Mentre noi pensiamo a lunedi’ prossimo a Rotterdam progettano i prossimi venticinque anni

Nostro commento: questo si’ significa programmare il traffico merci. E non dimentichiamo mai che c’e’ sempre in ballo la questione del porto di riferimento per l’Europa dove far arrivare le merci cinesi. Piccolo dettaglio che i Cinesi non hanno mai voluto risolvere alternando le loro spedizioni qui e la’ in giro per l’Europa.

É una giornata di tempesta a Rotterdam: si alternano venti forza 6-7 della scala Beaufort e scrosci di grandine. Ma il cantiere non si ferma mai. Si sta costruendo una nuova diga marittima fissa di 3,5 chilometri di lunghezza, che servirà a proteggere dal mare il nuovo porto. Per costruirla occorreranno ventimila blocchi di cemento (cubi di 2,5 metri di lato e del peso di 40 tonnellate ciascuno), che vengono sistemati in acqua proprio davanti alla costa.

Per questa immensa opera, è stata costruita una gru speciale, soprannominata Blockbuster, del costo di dieci milioni di euro. A manovrare la gru sono otto meccanici, con turni di non più di un’ora a testa. Ronald Paul, direttore dell’organizzazione incaricata del progetto “Maasvlakte 2”, spiega che il lavoro di questi operai esige la massima concentrazione, in quanto i blocchi devono essere sistemati in mare esattamente a 15 centimetri di distanza l’uno dall’altro. In media sono 700 le persone attualmente al lavoro per la costruzione di Maasvlakte 2, con una spesa di circa 1,5 milioni di euro al giorno e un budget complessivo di 3 miliardi di euro.

Il primo settembre 2008 Ivo Opstelten, all’epoca sindaco di Rotterdam, ha posto la prima pietra del progetto, in questo caso un mucchietto di sabbia. Da allora draghe enormi aspirano sabbia dai fondali del Mare del Nord, a circa dodici chilometri dalla costa, per scaricarla sul Maasvlakte 2. Questa parte dei lavori si concluderà tra due anni: allora i metri cubi di sabbia totale trasportati lì saranno stati 240 milioni. A quel punto i Paesi Bassi si saranno ingranditi di duemila ettari, pari a circa quattromila campi da calcio, su cui saranno realizzati i terminal per i container. La prima società a installarsi lì, insieme a quattro armatori, sarà la Dp World di Dubai.

Sebbene gli operai vengano da ogni parte del mondo (russi, ucraini e filippini), il Maasvlakte 2 è più di ogni altra cosa un progetto olandese. “La popolazione è curiosa di scoprire cosa ci sarà al termine di questi grandi lavori”, commenta Ronald Paul. Futureland, il centro interattivo di informazioni situato al confine tra il primo e il secondo Maasvlakte, ha aperto i battenti il primo maggio 2009, e il 25 giugno di quest’anno aveva accolto già 250mila visitatori. Secondo Paul, “il Maasvlakte 2 fa appello all’orgoglio olandese”.

Non tutti condividono questa soddisfazione. Sono anni che il settore portuale si scontra con le organizzazioni ambientaliste sulle possibili conseguenze dell’espansione. Nel 2009 le parti hanno finalmente raggiunto un’intesa sulle soglie di inquinamento atmosferico. Ma i problemi non sono finiti. Chi vive di fronte al porto si preoccupa soprattutto per il traffico che arriverà su strade già congestionate. In compenso, ciò porterà una boccata d’aria e un po’ di respiro in tutta la regione della foce del Reno.

Il porto di Rotterdam è sotto pressione. Il primo Maasvlakte, realizzato negli anni settanta, è ormai pieno. Anche in tempo di crisi il porto continua a crescere. Gli scambi di petrolio e ferro sono diminuiti, ma il traffico dei container in costante aumento compensa tutto il resto: da qui passano infatti almeno un milione di tir. Grazie al secondo Maasvlakte il porto di Rotterdam si prepara per i prossimi 25 anni. Nel 2030, però, il mondo sarà molto diverso. Chissà che non ci sia bisogno di un terzo Maasvlakte.

Articolo ripreso da Presseurop.eu