Per l’Agenzia di Rating Moody la Grecia deve fallire

Per la Grecia, non c’è altra via se non il default. Chi detiene obbligazioni elleniche, inoltre, subirà un taglio pari al 60% del loro valore nominale, vicino al 55% proposto alla Commissione europea dalla lobby delle banche d’affari comunitarie, (Institute of international finance). Nel primo dei due giorni di serrata totale nel Paese – fonti giornalistiche confermano a Linkiesta che il 99% degli esercizi commerciali è chiuso, mentre poco fa il Parlamento greco ha iniziato a votare il nuovo piano di austerity – e di pesanti scontri in piazza Syntagma, le parole di Steve Cochrane, analista senior di Moody’s, non contribuiscono a rasserenare gli animi. A quattro giorni dal meeting del Consiglio europeo, intanto, il telefono rosso tra Parigi e Berlino sembra sempre più isolato da Francoforte. Lo ha sottolineato oggi Nicolas Sarkozy, affermando che il nodo vero dei negoziati sull’ampliamento del fondo salva-Stati Efsf ruota attorno al ruolo di Eurotower come garante, che la Germania vuole evitare a tutti i costi.

In un’intervista rilasciata la scorsa settimana al Financial Times, il presidente uscente Jean-Claude Trichet aveva già sollevato la questione, dicendo che «La responsabilità ultima spetta agli Stati, sollevarli da questo impegno sarebbe una ricetta che porta al fallimento». Dimostrandosi però favorevole all’utilizzo della leva come argine per evitare l’ulteriore diffondersi della crisi in Italia e Spagna. Purché, ipotesi su cui Sarkozy e Angela Merkel sono concordi, non coinvolga fondi Bce.

Secondo le anticipazioni del Guardian, ci sarebbe sul tavolo un accordo tra Germania e Francia su un potenziamento della capacità del fondo Efsf di erogare prestiti garantiti a quota 2.000 miliardi di euro. Per il quotidiano olandese Het Financieele Dagblad, invece, la cifra è pari a 1.450 miliardi. Due numeri che derivano dall’ipotesi che circola sul mercato di adottare una leva finanziaria a 4x o 5x, che moltiplica così i 440 miliardi di euro attuali. Secondo un report della banca d’affari Citigroup, l’ammontare massimo di bond in grado di essere acquistati dall’Efsf è pari a 1.500 miliardi di euro, applicando una leva a 5x, per 310 miliardi di euro di garanzie ancora utilizzabili (dei 440 mld totali). Tanto per dare un termine di paragone, solo le emissioni italiane in scadenza, da qui al 2014, ammontano a un totale di 612 miliardi di euro.

In un paper diffuso oggi, il think thank a trazione inglese Open Europe, oltre a 2 trilioni di euro in termini capacità di prestito, stima siano necessari 3.220 miliardi di euro di garanzie totali sui bond periferici, garantiti dal club degli Stati a tripla A. Un impegno che si traduce in un terzo dei rispettivi Pil: il 36% per la Francia e il 28% per la Germania. In caso di una ristrutturazione del debito, le banche europee necessiterebbero di ricapitalizzazioni complessive per 370 miliardi di euro, ben più dei 200 miliardi stimati dal direttore generale del Fmi, Christine Lagarde.

Nella visione dell’autorevole Bruegel, pensatoio comunitario economico-politico basato a Bruxelles, l’assunto su cui si basa il rafforzamento dell’Efsf, cioè che il mercato possa essere assicurato da garanzie comunitarie su una porzione del debito di un Paese in difficoltà, è sbagliato. E andrebbe ribaltato così: siccome è l’assenza di visibilità sul futuro a determinare una costante ridefinizione dei portafogli d’investimento, un default o una ristrutturazione del debito implica tagli al valore nominale dei bond maggiori di qualsiasi garanzia creditoria. Insomma, l’effetto tranquillizzante dell’Efsf non si paleserebbe. Non solo: utilizzare il come assicuratore sul 20% del debito spagnolo e italiano non funzionerebbe in caso di declassamento di uno dei due Paesi. Un’eventualità non remota, visto che proprio ieri Moody’s ha messo sotto osservazione il suo giudizio su Parigi, diminuendo ulteriormente quello sulla Spagna.

Un’altra soluzione è trasformare l’Efsf in una banca vera e propria, che riacquista i bond a rischio raccogliendo denaro da investitori privati, il cui coinvolgimento è stato già previsto al vertice europeo del 21 luglio scorso, e usando una leva (ancora da definire). La proposta del ministro delle Finanze francese, Francois Baroin, non godrebbe però del favore di Berlino e Francoforte. Il motivo è sempre lo stesso: l’eventuale partecipazione a operazioni di rifinanziamento della Bce, come un normale istituto di credito, per mantenere pulito il bilancio dell’istituto di Francoforte.

Assicurare bond e riacquistarli, tuttavia, sono due mestieri ben diversi, così come la forma economica dell’Europa che ne deriva. «Il cambiamento dei Trattati non è un tabù», ha ribadito oggi Angela Merkel in occasione della festa d’addio di Jean-Claude Trichet al vertice della Bce, prima d’incontrare Sarkozy per un confronto.

Articolo ripreso da ilpost.it

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