Ma c’e’ qualcuno che lavora in e con una banca che riesce a dormire?

C’è chi, giura, non dorme una notte tutta di fila da mesi. A un certo punto si sveglia e pensa a quella firma che non ha messo. O quella che ha messo di troppo sul rientro obbligato di una linea di credito. E all’articolo sul giornale la settimana dopo con in bella vista la foto di un imprenditore suicida. Perché, dall’inizio di questa maledetta crisi, per ogni imprenditore che si è tolto la vita c’è un direttore di filiale che non riesce a prendere sonno.

E anche più di qualche impiegato che, a sentire i sindacati del settore, vive le sue giornate tra lo spettro della cassaintegrazione e gli insulti dei clienti che, per colpa di parametri decisi molto più in alto, si vedono negare mutui, prestiti e rateizzazioni. E oggi è addirittua peggio di ieri. Dopo il fattaccio di Campodarsego che ha visto l’imprenditore venetista Luciano Franceschi sparare al direttore della Bcc Pier Luigi Gambarotto, la tensione si è trasformata in paura, visto che dalle offese ai proiettili il passo sembra più breve di quanto sia mai stato.

«Purtroppo le banche sono continuamente sotto attacco senza distinzioni — interviene il presidente dell’Abi Veneto Amedeo Piva — Di fronte alle difficoltà alcuni clienti non si rendono conto che la situazione di crisi che stiamo vivendo è stata causata da alcune grandi banche e non certo dalle banche di credito cooperativo del territorio che cercano, per quanto possibile, di andare incontro alle piccole imprese e alle famiglie ». Lo stesso Gambarotto è rimasto ferito perché ha accettato di incontrare Franceschi nel tentativo di risolvere il suo piccolo problema finanziario (50 euro di scoperto costati 300 euro di mora). «E il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Due proiettili come ringraziamento», sospira Piva. «Il problema è che il rapporto con il territorio è diventato sempre più difficile per colpa di alcuni manager — spiega Marco Vesentini, sindacalista della Uilca e coordinatore regionale per le Banche di credito cooperativo — Le pressioni delle direzioni centrali e dei settori commerciali sugli sportellisti per vendere prodotti finanziari che non sempre portano vantaggi ai clienti hanno aumentato le tensioni già accentuate dalla crisi».

Concedere prestiti, soprattutto agli imprenditori in difficoltà, è sempre più difficile. «Anche se spesso si tratta di rapporti umani consolidati da anni di lavoro — aggiunge Luisa Quarenghi responsabile regionale della Uilca— Purtroppo chi sta dietro lo sportello o dietro alla scrivania del servizio clienti viene visto come quello che affonda la lama, quando è un semplice esecutore che ha la sfortuna di trovarsi in prima fila di fronte al cliente in difficoltà ». Proprio per questo, anche recentemente, alcuni quadri hanno rifiutato la promozione a direttore di filiale. «Alcuni non dormono la notte per il peso dei suicidi e perché hanno subito minacce», continua Quarenghi. Lo sa bene Enrico Ghirlanda che rappresenta i dipendenti di Mps e Antonveneta, bersaglio di manifestazioni, insulti, offese e minacce dall’inizio dello scandalo che ha colpito i vertici dell’istituto senese.

«È la politica che ha fatto i danni peggiori prima immischiandosi negli affari finanziari del Monte dei Paschi e poi aizzando la folla contro noi impiegati già in difficoltà per l’annuncio degli esuberi», puntualizza Ghirlanda sottolineando che «anche i mezzi di informazione hanno fatto la loro parte amplificando l’odio verso gli istituti di credito». Non è così strano dunque se nell’ultimo anno tra gli impiegati di banca siano stati registrati più casi di esaurimento nervoso rispetto al passato.

 

Articolo ripreso dal blog agenti finanziari su WordPress.com

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