Nuovo assetto del sistema bancario britannico

Tutte modifiche ampiamente previste e giustificabili, ma non basteranno di certo a salvare il sistema bancario cosi’ com’e’. Almeno un altro giro di fusioni e acquisizioni.. e potrebbe non bastare.

Dopo mesi di indiscrezioni, polemiche e dibattito politico e mediatico, è stato finalmente diffuso il rapporto conclusivo dei lavori della commissione Vickers, incaricata di delineare il nuovo assetto del sistema bancario britannico.

Tali raccomandazioni sono in linea con ciò che era stato ampiamente anticipato in questi mesi. Si concentrano infatti sul “ring-fencing”, vale a dire l’obbligo per le banche di “isolare” i servizi per i clienti (depositi, mutui e prestiti a piccole e medie imprese) dalle unità d’investimenti, più rischiose. Le divisioni retail – che corrispondono a un terzo degli asset delle banche britanniche, ovvero a 2.300 miliardi di sterline – dovranno avere il proprio board indipendente. E le banche che detengono entrambe le unità dovranno rivedere i propri livelli di capitalizzazione: per colossi come HSBC, Barclays, RBS, Santander e Nationwide Building Society si richiede un 3% di capitale sicuro in più rispetto al 7% imposto dal Comitato di Basilea.

Viene comunque messa da parte la proposta di obbligare le banche a dividersi in due istituti separati (nostra nota: insomma, la cosa piu’ importante hanno ottenuto che venisse messa da parte).

Il cancelliere dello Scacchiere George Osborne ha diffuso una nota in cui esprime soddisfazione per quello che viene definito come un “importante passo avanti verso un nuovo sistema bancario che sostiene il credito a famiglie e imprese, supporta il sistema economico e lavorativo ma non costa miliardi di sterline ai contribuenti quando qualcosa va storto”.

D’altronde, già diverse volte in passato Osborne aveva guardato con favore a tale soluzione. Ora sarà la sua squadra di governo a decidere come, e in che misura, mettere in pratica tali raccomandazioni.

Senza dubbio saranno molto meno entusiaste le banche, che negli ultimi mesi hanno fatto costantemente pressione per scongiurare una simile soluzione (che a loro potrebbe costare circa 7 miliardi di sterline). A subire il peso maggiore, secondo gli analisti, sarà Barclays, seguita da RBS. Per Lloyds, inoltre, è stata ravvisata la necessità di vendere un numero maggiore di filiali rispetto alle 632 imposte dall’Unione Europea come condizione per autorizzare il salvataggio d’emergenza – finanziato con i fondi pubblici – durante la crisi finanziaria.

Articolo ripreso da valori.it