Panorama d’Italia incontra le realta’ innovative del Veneto a Verona

panoramaditalia-veronaCapire come creare e – soprattutto – sviluppare imprese innovative, sfruttando le migliori capacità e le energie più vivaci che l’abbinamento tra università, mondo del lavoro e territorio può offrire.

A partire da alcuni esempi concreti di startup di successo. Era l’obiettivo della tavola rotonda Fare start-up in Veneto si può, moderata dal direttore di Panorama Giorgio Mulé nell’ambito degli incontri di Panorama d’Italia dedicati al mondo del lavoro.

Ad aprire i lavori è stato Franco Fummi, direttore del Computer Science Park presso l’università locale: un ambiente a metà strada tra il coworking, l’incubatore classico e l’hub infrastrutturale, che si sta rivelando un buon partner per la nascita e lo sviluppo di startup, non solo in ambito tecnologico, “anche se questa è la direzione preminente. Va ricordato che comunque a Verona e in Veneto ci sono molte possibilità di fondere hi tech e approccio d’impresa tradizionale: penso al turismo, ai beni culturali e al food, per esempio. Su questo fronte stiamo assistendo a esperimenti interessanti che mi auguro possano crescere in fretta”

Crescere è sempre il problema principale, ma anche il più sottovalutato, come conferma Fabrizio Sammarco, numero uno dell’acceleratore e incubatore ItaliaCamp: “Siamo nati dall’esperienza americana dei BarCamp: non mi interessa conoscere il tuo curriculum, ma la tua idea” racconta. “Per l’Italia, un Paese dove fino a tre anni fa nessuno parlava di startup, era una scommessa non da poco. Ha funzionato, anche se rimangono delle criticità”.

Quali, lo spiega subito dopo utilizzando un paradosso linguistico:”Da noi ci si concentra ancora troppo sul prefisso start e non sul suffisso up. Nascita e finanziamento iniziale sono importanti, ma qui l’essenziale non è trovare l’idea che sia in grado di farti raccogliere un milione, bensì la soluzione che ti dia modo di moltiplicarlo”. Un segreto? “Non focalizzarsi solo sul prodotto. Ho visto startupper bruciarsi per aver impiegato anni a studiare un software perfetto, senza poi avere la minima idea di come, quando e a chi venderlo”.

All’incontro ha partecipato anche Giuseppe Ravasi (ecosystem development and innovation center manager di Ibm), che ha sottolineato l’importanza di essere presenti a manifestazioni come queste, per tastare il polso a un sistema in continuo mutamente ma con il quale la multinazionale ritiene di avere molto da spartire: “Come player di primo piano nel supporto informatico possiamo e dobbiamo guardare con grande attenzione al mondo delle startup. Gli obiettivi? Mettere loro a disposizione infrastrutture flessibili, solide e a costi vicini allo zero. Lo scorso anno abbiamo investito 6 miliardi in innovazione, creando o migliorando prodotti che vadano proprio in questa direzione.

Anzi, spesso lo facciamo in maniera gratuita, almeno fino a quando la startup non passa alla fase di redditività. Un esempio classico è il cloud comupting, ma forniamo servizi interessanti anche per quanto riguarda lo sviluppo in proprio delle app. Naturalmente la tecnologia da sola non basta ad avere successo: ma può risolvere parecchi problemi e lasciare i neoimprenditori liberi di concentrarsi sulla polpa del loro progetto. Anche nella fase successiva siamo comunque presenti: sta proprio per concludersi il secondo round di mentoring che abbiamo lanciato in Italia. Finora a livello mondiale abbiamo facilitato investimenti per 115 milioni di dollari”.

Il dibattito è poi proseguito con il racconto di alcune esperienze di successo nate e affermatesi proprio da queste parti. Come la Atlantech di Maikol Furlani, nata grazie a un finanziamento dell’incubatore regionale Veneto Start Cup e oggi protagonista nell’ideazione, installazione e commercializzazione di impianti di illuminotecnica che permettono risparmi compresi tra il 20 e il 40 per cento a parità di spesa: “Il tema dell’urbanizzazione sostenibile terrà banco per tutto il prossimo secolo” ha spiegato Furlani. Anche per questo l’azienda, a fine 2013, è stata premiata da PmiCube, il portale degli incubatori universitari italiani, come la startup industriale a più alto potenziale di crescita del nostro Paese.

Oppure Julia Software, che ha ottenuto performance altissime nell’analisi e nella programmazione di linguaggi Java e il cui creatore, Franco Spoto, sta per partire per gli Stati Uniti, dove incontrerà diversi venture capital interessati a investire nei suoi brevetti ma forse sceglierà anche un manager: “Non è sempre facile individuare in Italia figure giuste, dotate di una mentalità a 360 gradi”. O ancora Geekville, nata nel 2013 come spazio di coworking – “L’humus ideale per accudire un’impresa tecnologica giovane” secondo il suo fondatore Francesco Adami – e diventata a poco a poco anche business angel e dispensatore di corsi.

 

 

Articolo ripreso dal sito panoramaditalia.it – Autore: Gianluca Feraris

 

 

Per saperne di piu', potete inviarci una email a contatto@consulenza-finanziaria.it oppure mandarci un messaggio tramite Facebook 

FB Messenger