Le imprese che riescono a pagare solo gli interessi sul loro debito sono la maggioranza

Le aziende fantasma che pagano solo gli interessi sul debito sono ovunque in Italia e in Europa.

[…] “La salvezza era arrivata sotto forma di un finanziamento agevolato grazie alla garanzia del governo britannico, che lo aveva aiutato a rifinanziare il vecchio debito a un tasso d’interesse molto inferiore. La società si era salvata dal fallimento, ma la benedizione si era rivelata una soluzione a doppio taglio.

<Tutta la nostra cassa se ne va per pagare il prestito, perciò se è vero che siamo ancora vivi, siamo in una specie di limbo finanziario con magre speranze di una ripresa -dice l’imprenditore- Le nostre attrezzature stanno diventando ogni giorno sempre più obsolete e i dipendenti sono demoralizzati>.

Il problema di Mike (l’imprenditore) va al cuore del dibattito sul numero di società zombie in Europa. Sono vive, a malapena, grazie all’aiuto del governo, a politiche monetarie ultra permissive e, spesso, alla riluttanza delle banche nel mandare a perdita finanziamenti incagliati dall’inizio della crisi. La preoccupazione è che queste imprese -che usano gran parte del proprio casflow per pagare interessi alle banche non siano più in grado di investire in nuove attrezzature per sostenere la crescita- siano in parte responsabili della ripresa debole in Europa, sequestrando risorse che potrebbero andare in aree più produttive.

[…] La paura crescente è che l’Europa possa seguire le orme del Giappone dove i bassi tassi d’interesse, le politiche espansive del governo e l’incapacità delle grandi banche di chiudere il credito a società in perdita e molto indebitate, si ritiene che abbia contribuito a due decadi di crescita zero o debole. “Il principio fondamentale del capitalismo, dice che le società inefficienti devono fallire per lasciare spazio a nuove e migliori imprese” dice Alan Bloom, global head dell’area ristrutturazioni di Ernst & Young. “Molte società europee stanno semplicemente su una lenta china di declino e hanno bisogno urgente di nuovo management, di una struttura patrimoniale diversa o altrimenti di essere lasciate fallire” aggiunge.

In alcuni paesi d’Europa il problema sembra essere peggiore. I tassi di insolvenza più bassi nel 2011 si sono verificati proprio in Grecia, Spagna e Italia, i tre paesi con le economie che presentano maggiori problemi. Meno di 30 su 10.000 società sono fallite in questi paesi, nello stesso momento in cui un’impresa su tre registra perdite, secondo quanto conferma Creditreform, una società di risk management.

[…] I tassi straordinariamente bassi in Europa durante la crisi hanno creato l’ambiente ideale per il fenomeno delle società-zombie -consentendo di resistere a società che sarebbero fallite in ‘circostanze normali’- ma sono le banche, secondo gli specialisti delle crisi, che dovrebbero prendersi gran parte della responsabilità del fenomeno. Questo perché negli anni passati, banche in difficoltà non hanno avuto la volontà di forzare la ristrutturazione o la liquidazione delle società a cui hanno concesso finanziamenti, persino per gruppi che non saranno mai in grado di rimborsarli.

Molte banche hanno accettato il fatto che se lasciano questi prestiti come sono -e magari concedono qualche anno in più per rimborsarli- possono mantenere il valore dei prestiti al 100% e posticipare il momento in cui registrare le perdite.

“L’Europa è come un bosco pieno di erbacce che tolgono il nutrimento e la luce alle piantine che potrebbero diventare alberi” dice John Alexander, head of CBW’s corporate ricoveri and insolvency department. “Ciò di cui ha bisogno l’Europa è un incendio per ripulire il terreno.”
Ma altri nelle comunità che si occupano di economia e ristrutturazioni -insieme alla maggior parte dei politici che sono consapevoli che ci sono pochi voti da raccogliere nella distruzione creativa- ritengono che in questo momento la stabilità e l’occupazione siano più importanti rispetto alla scelta di efficienza economica. “Chi promuove in prima persona una posizione dura verso le società in crisi sono i fondi-avvoltoio e i consulenti che pensano di ottenere più lavoro” dice Derek Sach, capo dell’unità di restructuring di RBS. “La mia opinione è che si sia accettato il male che si poteva accettare senza provocare una ribellione civile”. […]

Fermiamoci qui, l’articolo è più ampio. E’ sufficiente per riflettere su alcuni punti essenziali.

Il primo è che il fenomeno delle imprese-zombie non è solo italiano, ma europeo e connesso all’attuale crisi finanziaria e alla debolezza del sistema bancario.

Il secondo è che i sospetti che le banche stiano rimandando decisioni difficili sono pura e semplice realtà, come espresso chiaramente nell’articolo, ma allo stesso tempo alimentino i forti dubbi sulla veridicità dei bilanci bancari che è parte del problema di debolezza dei corsi azionari.

Il terzo e più importante sta nell’ultima frase per quanto riguarda l’Italia. E’ vero ed è stato detto da più voci che sono molte le imprese in crisi che ‘non ce la fanno’ e dovrebbero chiudere, liquidare, scomparire. Ma è altrettanto vero che se fossero un numero molto elevato, come sembrano essere in Italia, la contemporanea chiusura di così tante imprese-zombie metterebbe in crisi altre imprese, il sistema bancario (costretto ad assorbire perdite che non può assorbire) e distruggerebbe un numero imprecisato di posti di lavoro. Perciò è molto difficile che la teoria darwinistica della sopravvivenza dei più forti -tipica legge del mercato anglosassone come conferma l’articolo del FT- possa essere oggi applicata in Italia senza creare un massacro di posti di lavoro che il paese non può sopportare. Ma su questo le opinioni e le motivazioni possono essere diverse come spiegato benissimo bell’articolo

Quanto alle banche italiane ciò che è stato detto sulla loro resistenza e mancanza di coraggio nel fare scelte più drastiche (e aggiungo più tempestive) di ristrutturazione o fallimento delle imprese a cui hanno prestato denaro, temo sia purtroppo molto vero e ancora più vero se prendiamo il settore immobiliare. Non hanno certo innescato quell’ondata di ristrutturazioni e quella crescita manageriale che sarebbe tanto servita alle imprese-zombie italiane. E oggi ne pagano ampiamente le conseguenze. Una dura lezione che forse non scorderanno in futuro.

 

Articolo ripreso dal blog linkerblog.biz