Le imprese italiane sono diminuite di un quinto dal 2007 ma quante sono degli zombie viventi modello Walking Dead?

le aziende italiane sono degli zombie viventiL’Italia ha detto addio ad un quinto delle piccole e medie imprese che erano attive nel 2007, ma la crisi economica ha solo accelerato un processo che sarebbe stato inevitabile perché le aziende chiuse sono quelle che erano considerate, già negli anni pre-crisi, le più rischiose.

La fotografia scattata dal Rapporto pmi del Cerved, presentato oggi a Milano durante ‘Osservitalia 2014’, mette a fuoco uno dei settori principali dell’economia italiana. Gianandrea De Bernardis, ad di Cerved, dice che “si tratta di 144mila società che nel complesso generano un giro di affari di 851 miliardi di euro, un valore aggiunto di 183 miliardi, pari al 12% di pil nazionale”.

Un esercito di aziende che è stato colpito per l’arrivo di quella che Fabiano Schivardi, docente Bocconi e responsabile del rapporto Cerved, definisce “la tempesta perfetta”: crisi congiunturale e crollo del credito finanziario. Per risollevarsi, le pmi dovrebbero diventare “più grandi – sostiene Schivardi – per essere in grado di investire nei mercati internazionali”. Le dimensioni contano e dai dati emerge che tra il 2011 e il 2013 i debiti finanziari delle pmi si sono ridotti di 4,1 punti percentuali, quando invece per le grandi società sono aumentate nel 2012 e diminuiti marginalmente nel 2013. Questo perché “la grandezza è un fattore di forza, le banche – spiega il professore – sono diventate più selettive” e tendono a finanziare chi sembra essere più affidabile.

Eppure, proprio in virtù della chiusura di molte società, le pmi che sul mercato “sono – sostiene Valerio Momoni di Cerved – paradossalmente più solide”. Tra il 2007 e il 2012 il saldo tra nuove entrate e chiusure segna un meno 6mila, ma ben “5mila tra queste facevano parte di quelle rischiose”. Secondo il rapporto, in totale dall’inizio della crisi economica sono fallite 13mila pmi, più di 5mila hanno avviato una procedura concorsuale non fallimentare e 23mila sono state liquidate. Ma alcune start-up hanno contribuito a risollevare i risultati anche se le 5mila nate nel 2012 rappresentano solo la metà di quelle fondate nel 2007.

Più di 3mila pmi hanno raddoppiato guadagni tra 2007 e 2011

Tra gli esempi positivi, registrati in questi anni di profonda crisi, ci sono quelle aziende “gazzelle” che tra il 2007 e il 2011 sono riuscite almeno a raddoppiare il loro fatturato. Sono 3472 e rappresentano un campione, per dirla con Schivardi, “eterogeneo” sia dal punto di vista del core business sia per quanto riguarda la localizzazione geografica. “Sono imprese – dice il professore – nella media più giovani e si rivelano essere le più redditizie”.

Sono queste, ma non solo, le società sulle quali si punta: “Esiste un nutrito gruppo di pmi – dice De Bernardis – con bilanci solidi che sono pronte ad investire”. Quello che serve è un “miglioramento del quadro macroeconoimco caratterizzato – sottolinea l’ad Cerved – dalla ripresa della domanda interna e dal superamento del credit crunch”. Le aziende, in cambio, dovranno avere l’ambizione di crescere, per poter attirare finanziamenti e giocare sul mercato internazionale. Anche per questo, conclude De Bernardis, è un fattore positivo che alcune società abbiano “deciso di dare più trasparenza alla propria attività”.

 

 

Articolo ripreso dal sito Finanza di Yahoo