Oscar Giannino e il suo programma economico

La campagna elettorale rischia ancora una volta di ridursi a chi sta con chi e contro chi. Serve invece un confronto incentrato su chi propone che cosa, con numeri chiari. È questa la ragione per la quale con economisti come Luigi Zingales, Michele Boldrin, Sandro Brusco, Alessandro De Nicola, Andrea Moro, Carlo Stagnaro, ho lanciato un manifesto programmatico in 10 punti, base della lista Fare per Fermare il declino.

Indichiamo come rispettare i vincoli europei e di mercato, ma con un mix molto diverso da quello praticato dalla vecchia politica, che ha determinato in 18 anni perdita ingente di prodotto, reddito e competitività, con una spesa pubblica e una pressione fiscale record, e un debito pubblico che continua a crescere. Sul sito del movimento si trovano le schede di approfondimento per ogni punto.

Prendersela con l’euro è una scusa. Nei primi 8 anni, la moneta unica ha garantito all’Italia circa 700 miliardi di minor spesa pubblica per interessi, grazie allo spread bassissimo sui titoli tedeschi. Ma la politica italiana – destra e sinistra – ha preferito bruciarli alzando la spesa pubblica.

Nel 1990-2010 il Pil nominale è cresciuto del 121%, la spesa primaria del 152%. Di qui una risposta altrettanto sbagliata, con Berlusconi e anche con Monti: la stangata fiscale. Un conto è augurarsi un’Euroarea più cooperativa, altra è disconoscere l’azzardo morale dei politici nostrani.

Indichiamo perciò come abbattere di 25 punti di Pil in 5 anni il debito pubblico. La patrimoniale non la devono pagare gli italiani, già strangolati dal Fisco. La deve pagare lo Stato, che ha beni largamente in eccesso a questo fine. Trentacinque miliardi l’anno per 5 anni di dismissioni: 105 da mattoni pubblici, 90 da società controllate, 15 dalle concessioni. Per la cessione di mattoni occorre pensare a veicoli di mercato, incardinati in ordinamenti diversi da quello italiano, che consentano risposte certe su tempi e impugnative, e gestiti tramite gara da grandi attori del mercato.

Chi non vuole le dismissioni pubbliche pensa che a pagare debbano essere ancora gli italiani. Noi no. Così facendo, si liberano molte energie per crescere. Con il Fisco attuale, è impossibile. Proponiamo tagli di spesa pubblica per 6 punti di Pil in 5 anni, a fronte di 5 punti di minori entrate. Indichiamo come farlo per ogni voce di spesa. I tagli maggiori vengono per 2 punti in 5 anni da spese generali e consumi intermedi della pubblica amministrazione, riorganizzando profondamente su piattaforme telematiche gli acquisti e con un taglio generale ai costi della politica. E per 2 punti da riequilibri nelle pensioni, tutelando chi le ha esigue e intervenendo invece in diversa misura su quelle oltre i 2.500 euro. Abbiamo oltre 4 milioni di pensioni a 512 euro, mentre lo 0,4% dei pensionati incide per il 12% dell’esborso annuo. Più risorse a scuola, università e ricerca, basta tagli all’ambiente.

Sul Fisco, i 90 miliardi di minori entrate in 5 anni significano per noi abolizione totale dell’Irap, ed energico abbassamento del cuneo fiscale, lo scandalo per il quale sull’impresa italiana media gravano 22 punti di total tax rate più di quella tedesca, 32 più di quella britannica. Va ricentrato il welfare sulle vere vittime della crisi, giovani, donne, disoccupati di lungo periodo. A parità di reddito realizzato e di lavoro offerto, per chi ha minor anzianità contributiva vanno fortemente diminuite pressione fiscale e contributiva, come si fece in Germania, per poi alzargliele quando reddito e tutele aumentano negli anni.

Ci sono altri punti. Liberalizzazioni per ogni comparto del mercato e privatizzazione della Rai, riforma della giustizia, macroregioni e federalismo con abolizione delle Province, potenziamento ma accorpamento dei Comuni. Ma mi fermo. Diffido di chi non propone numeri concreti. Siano politici vecchi o nuovi, si tengono le mani libere. Per poi metterle in tasca agli italiani. Al deposito di un concreto programma di governo, i parlamentari dovrebbero essere pagati solo in proporzione al suo stato di realizzazione.

 

Articolo ripreso dal sito Ugualepertutti.com

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