Le banche iniziano a licenziare i propri dipendenti in Danimarca

Il sistema bancario danese è in difficoltà ormai da mesi. Dopo il fallimento di 11 banche negli ultimi tre anni, secondo le agenzie di rating ce ne sono altre quindici a rischio. E la crisi si traduce, ancora una volta, in emorragia occupazionale.

Lo rivela l’agenzia Bloomberg, citando dati che non potranno che preoccupare l’opinione pubblica del Paese nordico. Danske Bank, il maggiore colosso bancario danese, potrebbe tagliare 1.500 posti di lavoro nei prossimi sette anni. Il che equivale a una sforbiciata pari al 25% dei lavoratori nel comparto retail, che attualmente sono circa 6 mila sui 21.500 complessivi. Non si tratta ancora di una decisione ufficiale, ma di una manovra che il Ceo Tonny Thierry Andersen «non si sente di escludere». E che si andrebbe ad aggiungere ai 2 mila licenziamenti già operati da tale istituto negli ultimi due anni.

Proprio oggi anche Jyske Bank ha annunciato un taglio di 250 posti di lavoro e la chiusura di sei filiali, allo scopo di risparmiare circa 73 milioni di dollari all’anno entro il 2013. Inoltre innalzerà i tassi d’interesse sui prestiti e acquisterà alcune attività di Spar Bank Nord. Lo scopo è quello di contrastare la difficile congiuntura economica e rafforzare gli introiti, per scongiurare un calo degli utili che senza dubbio andrebbe a incidere sulle quotazioni azionarie.

E non si tratta degli unici istituti nordici ad aver scelto questa strada. Il gigante finanziario Nordea Bank ha già annunciato 2 mila tagli di posti di lavoro (600 dei quali in Danimarca) e Spar Nord Bank licenzierà cinquanta persone entro la fine dell’anno.

Articolo ripreso da valori.it