I piccoli imprenditori italiani non riescono a creare reti di impresa

reti-di-impresaLe cause che si oppongono alla diffusione delle reti d’imprese. Con­tat­tando molti impren­di­tori della PMI ed avviando il dis­corso delle mag­giori pos­si­bil­ità di busi­ness che essi avreb­bero entrando in rete d’imprese, gen­eral­mente avverto la loro resistenza a val­utare questa  favorevole oppor­tu­nità.

Da qui, l’esigenza pro­fes­sion­ale d’intercettare ed inda­gare, sin­teti­ca­mente, i motivi di tale oppo­sizione, motivi che cos­ti­tu­is­cono osta­coli da super­are e che lim­i­tano lo sviluppo di strate­gie rivolte all’aggregazione delle reti d’imprese.

Pro­cedo all’individuazione  di tali ostacoli.

La resistenza dell’imprenditore ad aggregarsi

L’imprenditore della micro e PMI è gen­eral­mente  troppo indi­vid­u­al­ista, perché:

  • teme l’aggregazione, pen­sando che con essa possa perdere gran parte del potere ges­tionale in seno alla pro­pria azienda o, addirit­tura, ha tim­ore di non poterla più gov­ernare, in asso­luto, “con­seg­nan­dola ad altri”;
  • teme di offrire il fianco “alla curiosità” dei col­leghi impren­di­tori con i quali dovrebbe entrare in rete, curiosità lesiva dei suoi inter­essi e delle sue conoscenze oper­a­tive (know-how ) che ritiene dover man­tenere segrete;
  • teme l’assoggettamento alla volontà altrui nelle scelte di mer­cato, che ha sem­pre effet­tuato in asso­luta autono­mia, senza fil­trarle attra­verso l’opinione di alcuno.

L’imprenditore della micro e PMI, soli­ta­mente, dimostra di avere pre­con­cetti verso l’aggregazione di reti d’imprese, pre­con­cetti che dovrebbe super­are senza pre­sun­zione, acco­stan­dosi al prob­lema aggrega­tivo non con spir­ito di rifi­uto, bensì con voglia di apprendi­mento e  conoscenza. L’ impren­di­tore ha l’obbligo morale, oltre l’interesse per­son­ale, di acquisire una mag­giore cul­tura d’impresa per arric­chirsi d’informazioni, indis­pens­abili per val­utare la bontà dell’ipotesi aggrega­tiva, e non solo. Ciò, a tutela della pro­pria azienda che è “bene comune”,  nel senso che da essa trag­gono sos­ten­ta­mento dipen­denti e col­lab­o­ra­tori. Inoltre, l’imprenditore  deve riflet­tere sul fatto che ogni impresa ha vitali col­lega­menti con l’indotto di rifer­i­mento al quale crea van­taggi eco­nomici e ne riceve.

Sia ben chiaro che la scelta aggrega­tiva non va con­sid­er­ata come un optional a dis­po­sizione, bensì è un’opportunità di crescita che, a volte, può divenire scelta essen­ziale di soprav­vivenza per l’azienda. Chi si oppone con­cettual­mente  alla rete d’imprese deve  aver chiaro che  tale aggregazione non assomiglia  per nulla  alla fusione e, da essa, si può recedere per con­tratto. Inoltre, nella rete d’imprese, le aziende coop­er­ano ad un prog­etto comune ma con­ser­vano la  loro indi­vid­u­al­ità giuridica e l’autonomia pat­ri­mo­ni­ale, oltre  a quella eco­nom­ica e finanziaria.

Va da sé, che  le aziende  che entrano in rete devono orga­niz­zarsi, model­larsi, adeguarsi, nonché abit­u­arsi , a vivere una sin­er­gica espe­rienza ges­tionale fori­era d’innovazione, di nuove oppor­tu­nità, di nuovi mer­cati, di ulte­ri­ori ed inediti prodotti. Il tutto, pro­durrà ben­efici che giover­anno al conto eco­nom­ico di ogni azienda parte­ci­pante alla rete. Questi ben­efici si tradur­ranno in miglio­rati costi, aumento dei ricavi e con­seguenti mag­giori utili.

Infine,  è  ben certo che cre­ativ­ità e grinta, preziose qual­ità riconosciute agli impren­di­tori della micro e PMI ital­iana, ver­ranno  raf­forzate, generando ulte­ri­ore val­ore aggiunto se svilup­pate nell’ambito dell’aggregazione di rete d’imprese.

L’opposizione dei dipen­denti ad aggregarsi

I dipen­denti  della PMI  sono nor­mal­mente  dif­fi­denti verso l’aggregazione per :

  • sfidu­cia  nei con­fronti del nuovo  “sis­tema oper­a­tivo” rap­p­re­sen­tato dalla rete d’imprese, in quanto ritenuto com­p­lesso; questa sfidu­cia, che spesso si tra­duce in appren­sione, deter­mina il nascosto tim­ore di non essere all’altezza dei nuovi, futuri compiti;
  • angos­cia derivante dal temuto ris­chio di perdere “il potere sul lavoro”, rap­p­re­sen­tato dall’autonomia deci­sion­ale con­quis­tata nel tempo attra­verso la dimostrazione del sogget­tivo val­ore, appor­tato al ciclo di pro­duzione azien­dale e, quindi, pre­oc­cu­pazione di perdere il con­quis­tato apprez­za­mento dell’imprenditore e  dei suoi ausil­iari.

Il Rifi­uto dell’imprenditore e suoi ausil­iari all’aggregazione

C’è da ril­e­vare il fatto che, prima di dar vita all’aggregazione della rete d’imprese, i parte­ci­panti alla rete stessa erano, quasi sem­pre, con­cor­renti tra di loro e, quindi, avver­sari che com­pete­vano sul mer­cato. Entrando in rete, con­trari­a­mente a prima, diven­tano part­ner. La dif­fi­coltà di accettare questo muta­mento non è sem­plice, ma neanche dif­fi­cilis­simo. Occorre, per­tanto, che l’imprenditore ed i suoi ausil­iari  non rifiutino  in modo pre­con­cetto l’aggregazione ma si ori­entino ad un com­por­ta­mento col­lab­o­ra­tivo e sin­er­gico, com­pren­dendo che lo stare in rete pro­duce van­taggi ai sin­goli parte­ci­panti e nulla toglie ad essi. Inoltre, l’imprenditore ed i suoi ausil­iari,  non devono temere il cam­bi­a­mento strate­gico ges­tionale che, in ottica di una sola azienda, è col­le­gato ad un tempo di breve-media durata, men­tre, in ottica di rete d’imprese, è dilatato al lungo peri­odo; lo sposta­mento in là del tempo deter­mina sì mag­giore dif­fi­coltà di pre­vi­sione ma non  mag­giore preoccupazione!

Superati gli osta­coli indi­cati, ne esiste un altro rap­p­re­sen­tato dal: Ris­chio di scarsa autorev­olezza dei man­ager alla real­iz­zazione del prog­etto di rete

Il prog­etto di rete d’imprese,  per essere attuato, richiede un capace, intenso ed appro­pri­ato impegno sia dei  man­ager che dei quadri. Infatti, i man­ager,  essendo pre­posti alla direzione azien­dale ed i quadri,  essendo “cinghia di trasmis­sione” tra man­ager  ed impiegati-operai, hanno la del­i­catis­sima  fun­zione di garan­tire  l’equilibrio del nor­male fun­zion­a­mento  tra i diversi set­tori dell’azienda. Per­tanto, diri­genti e quadri, devono possedere una riconosci­uta autorev­olezza per amal­ga­mare e coin­vol­gere, con entu­si­asmo, tutte le maes­tranze alla con­di­vi­sione degli obi­et­tivi da rag­giun­gere. Soltanto dopo aver ottenuto questa  coe­sione ‚diri­genti e quadri si assi­cur­eranno l’apporto pos­i­tivo ed uni­tario della forza lavoro, indis­pens­abile per poter con­cretiz­zare, in modo vin­cente, l’implementazione del prog­etto di rete.

In passato ho sostenuto più volte che le vere aggregazioni si fanno saltando l’ostacolo e mettendo insieme le imprese, andando dal notaio a firmare atti di fusione o di creazione di nuove società di capitali, imparando a convivere con qualcosa di meno del 100% di quota societaria e che le Reti di Imprese sono un ‘ibrido’ che serve solo ai timidi indecisi che devono ancora superare le paure elencate da Pietrobono nell’articolo.  Ma ciò che dice l’autore è che nella sua esperienza incontra resistenze anche al fidanzamento, non solo al matrimonio e allora il problema è grosso.

Dalla mia piattaforma di osservazione dico che le piccole imprese non possono correre veloce, né andare lontano con la finanza scarsa che hanno a disposizione. Le banche, lo devo ripetere sino alla nausea toglieranno altro credito e non avranno grande affetto per piccole imprese indebitate che crescono poco e non hanno progetti per farlo. Aggregazioni, Reti, accordi sono uno dei percorsi da valutare e prendere. Certo serve coraggio e visione. Non è per tutti.

 

Articoli di Stelvio Pietrobono dal sito retidiimprese.it – chiusura di Fabio Bolognini

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