Le eroiche aziende italiane che sono cresciute nonostante la crisi

Crescono a un ritmo 3 volte superiore alla media del settore. A dispetto della crisi hanno raddoppiato il reddito operativo negli ultimi 5 anni e hanno rafforzato la loro solidità finanziaria.

le-trecento-eroiche-impreseSono le eroiche 300 (per l’esattezza 327) pmi eccellenti d’Italia, che per continuare a crescere puntano sulla capacità di rispondere alle esigenze dei mercati globali, sull’internazionalizzazione e sull’innovazione digitale.

È quanto emerge dall’indagine annuale dell’Osservatorio pmi di Global Strategy, società di consulenza strategica e finanziaria, che ha presenta ieri i risultati dell’edizione 2014 nel corso del convegno  “Pmi  italiane  fra  tradizione  e  innovazione  digitale”,  organizzato  a  Milano,  a Palazzo Mezzanotte, in collaborazione con Borsa Italiana e con il supporto di Schroders Wealth Management e dello Studio Legale Associato Negri-Clementi.

«La ricerca che conduciamo fin dal 2009 – spiega Antonella Negri-Clementi, Presidente e Amministratore Delegato di Global Strategy – evidenzia come in Italia esista un gruppo di aziende che, nonostante operi in settori maturi, abbia scelto da tempo di puntare su innovazione e internazionalizzazione riuscendo a contrastare gli effetti della crisi grazie alla tenacia degli imprenditori, alla sorprendente flessibilità e dinamicità nel riadattare le strategie operative per raggiungere i propri obiettivi».

L’Osservatorio pmi ha individuato, tra le oltre 40mila  imprese italiane manifatturiere e di servizi, circa 8.000 aziende che hanno registrato nel 2012 un fatturato tra 20 e 250 milioni di euro e che compongono l’universo di riferimento. Analizzando i bilanci, sono state poi selezionate quelle che negli ultimi cinque anni hanno soddisfatto requisiti di crescita, redditività e solidità finanziaria superiori alla media del loro settore di riferimento.

«Siamo onorati – dichiara Ugo Formenton, Head of Business Development di Schroders Wealth Management – di sostenere questa iniziativa. Il nostro obiettivo è valorizzare l’Osservatorio pmi affinché continui a essere occasione per mettere in luce le storie di imprenditori che, nonostante le difficoltà del contesto economico-finanziario, hanno saputo dimostrare di eccellere e di saper conquistare i mercati internazionali puntando sulla competitività e sulla qualità di prodotti e servizi che contraddistingue l’eccellenza italiana, valorizzata e premiata nel mondo».

Quest’anno sono 327 le aziende che hanno passato la selezione registrando tassi di crescita medi annui del fatturato tre volte superiori rispetto all’universo delle pmi (+10% vs. +3%) e un reddito operativo che è cresciuto nel periodo 2008-2012 di ben il 19% medio annuo (contro una diminuzione media del 3% da parte delle pmi “normali”). Un’eccellenza che trova conferma anche nella capacità di generazione di cassa (rapporto PFN/Ebitda pari a 0,4 contro 2,6 del resto delle pmi nel 2012) e nel ritorno sugli investimenti (ROI 2012 pari a 12,1%).

L’Osservatorio pmi di Global Strategy, quest’anno alla sesta edizione, ha consentito di verificare gli effetti che la crisi globale ha avuto sulle pmi eccellenti, evidenziando come il loro DNA sia rimasto sostanzialmente immutato. Prima di tutto, si tratta di imprese che operano in settori maturi (oltre il 30% appartiene alla meccanica e alla metallurgia), anche se si assiste a una progressiva affermazione di quelle di servizi principalmente attive nello sviluppo software, e più in generale attività di supporto alle funzioni d’ufficio (+22 aziende rispetto alla scorsa  edizione).  In  secondo  luogo,  tre  su  quattro  sono  situate  nel  Nord  Italia  (73%), nonostante si noti una “sofferenza” in termini di penetrazione delle eccellenze nel Nord-Est e nel Sud (rispettivamente 3,8% e 2,7% contro una media nazionale del 4,1%). In controtendenza il Centro, unica zona dello Stivale che vede una crescita della penetrazione (pari al 5,3%).

E ancora, si tratta di aziende dalla forte vocazione globale: realizzano infatti quasi il 40% del loro  fatturato all’estero, e prevedono di incrementare tale quota nei prossimi tre anni mediamente del 9%. Prevedono inoltre di incrementare il valore della propria produzione aggredendo nuovi mercati (per il 14% del campione) o sviluppando nuove iniziative (per il 24%).

Infine, le pmi eccellenti sono fortemente orientate all’innovazione: investono ben il 5% del loro fatturato in ricerca e sviluppo. In particolare, è interessante notare che la maggior parte di questo budget (53%) è ancora destinato al miglioramento del prodotto, mentre gli investimenti in digitalizzazione sono pari al 15%.

Ciò che invece sembra essere cambiato sono le prassi manageriali alla base del successo. Ferma restando l’importanza della qualità del prodotto (fondamentale per il 90% del campione contro il 72% di 4 edizioni fa), l’impressione è che la crisi abbia premiato le imprese più dinamiche e veloci nel riuscire a comprendere dove i mercati stanno andando e come si stanno modificando. La capacità di rispondere alle esigenze del mercato infatti è diventata fattore strategico per ben il 75% delle imprese eccellenti, con un incremento rispetto al periodo pre-crisi di oltre 30 punti percentuali. Sembra invece che, il valore del brand non basti più: la competizione sui mercati globali premia chi innova dal punto di vista sia del prodotto sia della strategia imprenditoriale, mentre l’importanza del marchiosembra aver subito un forte ridimensionamento pari a 25 punti passando dal 54% al 29%.

Nell’Osservatorio 2014 il focus è l’innovazione digitale e il ruolo che questa può avere sul rafforzamento competitivo e sui percorsi di internazionalizzazione. In questo senso, si evidenzia come le aziende di più piccole dimensioni (<50 mio € di fatturato), seppur eccellenti, facciano più fatica nell’export, con una quota inferiore di un terzo rispetto alle eccellenti più grandi e più focalizzate su mercati di prossimità (Europa). Tuttavia il 73% degli imprenditori (questa percentuale supera l’80% per le aziende più piccole) ritiene chel’utilizzo e lo sviluppo di piattaforme digitali potrebbe rappresentare un valido sviluppo alla crescita internazionale perché permetterebbe loro di tornare a puntare su brand e prodotto incrementandone la diffusione e semplificando al contempo la struttura commerciale.

«Anche quest’anno – dichiara Annapaola Negri-Clementi, Managing Partner dell’omonimo Studio Legale Associato – contribuiamo con impegno a questa iniziativa che ancora una volta conferma di essere un punto di riferimento per le pmi. La digitalizzazione è una grande opportunità per la loro crescita: la strada dell’eccellenza dovrà passare anche attraverso soluzioni di “sperimentazione”, e in tale contesto la digitalizzazione dei contratti di rete di impresa può essere una grande sfida».

Le pmi eccellenti si sono dimostrate ancora una volta più evolute da questo punto di vista rispetto alla media nazionale. Basti pensare che il 93% del campione ha un sito in almeno un’altra lingua rispetto all’italiano, il 46% è presente su un social media, il 29% usa internet per servizi pre e post vendita, e infine il 15% vende online o su marketplace i propri prodotti (percentuale molto alta se tiene in conto che la maggior parte di queste aziende appartiene al B2B). Questo segmento di imprese è consapevole che, per competere in un mercato globale e in rapida evoluzione, il ricorso alle tecnologie digitali non sia più un’opportunità, ma una necessità. Ecco perché prevedono nei prossimi 3 anni di destinare circa il 15% del budget di R&D proprio allo sviluppo di soluzioni quali e-commerce evoluti, software per la gestione condivisa di dati e informazioni, piattaforme per l’ottimizzazione della supply chain.

«La sensazione è però che anche le pmi eccellenti non stiano sfruttando appieno tutte le potenzialità derivanti dell’applicazione di queste nuove tecnologie, e questo sembra essere in linea con il  ritardo che il nostro Paese ha accumulato nei confronti della digitalizzazione», prosegue Antonella Negri-Clementi. «Le nostre aziende, prevalentemente manifatturiere ed estremamente legate alla tradizione e centralità del prodotto, fanno fatica a individuare nuovi paradigmi operativi. A queste caratteristiche si deve affiancare un’offerta innovativa, che oggi deve necessariamente viaggiare su più canali, per raggiungere il maggior numero di clienti ed essere in linea con quanto accade nel resto del mondo».

 

Articolo ripreso dal giornaledellepmi.it

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