Le banche italiane ritornano a fare credito (un pochino)

Le banche, ad eccezione di quelle in piena crisi, non hanno più alcun problema di liquidità. La propensione e gli ordini di scuderia sono cambiati e ora alle filiali arriva l’ordine ‘Andate e Prestate (ma con giudizio)’.

La BCE ha inondato il mercato bancario di liquidità c e si aspetta che buona parte della liquidità arrivi a famiglie e imprese per stimolare la domanda di consumi e investimenti che invece langue.

PRESTITI IN AUMENTO, MA CON CAUTELA

L’onda lunga della liquidità BCE ha rasserenato le banche che hanno fatto due mosse negli ultimi 6 mesi: allentato i criteri di accesso al credito ritornando quasi al pre-crisi e ridotto i margini applicati per proteggersi dal rischio d’insolvenza e dal costo del capitale richiesto.

Tuttavia la tabella pubblicata nell’ultima Bank Lending Survey mostra che la vera svolta provocata dalle ondate di liquidità della BCE è avvenuta sui tassi e non sui criteri di erogazione del credito alle imprese , immutate nel 94% dei casi nel primo giro e nel 95% nel secondo. Invece le condizioni sono calate nel 40% delle banche che partecipano all’indagine BCE per effetto della liquidità.

Le banche, italiane soprattutto, si lamentano della rigidità imposta dalla nuova vigilanza BCE e imputano a questa stretta di supervisione la mancata erogazione di credito.  Nell’indagine però le banche che indicano come effetto della nuova vigilanza una riduzione degli spread sul credito sono il 10% più di quelle che indicano l’opposto e comunque il doppio del saldo percentuale positivo che si riferisce a un rilassamento dei criteri di accesso al credito per le PMI. Come si vede sull’accesso al credito si muove pochino.

LA NUOVA MODA ITALIANA

IN ITALIA SALE LA DOMANDA DI CREDITO

Le cifre citate recentemente dall’ABI sulla crescita dei nuovi mutui casa erogati (+82%) e finanziamenti all’imprese (+16%) sono in parte drogate e manipolate, ma non si può negare una maggiore domanda di credito e una maggiore voglia delle banche di concederlo.  La domanda è stimata in forte crescita in Italia, più che negli altri paesi europei. Le determinanti della richiesta di credito sono varie: investimenti, capitale circolante e convenienza dei tassi d’interesse molto bassi.

Almeno cosi' dicono :-)
Credito bancario – pare ritornato

ATTENZIONE AI PICCOLI SEGNALI

Sul mercato bancario dei prestiti questa è la situazione:
1. quasi tutte le banche stanno offrendo finanziamenti generosamente
2. ma solo alle imprese con buon rating (da 1 a 5 in scala 1-10)
3. alcune banche stanno scegliendo chirurgicamente i clienti a cui offrire credito e i clienti a cui toglierlo per traslocarlo alle imprese meno rischiose
4. l’offerta è più insistente verso le imprese di  media dimensione, poco a micro e piccole imprese che sono sempre più rischiose
5. se il rating non è brillante viene offerta o richiesta la garanzia sino all’80% del Fondo Centrale di Garanzia e se quella non c’è va bene anche un Confidi
6. gli spread stanno precipitando, a causa della concorrenza su un parco limitato di imprese, e sono scesi già sotto l’1% per i migliori crediti. Ritengo sia un nuovo errore del sistema bancario che durante la crisi aveva faticosamente riportato gli spread a valori più consoni al rischio sottostante e ora se ne sta dimenticando subito per farsi concorrenza, con impatti poco promettenti sul conto economico
7. sale gradualmente il ricorso al canale minibond per le medie imprese, ma il giovane segmento di mercato è già minacciato dalla concorrenza sleale dei prezzi delle banche. Cedole richieste dagli investitori per i minibond sono tra il 5% e il 7% e si confrontano con i vecchi finanziamenti bancari offerti ora a prezzi di saldo con tassi del 2-3% e forse anche meno
8. è cominciata anche in Italia l’entrata di nuovi operatori fintech sulle piccole imprese: invoice-trading e P2P lending trovano ampi spazi per provare a servire il mercato abbandonato delle piccole imprese
9. infine tutta la (oramai vecchia) tiritera sulla Bad Bank e sulle sofferenze da smaltire ha impatto relativo sul credito. Non dico che la riduzione delle sofferenze non sia importante, ma ritengo che non limiti affatto la volontà di fare credito delle banche. La scusa è usata strumentalmente per fare pressione e ottenere qualche nuova concessione dallo Stato (come sta effettivamente succedendo). Se le banche vogliono fare buon credito possono farlo anche con le sofferenze in pancia. Anzi, il buon credito serve a pagare i conti del vecchio cattivo.

Non fatevi ingannare dalle statistiche, conta l’interpretazione dei movimenti tra piccole, medie e grandi imprese che non sono mai spiegati troppo chiaramente.

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