Morgan Stanley sostiene che le banche centrano non venderanno il loro oro

Una nostra nota prima del successivo articolo: il concetto espresso nel titolo regge, ma un’azione concertata (che le stesse banche centrali hanno comunque gia’ dimostrato di saper fare) potrebbe benissimo ottenere un significativo abbassamento dei prezzi e consentire prezzi di riacquisto migliori degli attuali. Fantafinanza o scenario possibile?

Le banche centrali del Pianeta, ad oggi principali acquirenti di riserve auree, non metteranno sul mercato il proprio oro nemmeno di fronte alle pressanti esigenze di liquidità che la persistente crisi finanziaria potrebbe imporre in seguito.

Lo sostengono gli analisti di Morgan Stanley ripresi oggi dall’agenzia Bloomberg. “Una volta che l’oro fosse venduto, riacquistarlo sarebbe troppo costoso” ha dichiarato il chief metals economist di Morgan Stanley Australia Peter Richardson, chiarendo il concetto alla base del ragionamento. In altre parole, le banche centrali scommettono su ulteriori rialzi del prezzo del metallo prezioso, ormai bene rifugio per eccellenza, ipotizzando potenziali perdite in caso di cessioni e successivi buy back (riacquisti).

L’ipotesi parallela è che la tempesta in atto nei mercati valutari possa continuare nei prossimi mesi rafforzando così il valore delle riserve di metallo prezioso. “Nessuno tra gli istituti centrali sembra credere nelle valute degli altri Paesi” ha dichiarato Duan Shihua, capo divisione corporate services della società di intermediazione finanziaria cinese Haitong Futures.

Nel corso di quest’anno il prezzo dell’oro è salito quasi del 30% sfondando per la prima volta nella storia la soglia dei 1.900 dollari per oncia. Secondo un’indagine di Bloomberg, il valore unitario del metallo potrebbe presto toccare quota 2.000.

Nel corso del 2010, le banche centrali sono diventate per la prima volta in due decenni “net buyers” di lingotti, come a dire che la quantità di oro acquistato ha superato dopo circa 20 anni quella dell’oro rimesso sul mercato. A garantire la disponibilità, fino ad ora, ci ha pensato soprattutto il Fondo monetario internazionale che, di fronte all’esigenza di fare cassa, ha ceduto sul mercato 403,3 tonnellate di oro tra l’ottobre 2009 e il dicembre 2010.

Parzialmente ripreso da http://www.valori.it