L’Italia non e’ la Grecia almeno speriamo

L’Italia non é la Grecia, ripetono a cantilena, compreso Obama quando al vertice G20 di Cannes ha esaltato la potenza dell’economia italiana. Quindi Sarkozy, dopo aver riconosciuto le ricchezze dell’Italia, ha ripetuto sconsolato: bisogna aver fiducia che l’Italia faccia quello che deve fare.

Giá non é la Grecia, per continuare a pagare il suo debito l’Italia non avrá bisogno di vederselo dimezzato, resta una delle economie piú importanti del mondo. La sua industria é competitiva, ma per avere la fiducia del mercato (quello finanziario che compra i titoli di stato ed é disposto a darti ancora credito) da Roma si aspettano riforme capaci di imprimere una nuova spinta alla crescita.

E allora di cosa hanno paura l’Europa e l’economia globale?

La tragedia che ha colpito Genova, a pochi chilometri dal vertice del G20, emblematicamente aiuta a spiegare la crisi di fiducia nell’Unione Europea e nel resto del mondo che conta. La perturbazione che ha colpito la Liguria era stata prevista con largo anticipo, ma a Genova ha fatto sette vittime. Inevitabile?

Quando a New York l’uragano Irene si preannunciava nelle sue dimensioni gigantesche, il sindaco Bloomberg mise la cittá in stato di allarme generale, furono prese misure straordinarie, non c’era una persona che non sapesse delle potenzialitá distruttive dell’uragano. Poi i danni in cittá furono limitati, ma gli abitanti di New York erano pronti al peggio.

A Genova sarebbe bastato chiudere le scuole, e invece ecco anche la morte dei bambini. Questa incapacitá della classe politica di programmare, é diffusa in tutta Italia, ed é il massimo collettore della sfiducia nei confronti dell’Italia. Ecco che Roma qui appare forse anche peggio di Atene, in quanto in piú ha la zavorra della figura totalmente screditata del suo primo ministro. Merkel e Sarkozy sanno bene quanto sia ricca l’Italia (é il primo mercato europeo per le esportazioni dai loro paesi) ma hanno capito, come anche il mercato globale, che l’Italia é cosí mal amministrata che la richezza prodotta dall’industriositá italiana, alla fine non puó produrre la crescita e lo sviluppo necessario per risanare i conti proprio per questa mancanza di guida di governo.

L’evasione fiscale, il lavoro nero, insomma quella economia che secondo certi calcoli in Italia equivarebbe ormai ad oltre il 25% del Gdp, ecco che cosa ne sarebbe di questa “ricchezza” se questo Stato cosí mal amministrato riuscisse ad impossessarsene?

Ecco spiegato il “commissariamento” del governo italiano da parte dell’Ue con l’aiuto dei tecnici del Fondo monetario internazionale. Per la prima volta nella sua storia, l’IMF andrá a controllare come spende i soldi un paese al quale non ha dato soldi. Attenzione: questa umiliante mossa uscita dal vertice di Cannes che l’ex-governo Berlusconi ha presentato come un suo suggerimento, invece l’ha dovuta accettare sotto pressione (come rivelano fonti del New York Times) e non varrá solo nei confronti dell’esecutivo di Berlusconi – ormai morto che cammina – ma anche dell’attuale governo Monti.

L’Italia é troppo “big” per fallire senza trascinarsi l’euro e l’Unione. E i suoi cittadini hanno sicuramente ancora molte risorse a disposizione per tenere ferma la fiducia dei mercati, ma é della classe politica che amministra i soldi dello stato, é di questa casta che l’Ue non si fida piú e vuole che i gendarmi del Fmi vadano a controllare.

A questo punto non basterá la cacciata del Cavaliere per uscirne. Gli italiani, se credono ancora all’Europa, dovranno realizzare un “big bang” nella classe politica e non bastera’ il governo Monti per questo. Ma la vogliono veramente l’Europa?

Testo parzialmente ripreso da Americaoggi.info