Le banche giapponesi nel frattempo dormono sonni tranquilli

I giapponesi, detto in parole povere, detengono tutto il loro debito e non hanno molto debito altrui. Un popolo destinato a estinguersi lentamente, ma con le banche a posto, almeno per il momento.

Lo scorso 24 agosto il taglio del rating sul debito sovrano e sulle banche giapponesi da parte dell’agenzia Moody’s aveva immediatamente fatto schizzare alle stelle i costi dei CDS sui principali colossi bancari del Paese asiatico. Ma, secondo quanto riporta l’agenzia Bloomberg, sembra che tale effetto abbia avuto breve durata.

Moody’s infatti aveva declassato Bank of Tokyo-Mitsubishi Ufj, Sumitomo Mitsui Banking e Mizuho Bank, ipotizzando che, nonostante la volontà del governo di continuare a sostenere il sistema bancario, «in condizioni di forte pressione le autorità diventeranno sempre più selettive nella scelta dei soggetti a cui destinare le proprie misure di sostegno, privilegiando gli istituti di importanza sistemica». Ma i costi per avere una copertura assicurativa sui titoli di tali istituti sono già in picchiata. I CDS quinquennali su Sumitomo Mitsui Financial Group, ad esempio, nella sola settimana scorsa hanno perso 48 punti base.

Gli investitori, in sintesi, non avrebbero dato troppo peso alla decisione di Moody’s. E preferiscono puntare sui prossimi mesi, in cui, approfittando dello yen forte, le aziende giapponesi – secondo gli analisti – si dedicheranno alle acquisizioni all’estero. Il che porterà ad un boom delle richieste di finanziamento. Inoltre, la crisi asiatica degli anni Novanta e quella dei mutui subprime del 2008 sono state di lezione alle banche nipponiche, che evitano di risultare troppo esposte ai titoli del debito estero. Lo dimostra il fatto che, secondo la Banca dei regolamenti internazionali, alla fine del primo trimestre di quest’anno gli istituti giapponesi detenessero complessivamente 1,3 miliardi di dollari in titoli del debito greco: vale a dire una quantità nettamente inferiore agli 8,7 miliardi delle banche statunitensi e ai 15 miliardi delle sole banche britanniche.

Articolo ripreso da valori.it