Le piccole banche americane non vogliono fondersi con i colossi del settore bancario

Nostro personalissimo commento: persino le banche minori in USA (che sono pur sempre banche..) in pratica sostengono che i 4 -5 grandi colossi finanziari non sono piu’ delle banche, ma bensi’ degli ibridi pericolosi. Nulla da aggiungere, diremmo.

L’Independent Community Bankers of America, influente lobby che rappresenta le banche più piccole, ha fatto appello alle autorità che regolano il settore finanziario statunitense. Il vice presidente Chris Cole ha chiesto ai regolatori americani di imporre una moratoria sulle fusioni fra grandi istituti finanziari fino a quando non sarà stato pienamente implementato il Dodd-Frank Act. La Federal Reserve, a suo parere, dovrebbe bloccare qualsiasi operazione che porti all’istituzione di una società che detiene asset superiore ai 100 miliardi di dollari; definendola, in quanto tale, una minaccia per la solidità del sistema finanziario.

L’occasione per tale presa di posizione è rappresentata dal dibattito relativo al piano di acquisizione, da parte di Capital One Financial Corp., della divisione statunitense di ING Groep NV dedicata all’internet banking. Un’operazione del valore di 9 miliardi di dollari, che porterebbe Capital One al quinto posto fra le banche statunitensi per depositi. Si tratta inoltre della prima occasione in cui la banca centrale statunitense è chiamata (secondo quanto prevede il Dodd-Frank Act) a pronunciarsi su tale manovra, per segnalare se possa porre a rischio l’intero sistema, portando alla creazione di un’altra delle cosiddette “too big to fail”.

È decisamente improbabile che i regolatori prendano in considerazione l’iniziativa dell’ICBA. Ma si tratta di un episodio che ha valore soprattutto come segnale di un sistema finanziario che ancora patisce le conseguenze della crisi del 2008. Quest’ultima, per i colossi bancari, ha rappresentato un enorme danno d’immagine, oltre che materiale. Motivo per cui le piccole banche cercano di prendere le distanze. I grandi gruppi bancari respingono seccamente la proposta, per voce di Paul Saltzman, presidente della Clearing House Association. «In una fase in cui gli investimenti e la crescita economica sono ostacolati dall’incertezza sulla regolamentazione del settore, di certo non dovremmo imporre un divieto che non è necessario e si basa su criteri arbitrari, privi di qualsiasi fondamento legale», ha dichiarato.

Testo ripreso da valori.it