Otto miliardi di finanziamenti europei in arrivo dal 2014

E’ il più importante stanziamento mai varato da Bruxelles. 8,1 miliardi di euro che servono a dare fiato alle imprese per reagire alla crisi a colpi di innovazione. Buona parte di questi bandi, lanciati tra luglio e l’autunno sono infatti rivolti alle aziende, riguardano dieci settori strategici e valgono 4,8 miliardi di euro. Per le piccole e medie imprese è prevista una corsia preferenziale con 1,2 miliardi per favorire il salto tecnologico.

I bandi costituiscono una passerella verso Horizon 2020, il nuovo programma di finanziamenti per la ricerca UE del periodo 2014-2020. La maggior parte degli inviti a presentare le candidature ai finanziamenti è stata pubblicata il 10 luglio, mentre alcuni inviti specifici saranno banditi in autunno. Le PMI avranno a disposizione circa 970 milioni di euro di finanziamenti.

Altre misure comprendono un importo extra di 150 milioni a titolo di garanzia per raccogliere 1 miliardo di euro di prestiti per le PMI e le aziende di medie dimensioni (le imprese fino a 500 dipendenti). Il finanziamento di 8,1 miliardi di euro annunciato oggi dovrebbe mobilitare un importo addizionale pari a 6 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati nella ricerca, e si stima che nel breve termine accrescerà di 210.000 unità l’occupazione e genererà, in un periodo di quindici anni, 75 miliardi di euro addizionali in termini di crescita.

I settori coperti dal finanziamento

I finanziamenti di 4,8 miliardi per l’innovazione industriale puntano su dieci settori (salute, biotech, ICT con un budget da 1,5 miliardi, nuovi materiali, energia, ambiente, trasporti, scienze sociali, spazio e sicurezza). Poi sono previsti 2,7 miliardi destinati a finanziare ricerche e borse di studio per giovani cervelli e scienziati e altri 574 milioni saranno destinati a potenziare le grandi infrastrutture della ricerca o a crearne di nuove.

Per quanto riguarda la ricerca tematica innovativa sono previsti 155 milioni di euro per “Oceani del futuro”, a sostegno della crescita sostenibile nei settori marino e marittimo; circa 365 milioni di euro per tecnologie che trasformino le aree urbane in “Città intelligenti e comunità intelligenti”; e circa 147 milioni di euro per arginare la diffusione dei batteri farmaco-resistenti e quasi 100 milioni di euro destinati al reperimento di soluzioni innovative per la gestione delle acque dolci.

Italia in ritardo nell’aggiudicarsi i fondi

Il problema ora è aggiudicarsi questi soldi. L’Italia è infatti tra i Paesi meno efficienti da questo punto di vista. Partecipiamo al bilancio dell’Unione europea con il 13,4% dei finanziamenti, ma nel settimo programma quadro ci siamo presi una fetta che corrisponde all’8,43% con circa due miliardi. In pratica finanziamo l’occupazione degli altri anche a causa delle carenze delle aziende italiane nella presentazione dei progetti.

Secondo la Research executive agency, l’agenzia europea che per conto della Commissione gestisce i finanziamenti per ricerca e innovazione, le imprese della Penisola fanno meglio solo di Lituania, Slovenia e Slovacchia. E il Portogallo ci supera di un pelo. Nel quarto bando “Ricerca per le Pmi” (budget di 204 milioni), i progetti italiani presentati e presi in considerazione dall’agenzia sono stati 784. Solo Spagna (1.163), Germania (799) e Regno Unito (1.002) ne hanno presentati di più. Quelli approvati sono stati però 111.

 

Articolo ripreso dal sito ict4executive.it