Lo Stato Italiano e’ il peggiore pagatore di tutta Europa

Non c’erano dubbi: l’Italia è lo Stato peggior pagatore d’Europa: con 170 giorni di attesa media delle imprese per poter riscuotere, la pubblica amministrazione tricolore si guadagna la maglia nera, sforando di ben 140 giorni il limite di 30 imposto dalla Ue sui tempi di pagamento (60 in casi particolari). In media le imprese europee aspettano al massimo 61 giorni. Un record negativo che fa pendere su Roma l’avvio della procedura d’infrazione di Bruxelles annunciata dal vicepresidente Antonio Tajani per lunedì prossimo. Infrazione che potrebbe portare a una sanzione salata, «pari a un anno di Imu». Un record negativo al quale si somma un altro pessimo primato in Europa: l’Italia ha il maggior debito commerciale della Pa verso le imprese, pari al 4% del Pil nazionale. Dalla Bei tuttavia nel 2013 sono arrivati quasi 11 miliardi di prestiti alle imprese italiane, soprattutto Pmi. «In un anno segnato ancora dalla crisi, la Bei in Italia ha assicurato una boccata d’ossigeno» ha detto il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni.

Il rapporto di Confartigianato (uno dei due advisor sullo stato di applicazione della direttiva) presentato oggi, non lascia adito a dubbi. Dal primo gennaio 2013 con l’entrata in vigore del decreto sui pagamenti, la situazione è, se possibile, peggiorata. La lentezza degli Enti pubblici nel saldare è costata finora alle imprese e ai professionisti italiani 2,1 miliardi di euro di maggiori oneri finanziari. Gli imprenditori sono infatti costretti a chiedere prestiti in banca per finanziare la carenza di liquidità derivante dalle fatture non saldate. La burocrazia italica non perdona: ai ritardi nei pagamenti si aggiungono i ritardi nell’applicazione dei Decreti sblocca-debiti: finora risultano pagati 21.623 milioni, pari al 79,4% dei 27.219 milioni stanziati per il 2013.

«I ‘cattivi pagatorì tengono in ostaggio le imprese e sono uno dei principali ostacoli alla ripresa economica – ha denunciato il presidente di Confartigianato Giorgio Merletti chiedendo l’intervento della Ue – I pagamenti in 30 giorni imposti dalla legge rimangono un miraggio per le imprese». Per le Pmi in sostanza poco è cambiato. La conferma arriva anche da un sondaggio Ispo-Confartigianato su un campione di artigiani e piccoli imprenditori per misurare ‘sul campò la situazione. L’83% dei piccoli imprenditori non ha rilevato nel 2013 alcuna accelerazione. Addirittura, il 12% delle imprese segnala comportamenti anomali da parte della Pa debitrice per aggirare la legge sui tempi di pagamento: come richieste di ritardare o di riemettere le fatture, oppure la contestazione pretestuosa su beni e servizi forniti dalle imprese«.

Eppure l’Italia (che evidentemente non ha imparato dalla vicenda ‘quote lattè) rischia grosso, vale a dire una sanzione »come un anno di Imu – ha detto Tajani, – di 3-4 miliardi, non so come la pagheranno, forse con un aumento della pressione fiscale«. l’Italia »è il peggior pagatore di tutta Europa«, fa peggio anche della Grecia. L’eventuale sanzione ammonterebbe a circa 3-4 miliardi di euro, risultato dell’8,25% calcolato sui debiti della P.A accumulati dal 1 gennaio 2013, che potrebbero aggirarsi oltre i 40 miliardi, Difficile fare i conti anche perchè »non si sa ancora a quanto ammontano nel totale i debiti della p.a italiana, 80, 90 o 110 miliardi, ancora non abbiamo avuto risposte« ha detto Tajani. In media, le Pmi devono aspettare 143 giorni per riscuotere i crediti, 113 giorni in più rispetto al termine previsto dalla legge. Tra i settori più penalizzati le costruzioni: solo il 7% delle imprese viene pagato entro 30 giorni

Articolo ripreso dal sito rischiocalcolato.it – Da L’Indipendenza

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