Oro italiano la storia durante la seconda guerra mondiale

Riprendiamo dal sito L’Archivio questo stupendo testo del giornalista Enzo Cicchino. Un articolo che merita tutta la vostra attenzione per ricostruire un tassello importante della nostra storia finanziaria.

Nel 1996 insieme al giornalista Amedeo Ricucci mi sono occupato per la trasmissione della RAI “MIXER” diretta da Giovanni Minoli, della storia dell’oro italiano trasferito dai nazisti in Germania. In tale occasione ci siamo recati a Vienna ad intervistare il noto ricercatore Hubertus Czernin ci ha fornito peraltro anche di una copia del famoso dattiloscritto di Herbert Herzog e di molti documenti ad esso allegati con il quale si rivelavano molti dettagli riferiti alle vicende germaniche dell’oro del nostro paese.

Herzog aveva acquisito le informazioni inerenti questo lavoro in circostanze avventurose e tragiche connesse al suo internamento presso il campo di sterminio di Buchenwald dal quale pero’ ne era uscito miracolosamente vivo. E dove -sembra- avesse incontrato un giovane funzionario nazista del Ministero degli Esteri che si era occupato dell’occultamento dell’oro italiano appunto.

Una volta fatto tradurre dal tedesco il lungo resoconto di Herzog mi sono reso conto che sia per la congenita difficolta’ della scrittura, che per la ossessiva pedanteria del testo, l’insieme dei fatti di cui si narra risultavano quasi illeggibili.
Lavorando all’adattamento dunque, ho avuto l’idea -spero piaccia- di rendere con maggior chiarezza i fatti trasponendoli sotto forma di dialogo, immaginando me Enzo Cicchino a colloquio con tre immaginari studiosi di quell’episodio.
Garantisco che tutte le parole espresse corrispondono dettagliatamente a verita’ storica, essendo il tutto solo uno stratagemma esplicativo.

Il dialogo e’ in due parti, la prima riferentesi alla storia dell’oro italiano amministrato sotto l’egida del Ministero degli Esteri germanico, la seconda quello acquisito dalla Reichsbank.

oOo

ENZO CICCHINO:
Ho sempre trovato la storia relativa all’oro italiano dopo l’armistizio dell’otto settembre del 43 piuttosto complicata, con un continuo muoversi di spedizioni e di partite catalogate e ricatalogate che ingenerano gran confusione. Mi si puo’ offrire un criterio comprensibile di tutta la vicenda, semmai anche omettendo qualche informazione ragionieristica?

Prof.ssa FRANCO:
Bisogna premettere che dopo un tentativo non andato a buon fine di celare ai nazisti la presenza dell’oro italiano a Roma, questo -per non umiliare il nascente Governo Mussolini- in un primo momento fu trasferito presso la sede di Milano. Da qui in dicembre 1943 fu totalmente trasferito in Alto Adige, a Fortezza.
Quest’oro subi’ tre prelievi, il primo fu inviato in Germania, il secondo in Svizzera, il terzo nuovamente in Germania. La parte restante a Fortezza poi,  requisita dagli Alleati fu da questi restituita al nostro paese.

Prof. CIRO:
Le nostre informazioni riguardano, nello specifico, l’oro spedito in Germania. Molto poco sappiamo di quello che fu inviato in Svizzera.

ENZO CICCHINO:
Perche’ all’analisi dei documenti tutto risulta complicatissimo?

Prof.ssa FRANCO:
Colpa della meticolosita’ germanica! davvero pedante nel contrassegnare ogni qualsiasi minimo avvenimento con dettagli maniacali. V’e’ pero’ da premettere, che e’ -proprio merito di questo fare- se possiamo ricostruire tutto con precisione.

Prof. MICHELE:
Nella globalita’, dell’oro spedito in Germania, possiamo dire con certezza che esso prese tre direzioni. Una verso il fondo di garanzia presso il Ministero degli Esteri del Reich a Berlino, la terza verso il fondo spesa dell’Ambasciata italiana in Germania, la terza esplicitamente verso la REICHSBANK.
La confusione, nei calcoli nasce dal fatto che il Ministero degli Esteri germanico, avendo bisogno di verificare la consistenza aurea in suo possesso, ha per ben due volte inviato oro italiano presso la REICHSBANK, la quale disfaceva le confezioni, le rinumerava e le ricodificava, cosicche’ sono sorte un’infinita’ di bolle e verbali per ogni singola operazione.

ENZO CICCHINO:
In base a quali documenti consultati voi potete fare affermazioni cosi’ precise?

Prof.ssa FRANCO:
Ci ha colpito molto lo studio dettagliato dell’austriaco Herbert Herzog. Legga! questa e’ la prima pagina del suo lavoro messo insieme nell’aprile del 1957, guardi il titolo! “DOCUMENTAZIONE RELATIVA ALL’ORO ITALIANO TRAFUGATO IN GERMANIA DURANTE LA GUERRA costituita in base ai documenti della Deutsche Reichsbank  e ai rapporti ufficiali relativi all’oro italiano, redatti all’epoca dai funzionari di detta banca; agli atti dell’ex Ministero degli Esteri tedesco e alle dichiarazioni rese in luogo del giuramento dai funzionari responsabili di tale ministero; alle relative dichiarazioni ufficiali della Finance Division americana, e ad altri documenti sull’argomento”.

ENZO CICCHINO:
Cosa era accaduto che si dette inizio a questo peregrinare in Europa dell’oro italiano?

Prof. CIRO
Nel 1943, quando ci si rese conto che l’avanzata delle forze alleate nell’Italia del Sud non poteva più essere arrestata, gli organi del regime fascista cominciarono a trasferire verso il nord del Paese parte degli ingenti valori che erano in suo possesso. Nel quadro di queste operazioni, furono trasferiti a Milano anche due cospicui quantitativi d’oro.

Prof. MICHELE
Cosicche’ alla fine del 1943, giacevano nella cassaforte della sede milanese piu’ di 136 tonnellate di oro, anzi, quasi 137; inoltre vi erano casse di valori proprietà della principessa Mafalda, pacchi sigillati di denaro in valuta estera, 39 casse con dipinti, 29 casse sigillate con lastre tipografiche, certamente lastre per stampare denaro!

Prof.ssa FRANCA:
In dicembre l’oro, in barili e sacchi, venne trasferito a Fortezza, con il consenso di Mussolini e del ministro delle finanze della REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, Pellegrini Giampietro, e sistemati in appositi locali della fortezza asburgica.

Prof. MICHELE:
I beni depositati (affidati alla vigilanza di una truppa della polizia tedesca e soggetti al controllo di due funzionari italiani della sede milanese) erano costituiti da: Depositi di Libera proprietà della nostra Banca; Depositi vincolati a favore della Banca dei Regolamenti Internazionali; Deposito a nome della Banca Nazionale Svizzera; Deposito per conto di Istcambi; Deposito per conto Ministero Scambi; Deposito per conto della Regia Zecca. Oltre a monete e lingotti di oro ve n’erano -pochissimi- di platino.

ENZO CICCHINO
Quando cominciarono da Fortezza le prime sottrazioni di oro?

Prof. CIRO
Il 29 febbraio 1944 furono spediti a Berlino 175 barili e 435 sacchi. 55 tonnellate di oro in tutto. Fu la prima spedizione.

Prof.ssa FRANCO
La seconda spedizione fu verso la Svizzera, il 19 aprile 1944 furono inviati a Berna 163 barili; 23,5 tonnellate di oro in tutto.

Prof. MICHELE:
Infine, il 21 ottobre 1944 avvenne il terzo ed ultimo prelievo, furono trasferiti a Berlino altri 135 barili e 53 sacchi: in tutto 24 tonnellate di oro.

ENZO CICCHINO
Tra quello inviato in Svizzera e quello spedito in Germania quanto oro fu prelevato da Fortezza?

Prof. MICHELE:
Tra lingotti e monete… fu un totale di ca. 102,5 tonnellate. Delle 23,5 tonnellate di oro inviato in Svizzera, parte erano “Deposito a nome della Banca Nazionale Svizzera” e “Deposito per conto di Istcambi” che furono trasferiti integralmente.

ENZO CICCHINO:
Ci furono altri prelievi?

CIRO
Che ci risulti, no. Di conseguenza, a Fortezza dovettero rimanere ca. 25 tonnellate di oro, e pochissimo platino.

Prof.ssa FRANCA
Va ricordato poi, che -quando giunsero gli Alleati- i beni rimasti nel deposito di Fortezza furono da essi confiscati e riconsegnati al nostro paese solo dopo il 10 ottobre 1947.

ENZO CICCHINO
Attraverso quale accordo fu permesso che l’oro italiano venisse trasferito in Germania?

Prof. CIRO:
Il 5 febbraio 1944 fu stipulato un accordo tra il “Governo” della REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA e il Governo del Reich con cui si stabiliva il trasferimento in Germania di gran parte dell’oro custodito a Fortezza. Scopo e intendimento del trasferimento era di sottrarlo definitivamente alla possibile confisca Alleata ed al tempo stesso sostenere economicamente il Governo del Reich quale difensore degli interessi dell’Asse. Nell’accordo -il Governo di Mussolini- designava inoltre gran parte dell’oro da trasferire in Germania, “quale contributo della REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA alla Campagna tedesca sul fronte Orientale”.

ENZO CICCHINO:
A quante tonnellate ammontava complessivamente l’oro trasferito in Germania.

Prof.ssa FRANCA
Nei due trasferimenti… a 71 tonnellate circa d’oro fino.

Prof. MICHELE
Il primo trasferimento, quello partito da Fortezza il 29 febbraio 1944 fu ricevuto a Berlino il 21 marzo 1944 da funzionari della Reichsbank e del Ministero degli Esteri. Secondo le dichiarazioni italiane ammontava a 50.537 kg. circa di oro, era costituito da monete e lingotti; non tutto era oro fino. Una parte dei lingotti possedevano infatti diversi gradi di impurita’ d’argento.
Tra le monete auree c’erano: dollari oro, franchi oro, corone oro austriache, lire oro turche, rubli oro russi, fiorini oro olandesi, ducati, sovrane, monete d’oro del Reich, lire oro italiane (nuova coniatura, 1931)

ENZO CICCHINO:
Il secondo trasferimento per la Germania da quali beni era costituito?

Prof. MICHELE:
Il secondo trasferimento da Fortezza, quello del 19 aprile 1944 ando’ in Svizzera! E’ bene che sia chiaro.
Mentre il secondo trasferimento da Fortezza per la Germania, che avvenne il 21 ottobre 1944, fu ricevuto a Berlino all’inizio di novembre dello stesso anno da funzionari della Reichsbank. Ammontava a 21.460 kg di oro fino circa ed era costituito, in base al verbale di cessione, da lingotti e monete. Le monete erano dollari oro, sovrane, franchi oro, corone oro austriache, ducati, lire oro turche.

ENZO CICCHINO:
Che impiego contava di farne il governo nazista dell’oro italiano?

Prof. MICHELE:
Per quanto riguarda il primo trasferimento, ammontante ad un valore di circa 141 milioni di Reichsmark, era previsto che: oro per un valore di 10.000.000 RM (marchi tedeschi dell’epoca) doveva servire per le le spese dell’ambasciata italiana a Berlino. Oro per un valore di 26.000.000 RM doveva essere accantonato -come compensazione- in vista della confisca delle riserve auree jugoslave da parte del nostro paese. Tale valore: 26 milioni di Reichsmark era soltanto approssimativo.
Oro per un valore di 20.000.000 RM doveva essere riservato al Ministero degli Esteri tedesco a garanzia di un’assegnazione di pari valore prevista dal piano quadriennale del Governo del Reich.
5.000.000 RM (Oro-Istcambi, già di proprietà tedesca) dovevano essere assegnate nuovamente alla Reichsbank.
Il restante oro, per un valore complessivo di circa 80.000.000 RM doveva essere acquisito dalla Reichsbank e, mediante relativo accredito, essere versato al REICH, al piano quadriennale, ai sensi del Deposito vincolato “DER”.

ENZO CICCHINO:
Abbiamo visto le intenzioni di impiego per il primo trasferimento. Riguardo al secondo invece…?

Prof.ssa FRANCA
Per il secondo, ammontante ad un valore di circa 60 milioni di Reichsmark, non fu revisto alcun impiego immediato.

Prof. CIRO
Ma fatto importantissimo, resto’ inattuato il progettato incorporamento da parte del REICH dell’oro italiano trasferito. E in scrupoloso rispetto di questa circostanza, i funzionari tedeschi provvidero a tenere l’oro italiano rigidamente separato dalle altre riserve auree custodendolo come “oro italiano” e astenendosi dal farne qualsiasi uso per coprire spese da parte tedesca.

ENZO CICCHINO:
Questo mancato incorporo fu una dimenticanza dovuta alle traversie della guerra, o invece un riguardo per l’alleato italiano?

Prof.ssa FRANCO
Ne’ l’una ne’ l’altro. Forse motivo determinante di tale comportamento fu che anche le autorità tedesche avevano riconosciuto che, con il progressivo indebolimento del potere del “Governo” Mussolini, il REICH, in base al cosiddetto “accordo governativo” del 5 febbraio 1944, non aveva ottenuto né il possesso dell’oro italiano custodito su suolo tedesco, né un’autorizzazione vera all’uso del medesimo. Determinante, comunque, fu anche il fatto che, a causa del blocco progressivo e del boicottaggio inflitti al REICH, non era possibile un legittimo impiego di tale oro.

ENZO CICCHINO:
Quindi…

Prof. CIRO:
I responsabili tedeschi decisero tout court che doveva ritenersi semplicemente in custodia. E tale custodia si esplicava nel segno di una amministrazione fiduciaria e come tale veniva accuratamente rispettata. Si creavano i presupposti necessari perché fosse garantita in ogni momento la possibilità di una sua restituzione senza perdite dopo la guerra.

ENZO CICCHINO:
Comunque dei prelievi avvennero!

Prof.ssa FRANCO
Gli unici effettuati furono quelli dell’Ambasciata italiana a Berlino.

ENZO CICCHINO
Che ne fu dell’oro che divenne fondo di garanzia per il Ministero degli Esteri tedesco!

Prof. CIRO
Questo fondo era costituito da lingotti e monete. Dei lingotti, che rimasero in custodia presso la Reichsbank, parleremo nella seconda parte della nostra storia, quella riservata solo alla Reichsbank.
La parte del fondo di garanzia costituito invece da monete d’oro contenute in 135 sacchi, fu accolta nella cassaforte del Ministero degli Esteri tedesco.

Prof. MICHELE:
Tale fondo, per un valore di circa 22,5 milioni di Reichsmark, avvenne ancora nella convinzione che l’oro italiano dovesse essere incamerato dal Reich e fu accantonato nell’intento di offrire una garanzia sicura quanto al promesso finanziamento di 20 milioni di Reichsmark che detto ministero avrebbe dovuto ricevere dal Governo nazista nell’ambito del piano quadriennale.

Prof.ssa FRANCO:
Comunque essendo per il momento, tale oro, solo di garanzia, il ministero si limitò alla semplice custodia e lo immagazzinò in modo nettamente separato dalle proprie riserve.

ENZO CICCHINO:
Facciamo un passo indietro. Con quali modalita’ avvenne la consegna di oro italiano al Ministero degli Esteri tedesco?

Prof.ssa FRANCO:
Il controllo fu eseguito alla presenza dei funzionari italiani che avevano accompagnato il trasporto. Non si fece pero’ la conta dettagliata, si aprirono solo i sacchi ma non le bisacce in essi contenute e nelle quali stavano le monete. Tutto fu fatto sulla base di quanto dichiarato sulle etichette e senza verificarne direttamente il valore.

ENZO CICCHINO:
Certo che agli italiani veniva riservata una fiducia incalcolabile?

Prof. CIRO:
Beh nella forma, si. Nella sostanza, no. Tant’e’ il 19 luglio 1944 fu concordato tra il Ministero degli Esteri e la Reichsbank il controllo esatto, la determinazione del peso, di tutto l’oro italiano. Pertanto veniva inviata una prima tranche di 5 milioni di Reichsmark.

Prof.ssa FRANCO:
La Reichsbank per quella operazione ricevette 13 sacchi il 12 agosto 1944; 12 sacchi il 4 settembre 1944, e 13 sacchi il 13 settembre 1944. 38 sacchi in tutto.
Al termine della verifica furono restituite al Ministero degli Esteri tutte le monete auree inviate, in un nuovo imballaggio di 368 bisacce ed in sacchi (ciascuno con 5-8 bisacce). Importante! questi sacchi erano piu’ leggeri di quelli italiani.

PROF. MICHELE:
Si tenga presente questo dettaglio del minor peso dei sacchi tedeschi perche’ avra’ conseguenze in un discorso che faremo in seguito!

Prof. CIRO
Le bisacce restituite al Ministero erano chiuse con piombi della Reichsbank e munite di etichette con stampigliato “DEUTSCHE REICHSBANK HAUPTKASSE BERLIN” (Cassa Centrale della Reichsbank – Berlino), l’annotazione “2126 g/44” e, nei casi indicati, il numero della rispettiva bisaccia completo dei dati esatti su valuta, quantità e peso delle monete auree contenute.

ENZO CICCHINO:
Rientrate nelle casse del Ministero degli Esteri dove furono messe queste bisacce?

Prof.ssa FRANCO
Tutte e 368 (infilate in sacchi) furono custodite separatamente dalle monete d’oro italiane non ancora controllate e comunque lontane dalle altre riserve auree di proprietà del ministero.

ENZO CICCHINO:
Il restante oro italiano resto’ senza essere pesato e verificato?

Prof. MICHELE:
Beh, non proprio. Il 28 novembre 1944 il Ministero degli Esteri trasmise una seconda partita di 15 sacchi d’oro perché venisse controllato. Ma questo secondo invio la Reichsabank non lo restitui’.

ENZO CICCHINO:
Comunque, presso il ministero tedesco, resto’ dell’altro oro di cui non fu rifatto l’imballaggio, rimanendo in quello originale italiano?

Prof. MICHELE
Si. Dal momento che poi non furono più effettuate verifiche, le rimanenti monete auree della riserva mantennero il loro imballaggio italiano costituito dalle bisacce sigillate e piombate nei sacchi.

PROF.SSA FRANCO:
Si tengano ben in mente le diverse posizioni dell’oro, perche’ ognuna -in futuro- avra’ una storia a se’.  Ricapitolando.
Nei forzieri del Ministeri degli Esteri tedeschi abbiamo: 1) oro italiano nell’imballo originale; 2) oro italiano nell’imballo tedesco i cui sacchi sono piu’ leggeri di quelli italiani; 3)oro italiano del Ministero degli Esteri in deposito presso la Reichsbank; 4)oro italiano acquisito direttamente dalla Reichsbank; 5 oro italiano custodito dalla Reichsbank ma di proprieta’ italiana, destinato alle spese della nostra ambasciata.

ENZO CICCHINO:
Mai ci furono pressioni da parte del Ministero degli Esteri per destinare il proprio oro diversamente?

Prof. MICHELE:
Quando nell’estate del 1944,  per le continue richieste del Ministero degli Esteri di monete d’oro (lire turche, dollari, sovrane, franchi, richieste solitamente soddisfatte in cambio di lingotti d’oro) la Reichsbank si trovo’ in difficolta’, furono proprio i suoi funzionari a suggerire a quel ministero di coprire il fabbisogno con monete italiane! e precisamente consigliavano quelle già controllate, depositate nelle casse degli Esteri.
Sebbene tutti i funzionari si fossero trovati d’accordo, questa proposta, su espressa disposizione del Ministro degli Esteri del Reich, fu invece respinta! e  con l’ordine peraltro di desistere anche in futuro da qualsiasi utilizzo delle riserve di auree italiane!
Le direttive emanate dallo stesso Joachim Von Ribbentrop indicavano che tali riserve dovevano essere prese in considerazione solo in caso di assegnazione definitiva. Ma tale assegnazione non fu mai fatta. Tantomeno si procedette ad una incorporazione dell’oro italiano da parte del REICH.

ENZO CICCHINO
Quest’oro resto’ sempre nelle casse del Ministero degli Esteri a Berlino… quando cominciarono le sue traversie?

PROF.SSA FRANCO
Nella primavera del 1945 le 368 bisacce ispezionate dalla Reichsbank -con i loro sacchi – furono trasferite su ordine del ministro degli esteri del Reich Von Ribbentrop nello Schleswig-Holstein e lì consegnate alla moglie del legato Mai, Frau Maria Mai.
Lei fece sistemare tutti i sacchi in casse più grandi e all’inizio di aprile del 1945 dispose il sotterramento di due di queste casse in un suo podere nei pressi della tenuta Seehof, vicino Plön, e la terza in un pascolo confinante.

ENZO CICCHINO:
Sotterrarlo! Un metodo piuttosto antico per nascondere l’oro?!

Prof.ssa FRANCO
Si, ma per poco. Infatti subito dopo l’arrivo delle truppe britanniche, Frau Mai informò dell’occultamento il comandante di una divisione di “Royal Tanks” insediata a Plön e il 20 maggio 1945 tutte e tre le casse furono disseppellite alla presenza della donna e prese in consegna da un tale caporale Holstock della sezione dei servizi segreti britannici di stanza a Wilster.
Stabilito che né i luoghi dell’occultamento né le casse presentavano segni che facessero pensare ad una sottrazione dell’oro, e dopo che Frau Mai ebbe confermato che non mancava nessuno dei sacchi da lei presi in custodia, le tre casse con il rispettivo contenuto furono portate via dal caporale Holstock.

Prof. CIRO:
Tuttavia, circa due settimane dopo, siamo all’inizio di giugno del 1945, la guerra in Germania e’ finita da un mese. Le autorità militari britanniche inoltrarono alle forze d’occupazione americane in Austria la richiesta di rintracciare, per interrogarlo, Bernd Gottfriedsen consigliere di legazione del Ministero degli Esteri, l’uomo che era stato incaricato da Ribbentrop della custodia di tutti gli ori, sia quello inviato nel lontano Schleswig-Holstein, che quello sepolto altrove. Eseguito l’interrogatorio di Gottfriedsen I Britanni ricevettero tutte le informazioni che volevano intorno a quell’oro ulteriori e ne restarono soddisfatti.

ENZO CICCHINO
E’ la storia di cui e’ protagonista Herbert Herzog!

Prof.ssa FRANCO:
Appunto, Gottfriedsen era l’amico di Herzog. Per un ulteriore incrocio di dichiarazioni, alla metà di giugno del 1945 Gottfriedsen fu nuovamente interrogato e questa volta dal comandante in capo della 3a divisione di fanteria statunitense a Salisburgo. Anche in questa dichiarazione, messa a verbale, Gottfriedsen dette informazioni esaurienti, in particolare per quanto concerneva la provenienza dell’oro e la ripartizione successiva all’uscita dal deposito di Berlino. Fatto importantissimo pero’, rivelo’ il seppellimento di una seconda partita di oro, quella di Hintersee.

ENZO CICCHINO:
Mi risulta, anche al processo di Norimberga si venne a parlare dell’oro italiano, o mi sbaglio?

Prof. MICHELE:
In occasione di quel processo, il professor Robert N.W. Kempner, procuratore aggiunto per gli Stati Uniti, svolse accurate indagini sulle cosiddette “riserve auree segrete” del Ministero degli Esteri ed i suoi risultati furono assolutamente concordi con le dichiarazioni di Gottfriedsen.

ENZO CICCHINO:
Una volta rinvenute dagli Alleati, queste monete d’oro ritrovate nello Schleswig-Holstein che ebbero?

Prof. CIRO:
Si puo’ ritenere che esse siano state cedute alla COMMISSIONE TRIPARTITA PER LA RESTITUZIONE DELL’ORO MONETATO alle rispettive nazioni.
Quindi incorporate nella massa comune dell’oro destinato alla distribuzione in base alla Parte III del Trattato di Parigi per le Riparazioni di Guerra.

ENZO CICCHINO:
Finora abbiamo seguito soltanto il percorso dell’oro del Ministero degli Esteri sepolto nello Schleswig-Holstein: che corrispondeva alla partita di monete il cui valore era stato verificato dalla Reichbank, e le cui 368 bisacce erano state rimesse in sacchi piu’ leggeri.
Manca all’appello l’oro che invece non fu esaminato e che resto’ nei sacchi italiani!?

PROF. CIRO:
Certo. Questo e’ l’oro che Gottfriedsen rivelo’ a Herzog di aver seppellito ad Hintersee. Una partita di monete auree in 82 sacchi, non aperti ne’ controllati e rimasti negli imballi italiani.

Prof. FRANCA:
All’inizio del 1945, questa giacenza residua di 82 sacchi con il relativo contenuto originario integro e immutato, fu trasferita in due scaglioni nel castello di Fuschl (Austria) qui anch’essa venne presa in consegna da Gottfriedsen.
Tra il 27 e il 29 aprile 1945, Gottfriedsen spostò 81 di questi sacchi a Hintersee (Austria) e, racchiusili in due casse, li fece seppellire alla presenza di Alois Ziller, capo della locale comunità rurale.

ENZO CICCHINO
Qualcuno ha detto che si perse un lingotto?

Prof. CIRO:
L’82° sacco si era lacerato durante il trasporto verso il castello di Fuschl. Il suo contenuto, 10 bisacce da 20.000 franchi oro vari, più 3 bisacce da 5.000 dollari oro che erano cadute mentre si portava tutto a Hintersee, fu invece trasferito da Gottfriedsen a Badgastein (Austria) e lì, sistemato in una cassetta insieme a qualche lingotto d’oro e ad un lingotto d’argento facenti parte delle riserve di proprietà del Ministero degli Esteri. Il 1° maggio 1945 anche quest’oro venne sepolto: in uno scantinato della casa di Böcksteiner Strasse 89.

ENZO CICCHINO:
Mi risulta che dopo l’arrivo delle forze alleate, entrambi i nascondigli austriaci furono notificati da Herbert Herzog al comandante in capo della 3a divisione di fanteria americana di stanza a Salisburgo.

Prof. CIRO:
Certo. Il 17 giugno 1945 l’oro nascosto a Hintersee fu preso in consegna da un responsabile di quella divisione di fanteria, J. Devan. Questi procedette anche al recupero dell’oro nascosto a Badgastein e sequestrò nel contempo alcuni mazzi di banconote: valuta estera per un valore di svariati milioni di Reichsmark di proprietà del Ministero degli Esteri.

ENZO CICCHINO:
furono mai rinvenuti indizi che facessero pensare a manomissioni?

Prof. MICHELE
Il consigliere di legazione Gottfriedsen, che assisté ai dissotterramenti, confermò l’integrità dei sacchi, delle bisacce e dei pacchi con i lingotti da lui nascosti.

ENZO CICCHINO:
Fu subito identificato come oro italiano:

Prof.ssa FRANCA:
Si. Già al momento del ritrovamento, le monete auree di Hintersee e Badgastein furono riconosciute in modo inequivocabile come oro italiano portato in Germania durante la guerra.
Questa identificazione fu possibile da un lato grazie ai contrassegni esterni dell’imballaggio, in particolare dall’integrità dei piombi con i quali erano state chiuse le bisacce con le monete, poi dalle indicazioni riportate sulle etichette delle bisacce.
Tra l’altro tutto fu chiaro anche grazie alle dichiarazioni, rese immediatamente dopo la confisca, dal consigliere di legazione Gottfriedsen, al comandante in capo della 3a divisione di fanteria di stanza a Salisburgo.

ENZO CICCHINO:
Ci fu qualche contestazione?

Prof. MICHELE:
No.

ENZO CICCHINO
Come puo’ essere accaduto allora che nonostante non sussistessero dubbi sull’origine delle monete auree rinvenute a Hintersee e Badgastein, il 19 febbraio 1947, su ordine del Governo degli Stati Uniti, esse vengono date all’Austria?

PROF.SSA FRANCO:
Il tenente generale Geoffrey Keyes provvide al trasferimento delle monete auree italiane (insieme ad altri lingotti sempre proprieta’ del Ministero degli Esteri tedesco nascosti a Badgastein) alla Banca Nazionale d’Austria per il tramite del Governo austriaco e con la motivazione “che trattasi di parte delle riserve auree della Banca Nazionale d’Austria precedenti al 1938 che non hanno mai lasciato il territorio austriaco nemmeno durante l’occupazione tedesca”

Prof.SSA FRANCO:
Attenti, non vogliamo innescare equivoci. Per quanto riguarda il ricevimento e la gestione di quest’oro, il Governo austriaco ha agito in buona fede, essendo venuto a conoscenza delle reali circostanze di questa vicenda solo all’inizio del 1950.

Prof. CIRO:
Vogliamo aggiungere e precisare: gli Alleati agivano in base ad un principio di equita’ e di compensazione globale che avrebbe fatto si’ che tutto l’oro trafugato dai nazisti in Europa, sarebbe stato ridistribuito con criteri oggettivi e giusti pur da applicare caso per caso. Quindi il comportamento americano non va visto nel suo aspetto occasionale ma nell’ambito di una strategia di riequilibrio ben piu’ ampia.
Quando negli anni successivi emerse le reale provenienza delle monete auree sequestrate a Hintersee e Badgastein e venne a cadere il primo assunto in base al quale erano state consegnate, gli Alleati (richiamandosi all’adesione nel frattempo intervenuta di Italia e Austria alla Parte III del Trattato di Parigi per le Riparazioni di Guerra) disposero che la riserva in questione fosse da considerare solo come un anticipo sulla quota spettante all’Austria.

ENZO CICCHINO:
A conclusione. Mettendo a confronto tutto l’oro spostato, nessun lingotto…?

Prof. MICHELE:
Purtroppo a conti fatti ci sarebbero delle scomparse apparentemente inspiegabili. Si calcola un ammanco di circa 600 kg di monete auree rispetto ai quantitativi trasferiti a Hintersee e Badgastein.

ENZO CICCHINO
Come sono possibili 600 kg in meno con tutta la pedanteria a cui ci siamo appellati?

Prof. MICHELE:
Innanzitutto si deve dire che questo ammanco e’ rilevabile solo contabilmente, potrebbe essere ricondotto ad una sottostima dell’oro, o magari anche ad una trattenuta dei quantitativi citati da parte delle autorità americane sotto la cui custodia questi beni erano rimasti dal 1945 al 1947.

ENZO CICCHINO
Ma e’ poco credibile.

Prof. CIRO:
Certo. Potebbe esserci un’altra causa dell’ammanco dell’oro. Ricorda che i sacchi verificati dalla Reichsbank erano piu’ leggeri di quelli italiani? Beh,  in occasione del trasferimento potrebbe essere accduto che alcuni sacchi sensibilmente più leggeri siano stati presi al posto di quelli piu’ pesanti.
Cosicché, a fronte di un corrispondente aumento del quantitativo dislocato nello Schleswig-Holstein, potrebbero esser finite monete d’oro per un peso minore di alcune centinaia di kg in Austria.
ENZO CICCHINO:
Ma non sarebbe piu’ semplice ipotizzare che queste monete d’oro siano state semplicemente sottratte?

PROF. CIRO:
Sulla scorta delle indagini effettuate all’epoca, deve essere esclusa ogni possibilità di una depredazione durante il trasporto a Hintersee e Badgastein o nel periodo del loro occultamento.
Facciamo tuttavia notare, a scanso di equivoci, che nei primi anni del dopoguerra alcuni abitanti di Hintersee disposero di una quantità non esigua di monete d’oro di cui erano venuti in possesso in modo illecito.

Prof. MICHELE:
Parte di queste monete fu venduta a privati o scambiata con generi alimentari e capi d’abbigliamento. Un’altra parte (ca. 180-200 kg di monete d’oro) fu confiscata dalla locale gendarmeria nel febbraio del 1949 nel cosiddetto “vecchio mulino del contadino Posch” a Hintersee e successivamente consegnata alla Banca Nazionale d’Austria (si trattava soprattutto di monete d’oro latine e turche e di alcune austro-ungariche, montenegrine e spagnole, in prevalenza coniate nel periodo 1870-1892).

PROF. CIRO
Una quantità più piccola fu trovata da un gendarme e da lui trattenuta. Nel corso di un successivo procedimento penale presso il tribunale di Salisburgo (Gz 5 Vr 1767/49), vennero sequestrati a questo gendarme un totale di 4.920 franchi oro vari, 465 lire oro turche e 5 monete d’oro varie gr. 32,2, anch’essi poi consegnati alla Banca Nazionale d’Austria.
Il resto delle monete d’oro era stato trasferito all’estero con la complicità di un avvocato di Salisburgo.

Prof.ssa FRANCO:
Ad ogni modo, come hanno potuto dimostrare accurate indagini in proposito, tutti questi quantitativi sicuramente non erano stati sottratti alle riserve di monete auree dislocate dal Ministero degli Esteri del Reich ma sembrano piuttosto appartenere alle riserve lasciate dall’ex dittatore croato Ante Pavelic che alla fine della guerra aveva soggiornato a Hintersee o far parte di quella riserva aurea trasferita sul finire della guerra in una cascina alpestre nei pressi di Hintersee dal capo dei servizi di sicurezza tedeschi Kaltenbrunner.

PROF. CIRO
Ma non può essere esclusa nemmeno la possibilità che le monete d’oro in questione provenissero dalle riserve auree trasferite dall’Ungheria oppure che facessero parte di quei quantitativi d’oro trafugati in Austria dai Balcani verso la fine della guerra ad opera di singoli elementi dello spionaggio tedesco.

ENZO CICCHINO:
Stranezze e misteri fittissimi!

Prof.CIRO
Queste sono solo alcune delle ipotesi possibili. Possiamo aggiungere per esempio, quelle monete d’oro sarebbero potute provenire anche dalle casse abbandonate da divisioni e reparti dell’esercito. O appartenenti al bottino aureo trasferito dalle SS sul finire della guerra ad Altaussee. O alle partite d’oro vendute durante la guerra a diverse banche tedesche, o ancora alle riserve della filiale viennese della Reichsbank che negli ultimi mesi del conflitto aveva ricevuto dalla sede centrale di Berlino quasi 12 tonnellate di oro fino in monete. E’ davvero difficile dare una risposta definitiva.