Pericoloso utilizzare il TFR Trattamento di Fine Rapporto per fare ripartire i consumi

Impazza la disputa sull’utilizzo del TFR, o di parte di esso, come leva per riaccendere i consumi dei lavoratori dipendenti, tra chi cerca di renderlo liquido e chi sull’altro fronte, quello delle imprese soprattutto piccole, è terrorizzato di perdere un tipo di autofinanziamento a bassissimo costo. Il primo ministro Renzi sembra rendersi conto che c’è un problema di liquidità e spera nell’aiuto del sistema bancario, il prof.Puglisi propone taglio IRAP e l’utilizzo della Cassa Depositi e Prestiti (che viene chiamata in causa per coprire qualsiasi buco finanziario) per compensare le imprese pagando debiti della PA, ma forse dimentica che non c’è sempre coincidenza tra i due perimetri.

Qualcuno dalla platea sommessamente spiega che se le imprese dovessero cedere quote di TFR e dovere indebitarsi con le banche a tassi molto più onerosi per avere la liquidità e pagare non avrebbero fatto un grande passo in avanti. Forse non ha proprio torto, a meno che i fondi TLTRO allo 0,15%…

In tutto questo batti e ribatti potrebbe essere utile capire l’attuale destinazione e composizione del credito erogato dalle banche a breve termine alle imprese, nelle loro varie classi dimensionali. Non è un’operazione semplice perché dai numeri pubblicati nei bollettini della Banca d’Italia occorre fare diverse stime per separare il credito erogato a privati/famiglie da quello effettivamente destinato alle imprese. Stime che si possono tentare considerando il numero di affidati nella categoria società non finanziarie e gli importi medi.

A marzo 2014 il totale dei crediti concessi a breve termine dal sistema bancario era di 630 miliardi, ripartiti su quasi 3 milioni di debitori, di cui oltre 1.800.000 privati. Il credito effettivamente utilizzato è però poco più di metà, pari a 333 miliardi. Le imprese e le microimprese (soc.di persone) affidate sul breve termine (escludendo società finanziarie e Pubblica Amministrazione) sono 1.150.000 e già questo è un dato che non si trova tanto facilmente.  Il grafico mostra la loro presenza numerica sulle varie classi di dimensione degli affidamenti: oltre 900.000 sono imprese che alle banche chiedono meno di 500.000€ ciascuna.

Dalle stime si vede che le microimprese usano circa 23 miliardi di credito a breve sui 333 totali, le piccole imprese 78 miliardi, le circa 26.000 medie imprese usano 62 miliardi e le 5.000 imprese grandi 118 miliardi. In totale 280 miliardi su 333.

Ciò che si nota facilmente è che in proporzione i grandi consumatori di credito a breve sono le piccole imprese, in particolare in una fascia di affidamento totale (breve + medio) tra 500.000 e 2.500.000€. Un fascia che corrisponde a un fatturato sino a 4-5 milioni.

Questo non sorprende perché è proprio la zona dove si ritrovano gran parte delle imprese familiari cresciute a forte leva finanziaria, con credito concesso generosamente (rispetto al capitale proprio) e basato spesso su garanzie personali e proprietà immobiliari fuori perimetro dell’azienda. E’ questa dunque l’area più sensibile quando si affronta il tema del TFR: probabilmente in quella fascia vi sono molte imprese poco liquide, troppo indebitate per la loro dimensione, che hanno difficoltà a reperire ulteriore liquidità in qualsiasi forma nei confronti del sistema bancario.

 

Articolo di F. Bolognini ripreso dal sito linkerblog.biz

 

Siamo un team interdisclipinare di alcuni professionisti che credono nella Consulenza Finanziaria Indipendente. Onesta' e trasparenza al servizio di chi li ricerca. Siamo esperti di Bitcoin, Blockchain e Criptovalute e seguiamo con grande attenzione i trend che definiranno quali saranno gli investimenti vincenti nei prossimi anni.