Le banche continuano a chiudere i rubinetti del credito

Della liquidità illimitata che la Banca centrale europea ha promesso alle banche, ben poco arriverà alla clientela. Servirà a tamponare l’emergenza, a neutralizzare la diffidenza fra gli istituti che oggi, come già all’indomani del crac della Lehman Brothers, non si fidano granché l’uno dell’altro. Non a convincere le banche ad allentare i cordoni della borsa.

Venerdì scorso i depositi delle banche presso lo sportello della Bce hanno fissato il nuovo record del 2011: 255,569 miliardi di euro contro il massimo di 229 miliardi toccato giusto il giorno prima. Questa modalità di impiego è remunerata a un tasso dello 0,75%, un terzo di quello che si potrebbe ottenere mediamente sul mercato interbancario (il segmento del mercato dei capitali in cui le banche si scambiano depositi a brevissimo termine). I banchieri in surplus di liquidità preferiscono così, anziché rischiare prestando denaro a chi “è corto” di cassa. E questi ultimi si guardano bene dall’allentare la stretta creditizia avviata fra luglio ad agosto, anche se la disponibilità della Bce aiuta a tamponare lo stress delle tesorerie.

Gli effetti sul mercato retail sono stati già emersi: minore disponibilità di credito e brusco aumento dei tassi. Sul mercato dei mutui per la casa la situazione peggiora settimana dopo settimana. Le banche stanno rivedendo ufficialmente le condizioni applicate alla clientela. Dopo Unicredit, che nei fogli informativi indica uno spread del 3,5% per i mutui a tasso variabile, e Popolare di Vicenza (oltre 4%), tutti i principali operatori si stanno muovendo in questa direzione. Intesa Sanpaolo, per esempio, ha aumentato il differenziale applicato al parametro Euribor al 2,50-2,70%, come pure Banca Carige.

Inaspriscono le condizioni anche le banche dirette come WeBank (gruppo Bpm) o CheBanca. Gli spread proposti dalla prima sono cresciuti di mezzo punto percentuale (dal 2,5 al 3%), mentre gli spread dei mutui prodotti CheBanca oscillano fra il 2 e i 2,50 per cento. Iwbank, Banco Popolare, Bnl e Barclays sono invece fra le banche che in questo momento offrono gli spread più bassi.

Lo scarto fra le offerte migliori e quelle più care può arrivare all’1,5% e in qualche caso al 2%, sempre in termini di spread. Su un mutuo medio (circa 130mila) il maggior costo, scegliendo la banca più cara, sarebbe di oltre 15mila euro per una durata ventennale. E di quasi 30mila per un mutuo trentennale.

Quanto invece ai prestiti per la casa già erogati dalle banche, secondo le ultime rilevazioni della Banca d’Italia di agosto, il tasso effettivo annuo globale medio registrato ad agosto, che è comprensivo di tutti i costi del finanziamento, è salito al 3,70% (lo 0,20% in più rispetto al mese precedente).

Testo ripreso da linkiesta.it