Paul Krugman la chiama depressione minore ma a noi non sembra esattamente cosi’

In un articolo sul New York Times il famoso economista Paul Krugman chiama quella che stiamo vivendo come una “depressione minore” (lesser depression l’espressione esatta in inglese).

Di seguito un articolo di William Anderson che, sintetizziamo per i lettori frettolosi, definisce Krugman come partito per la tangente 🙂 E in seguito attacca le teorie keynesiane che stanno alla base delle riflessioni di Krugman. Ma sentiamo un po’ cosa dice il sig. Anderson:

Mentre gli Austriaci ed i Keynesiani non concordano su un sacco di cose, c’è una cosa su cui entrambi sembrano concordare: l’economia degli Stati Uniti sta affondando nel pantano della depressione. A questo punto, comunque, il punto di contatto finisce, poiché le due scuole hanno diverse spiegazioni sul perché stia accadendo tutto ciò.

I Keynesiani, attraverso Paul Krugman ed il suo megafono che risponde al nome di New York Times, hanno sostenuto che lo “stimolo” originale di Barack Obama era troppo piccolo, e l’attuale enfasi sul taglio del budget a tutti i livelli del governo è esattamente la strategia sbagliata. Gli Austriaci, senza sorpresa, credono che questa spiegazione sia senza senso e pericolosa.

In un recente articolo, Krugman ha esposto la sua tesi ed è utile poiché mostra veramente le mente Keynesiana a lavoro, ed una mente Keynesiana non fornisce nessun’altra spiegazione a quello che sta accadendo. Il problema è — e sempre lo sarà — una mancanza di “domanda aggregata” e la sola soluzione è che il governo spenda come se avesse vinto alla lotteria.

Scrive:

La grande bolla immobiliare dell’ultimo decennio, che è stata sia un fenomeno americano che europeo, è stata accompagnata da un enorme aumento nel debito delle famiglie. Quando la bolla è scoppiata, il settore edile è colato a picco ed anche la spesa al consumo poiché le famiglie indebitate l’hanno dovuta tagliare.

Tutto sarebbe andato per il verso giusto se altri grandi giocatori economici avessero intensificato la loro spesa, riempiendo il vuoto lasciato dall’affossamento del settore immobiliare e dalla ritirata dei consumatori. Ma nessuno lo ha fatto. In particolare, le ricche corporazioni non hanno visto alcuna ragione per investire il proprio denaro a fronte della debole domanda dei consumatori.

Nemmeno i governi hanno fatto molto per alleviare questa situazione. Alcuni governi — quelli delle nazioni più deboli in Europa, e gli Stati ed i governi locali qui — sono stati in realtà forzati a tagliare la spesa a fronte delle entrate in calo. Ed i modesti sforzi dei governi più forti — incluso, sì, il piano di stimolo di Obama — sono stati, al meglio, di poco sufficienti a controbilanciare questa austerità forzata.

Quindi abbiamo economie depresse. Cosa stanno proponendo di fare i dirigenti? Meno di niente.

Se qualcosa descrive il modo di pensare dei Keynesiani, è questo: spendere, spendere, spendere. E’ una semplice tesi, una che sicuramente attrae i politici e perfino una larga parte della popolazione, ed ha dominato il pensiero economico professionista negli Stati Uniti sin dalla Seconda Guerra Mondiale. Come Krugman ha detto sopra, le famiglie non possono spendere quello che non hanno e le imprese, poiché non vedono domanda futura, non investono (leggete: spendere attraverso investimenti di capitale — che è sempre definito dai Keynesiani come qualcosa di valore perché c’è la spesa, non per qualsiasi aspetto della produttività del capitale).

Quindi siamo impantanati in quello che Krugman ed i Keynesiani chiamano una “trappola della liquidità”, che Krugman pare credere termini tutte le altre discussioni. Il concetto è che la legge dei costi d’opportunità è sospesa durante una trappola della liquidità perché i tassi d’interesse sono bassi, le risorse sono “inattive” ed il governo può prendere in prestito a quasi lo 0% e spendere senza consumare alcuna risorsa. Come Krugman ha detto nel suo libro The Return of Depression Economics, la spesa del governo in questa situazione può creare un “pasto gratis” (sì, ha praticamente usato questo termine).

Mentre la maggior parte degli economisti mainstream non è disposta a prendere parte all’idea Keynesiana della “trappola della liquidità”, Murray Rothbard non si tirò indietro. Nel suo libro, America’s Great Depression, prende di petto l’intera idea di “trappola della liquidità”, scrivendo che:

L’arma ultima nell’arsenale Keynesiano per le spiegazioni delle depressioni è la “trappola della liquidità”. Questa non è precisamente una critica della teoria di Mises, ma è l’ultima linea di difesa Keynesiana tra le loro “cure” inflazionistiche per la depressione. I Keynesiani sostengono che la “preferenza della liquidità” (domanda di denaro) può essere così persistentemente alta che il tasso d’interesse non potrebbe cadere abbastanza in basso da stimolare sufficientemente gli investimenti in modo da far crescere l’economia e portarla fuori dalla depressione.

Rothbard sottolinea un serio problema con questa analisi, notando che Keynes non ha mai interpretato correttamente la teoria dell’interesse, sostenendo che l’interesse è basato sulla “preferenza della liquidità piuttosto che sulla preferenza temporale”, il che ci conduce a conclusioni più incorrette sullo Stato dell’economia. Altri Austriaci hanno criticato la teoria, inclusi William Hutt e Henry Hazlitt.

Sia Hutt che Hazlitt hanno considerato l’intera idea delle “risorse inattive”, che è dietro l’idea secondo cui i costi d’opportunità possono essere sospesi durante una depressione. L’idea delle risorse inattive è basata sll’idea che i fattori di produzione non sono impiegati a causa di una mancanza della spesa, e che una fiammata di prestiti del governo (a quasi zero, il che vuol dire nessun costo d’opportunità) disribuirà questi asset non impiegati e li rimetterà in funzione.

Come ho fatto notare prima, la teoria Keynesiana è semplice. Le risorse non sono impiegate, così il governo “stimola” l’economia attraverso una maggiore spesa; le risorse sono messe in funzione ed in qualche modo l’economia sostiene magicamente se stessa. Dall’altro lato, i Keynesiani sostengono che se non avviene nuova spesa, allora ne risultaerà la deflazione, rendendo non impiegate più risorse finché alla fine l’economia si ritrova in un perverso equilibrio in cui enormi numeri di persone sono fuori dal lavoro senza alcuna prospettiva per il miglioramento economico.

Krugman è adamantino su questo punto ed è così convinto di essere nel giusto che chiunque possa non concordare lo fa solo perché vuole vedere le persone soffrire o perché è così grato alle teorie “screditate” Austriache che è non capace ad aggiungere nulla al dibattito pubblico (infatti Krugman crede che non ci sia affatto un dibattito; la sua posizione è giusta, è provata empiricamente e non può essere confutata — anche quando lo è).

Così, anche se abbiamo visto un’esplosione di spesa del governo negli ultimi anni, secondo Krugman, stiamo in realtà seguendo un piano di “austerità”. Perché? Perché se il governo avesse in realtà aumentato la spesa su vasta scala, allora saremmo usciti da questa depressione. In altre parole, visto che c’è solo una via d’uscita da questo pantano e visto che ancora non siamo usciti da questo pantano, non c’è stata abbastanza spesa del governo.

Che dire della tesi del “regime d’incertezza” di Robert Higgs? Krugman scarta anche quello, chiamandolo derisoriamente “fatina della fiducia”. Le imprese, spiega, stanno accumulando denaro perché vedono una mancanza di domanda per il consumo. Se i governi spendono, spendono e spendono, allora le imprese investiranno — punto.

(Per quanto riguarda la retorica anti-imprese che scaturisce dalla Casa Bianca, l’impennata di regolamentazioni e la demonizzazione delle industrie petrolifere e carbonifere — industrie che saranno giocatrici essenziali semmai questa economia si riprenderà — secondo Krugman, o non esiste oppure è solo un rumore bianco, e sicuramente non ha rilevanza per la nostra attuale situazione. Perché? Perché Krugman dice così.)

La risposta ultima, secondo Krugman ed i Keynesiani, è di trovare un altro boom, un’altra possibile bolla in qualche asset che possa far funzionare questa “magia” almeno per un pò, prima che anche questa scoppi (immoralmente, in una pubblicazione appoggiata da Krugman, Karl Smith spera che ci sia un altro boom immobiliare).

Leggendo Krugman ed i Keynesiani, sono sempre sbalordito dalle loro analisi per cui gli asset, economicamente parlando, siano in realtà omogenei. Non importa dove la nuova spesa è diretta, fintanto che si spende. Spendere, e tutto il resto andrà bene.

Secondo, il punto di vista di Krugman/Keynesiano è basato su un’interpretazione estremamente meccanica dell’azione umana. Le persone dentro il mercato non acquistano beni che credono soddisferanno i loro bisogni individuali; no, spendono poiché la spesa stessa è il fine ultimo di un’economia.

Questa è una visione che separa produzione e consumo, rendendoli indipendenti l’uno dall’altro, senza riuscire a trovare alcuna vera e significativa azione umana. Non c’è alcuna profonda connessione tra i desideri dei consumatori e la valutazione dei fattori di produzione o la direzione in cui i fattori vanno nelle varie linee di produzione. E’ semplicemente qualcosa che può essere descritto come Y = C + I + G senza il bisogno di pensare oltre questa tautologia.

Come ho detto all’inizio, sia gli Austriaci che i Keynesiani credono che siamo diretti in una flessione economica più ripida, forse nell’abisso di una grande depressione. Tuttavia, Krugman ed i Keynesiani credono che la sola salvezza sia una spesa massiccia e l’interventismo del governo. Gli Austriaci credono che sia la spesa massiccia e l’interventismo del governo che rendono le cose peggiori. E mentre Krugman & Co. non lo ammetteranno mai, è il paradigma Austriaco che in ultima istanza spiega queste cose, e le spiega con accuratezza.

 

Articolo ripreso dal sito Mises.org, gestito dall’Istituto Ludwig Von Mises e tradotto in italiano su Freedonia (johnnycloaca.blogspot.com) sempre a cura di Johnny Cloaca.