato». L’imposta in questione è l’ICMS, assimilabile alla nostra IVA, con aliquote dal 5 al 20% a seconda della tipologia di bene acquistato.

Nessuno scontrino deve essere conservato per anni, grazie a internet: «I cittadini possono iscriversi al sito web del progetto e consultare, in formato pdf, tutti gli scontrini accumulati. Se invece mancano, il consumatore può segnalarlo, denunciando così all’Amministrazione che il venditore ha trasgredito».
Quanto all’utilizzo del credito, con semplici passaggi telematici si può controllarne l’entità e decidere se usarlo in compensazione con altre imposte (ad esempio, l’omologo paulista dell’ICI) o ritirarlo sul proprio conto corrente.

I risultati ci sono. In uno Stato federato che, da solo, conta 48 milioni di abitanti, sono 11 milioni i cittadini registrati al programma, obbligatorio solo per gli esercenti: «Undici milioni di verificatori fiscali, grazie al meccanismo della redistribuzione delle risorse», sottolinea ancora Corrado, con un beneficio per le casse statali pari a 350 milioni di euro, ossia lo 0,1% del PIL brasiliano. Che, se applicato in Italia, equivarrebbe a un gettito aggiuntivo di 1,5 miliardi.

Una bella lezione, per la nostra Amministrazione finanziaria: «Da noi – spiega Corrado – si mettono in campo strumenti di controllo e di presunzione del reddito, buttando addosso al contribuente l’onere della prova: dimostrami che non sei un evasore. Ci sono invece altri strumenti che possono allontanare dalla percezione del Fisco come entità iniqua e rapace». E se, da un lato, il meccanismo fa emergere gettito e migliora i logori rapporti tra Fisco e cittadini, dall’altro porta agli estremi il concetto di tracciabilità, «rendendo tracciabili le operazioni indipendentemente dalla tipologia di pagamento, quindi anche le transazioni in contanti». Peraltro, stando a Corrado, in Brasile il livello di accettazione (e diffusione) degli strumenti tracciabili – non ultimo il ricorso alla moneta elettronica – è assai superiore al nostro, a dispetto dell’endemica povertà della popolazione.

In questo quadro, il programma Nota fiscal paulista sembra avere un effetto ancora più importante: il sostegno al reddito, incluso quello delle fasce di popolazione meno abbienti, «famiglie che magari spendono pochi euro al giorno, non hanno imposte da compensare e accumulano pochissimo credito». Una quota ridotta, ma comunque importante, delle risorse complessive viene infatti dirottata sulle fasce più deboli, con un sistema di premi in denaro che vengono sorteggiati periodicamente fra i cittadini registrati al sito.

Il problema della lotta all’evasione, dunque, si può tranquillamente ribaltare, considerando i contribuenti non solo come potenziali “nemici” del Fisco, da stanare con controlli sempre più stringenti, ma come alleati da premiare. Il che offre il fianco a un interrogativo etico: è giusto premiare chi compie il proprio dovere? Secondo Corrado, sì: «Bisogna capire che lo Stato funziona se favorisce e incentiva i comportamenti virtuosi. Nell’attuale momento di crisi, in cui c’è bisogno di risanare i conti pubblici, una ricetta di questo tipo consentirebbe di far emergere imponibile aiutando, al tempo stesso, le famiglie e in particolare i nuclei numerosi, che sono quelli che consumano maggiormente. Trovo molto più scorretto lo strumento degli studi di settore, che è quanto di più lontano ci sia dal patto con i cittadini».

Non sarà, a conti fatti, la panacea per tutti i mali del Fisco, ma può rappresentare un buon incentivo per abbattere l’evasione dei “piccoli numeri”, quella delle transazioni da pochi euro. Un mondo “migliore” anche per i commercialisti, che – conclude Corrado – «non dovrebbero più fare i passacarte o i terminalisti dell’Amministrazione finanziaria, concentrandosi piuttosto sulla consulenza, che è il vero valore aggiunto del nostro lavoro».

Articolo ripreso da Eutekne.info

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