Le banche devono dimostrare di avere comunicato al cliente il suo debito

La recente ordinanza della Corte di Cassazione, n. 14887/2014, conferma il principio per cui spetta alla banca l’onere di provare il credito vantato nei confronti del cliente

banca-che-fa-paura-ai-risparmiatoriCon tale pronuncia la Cassazione ha statuito il principio secondo cui deve essere sempre la banca, convenuta in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo fondato su “scoperto di conto corrente”, a dimostrare il proprio credito, non più soltanto con il deposito degli estratti conto relativi al rapporto in contestazione, ma anche fornendo la prova che quegli stessi estratti conto siano stati comunicati di volta in volta al correntista.

Infatti, nel caso di specie la banca aveva notificato al proprio cliente un decreto ingiuntivo per lo scoperto sul conto corrente e quest’ultimo aveva proposto opposizione davanti al tribunale.

I motivi dell’opposizione risiedevano nell’avvenuta applicazione da parte della banca di tassi usurari, conteggi inesatti e anatocismo, tali da causare delle perdite per il cliente.

Secondo il giudice, la banca, che forma ed emette gli estratti conto periodici, ha il dovere di dimostrare, producendo in giudizio gli stessi, che il saldo iniziale negativo sia legittimo e corretto e non, viceversa, frutto dell’illegittima applicazione di usura, capitalizzazione degli interessi passivi e di altre voci non dovute.

Quindi, qualora in relazione a un rapporto di conto corrente bancario, venga accertato il diritto del cliente alla restituzione delle somme pagate indebitamente, la banca è tenuta a produrre gli estratti conto dall’inizio del rapporto ed a dimostrare di averli comunicati di volta in volta al correntista: altrimenti, si deve ritenere che il saldo iniziale del conto sia pari a zero.

E’ utile al cliente sapere che in prima battuta la banca può ottenere il decreto ingiuntivo producendo solamente il documento cosiddetto “saldaconto”; tuttavia, in seguito, nell’eventuale giudizio di opposizione promosso dal correntista l’istituto non può più limitarsi a richiamare tale documento, ma deve dimostrare, con ulteriori elementi, che la sua pretesa è fondata.

Sinteticamente le prove che la banca deve produrre per far valere il suo credito nei confronti del cliente sono:

1. il contratto di conto corrente;

2. tutti gli estratti conto emessi durante il rapporto – che certificano in dettaglio le movimentazioni debitorie e creditorie intervenute dall’ultimo saldo contabile, e le condizioni attive e passive praticate dalla banca al cliente. (E hanno dunque una valenza probatoria ben più forte del saldaconto);

3. la dimostrazione che, nel corso del rapporto di conto corrente, la banca ha, di volta in volta, comunicato tali estratti conto al cliente, in modo che quest’ultimo abbia avuto un resoconto costante delle voci della documentazione contabile.

Ed è proprio questo l’aspetto più interessante e innovativo della sentenza in commento.

L’istituto di credito, per poter vincere la causa, è tenuto non solo a produrre i singoli estratti conto, ma deve anche dimostrare di averli comunicati, di volta in volta, al correntista in modo di consentirgli di contestarli.

La legge, infatti, prevede che il cliente abbia sempre 60 giorni di tempo dalla ricezione dell’estratto conto inviatogli dalla banca per impugnare gli importi in esso indicati.

La banca, in quanto soggetto professionale, ha l’obbligo di adempiere le proprie obbligazioni con la diligenza qualificata di cui all’art. 1176, comma 2, c.c., e per tale ragione  appare  ragionevole richiedere alla banca stessa la conservazione di tutti gli estratti conto (che essa stessa forma).

L’obbligo decennale di conservazione delle scritture contabili (art. 2220 c.c.) nei rapporti bancari in conto corrente non è sufficiente a sottrarre la banca dall’onere della prova piena del credito vantato anche per il periodo ulteriore.

In tema di onere della prova, infatti, proprio ai sensi dell’art. 2697 c.c., l’onere di provare i fatti costitutivi del diritto grava sempre su colui che si afferma titolare del diritto stesso ed intende farlo valere, anche quando, come nel caso in commento, sia convenuto in un giudizio di accertamento negativo (opposizione a decreto ingiuntivo).

In tale controversia pertanto è indifferente che la causa sia instaurata dal debitore, con un’azione di accertamento negativo, perché restano a carico del creditore le conseguenze della mancata dimostrazione degli elementi costitutivi delle sue pretese.

In definitiva, è sempre l’istituto di credito ad avere l’onere della prova, e al correntista basterà contestare gli interessi sul conto per obbligare la banca alla prova contraria.

Si aprono senz’altro nuovi ed interessanti scenari di contestazione in tema di contratti di Conto Corrente, e Martingale Risk seguendo con attenzione l’evoluzione giuridica e giurisprudenziale in tale settore mira a proporre ai propri clienti la soluzione più idonea e mirata al fine recuperare le perdite indebitamente subite a seguito della sottoscrizione di contratti di Conto Corrente.

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